29/09/2010
Una vittoria al giorno sulla “nostra” ’ndrangheta
Tempo fa, credo almeno vent'anni fa, un sacerdote trentino, di cui avevo e nutro tutt'ora un'immensa stima ed il cui ricordo è sempre vivido, nell'ambito di un tranquillo colloquio pomeridiano in quel di Corvara sulle Dolomiti mi fece una domanda, lui a me per la prima volta, visto che era solito invece ricevere le mie di domande: Lucio - mi disse - sapresti dirmi la differenza che passa tra un rivoluzionario ed un santo?
Da subito capii che era una domanda paradossale, una domanda la cui risposta rimandava di sicuro ad una morale, che ad esse sottendeva di certo un'indicazione per l'intelligenza e per la riflessione. Ma non seppi rispondere prontamente, non avevo la risposta. Ci pensai per qualche minuto annaspando qualche accenno, ma alla fine mi arresi e chiesi a lui di svelarmi tale differenza. E lui a me: vedi Lucio, un rivoluzionario, nella sua indole, nel suo spirito, nel suo convincimento più profondo e vero, tenta di cambiare il mondo che lo circonda, con le armi e convincendo il popolo alla sommossa, un santo fa al contrario, tenta di cambiare se stesso e così facendo, interagendo col mondo, rapportandosi al mondo, vivendo nel mondo, lo cambia con il suo esempio, perché è lui ad essere cambiato con la preghiera e con la santità.
Sconvolgente per me quella risposta che per anni mi sono portato dentro come una sorta di demone al contrario, come una sorta di guida interiore. Insomma quella risposta si impresse così tanto nella mia memoria, nel mio spirito, con la sua straordinaria quanto semplice verità, che non solo ancor oggi me la ricordo, ma che in qualche modo ha inciso e cambiato tante cose nella mia vita, nella mia indole, nella mia irruente ed impulsiva voglia di cambiare il mondo, le sue storture, le sue contraddizioni, col metodo della rivoluzione, pensando e credendo che dovevano essere sempre gli altri a dover cambiare per primi e poi, solo dopo anch'io. Erano i miei anni più difficili e lui, da grande sacerdote e conoscente dello spirito e del cuore del prossimo, aveva colto nel segno. Santo non sono diventato nel frattempo, ma nemmeno rivoluzionario, così come, con molta probabilità mi apprestavo a diventare da lì a poco tempo.
Ieri mattina, sulle pagine del Quotidiano della Calabria, Luigi Maria Lombardi Satriani, nei suoi 'ossimori' settimanali pubblicava una serie di riflessioni che in qualche modo hanno richiamato alla mia memoria quell'insegnamento, quella morale, quella paradossale verità contenuta in quella semplice riflessione, in quella quasi scontata, ma di fatto per nulla scontata risposta. Per chi non avesse potuto leggere questa pagina di estrema concretezza, di verità, di stimolo e di riflessione, presente nel Quotidiano di ieri, lo può fare di seguito. Mi perdoni Satriani e la redazione del Quotidiano se di tanto in tanto 'attingo' dal loro giornale qualche articolo.
Nelle riflessioni di Satriani, ritrovo, soprattutto nel finale, tutta quella verità, tutta quella morale: per tentare di operare nel segno della giustizia, nel segno del rispetto, nel segno della lotta alla 'ndrangheta occorre per prima cosa cambiare se stessi, occorre per prima cosa uccidere la 'nostra' ndrangheta, quella che c'è in ognuno di noi. Ci riusciremo? Non saprei cosi come non saprei rispondere alla domanda finale di Satriani, se quella domanda che lui pone possa avere una risposta affermativa o negativa netta. Io credo nella capacità dell'uomo di trasformare le cose ed il mondo, di essere artista ed artigiano dell'amore e delle cose belle. Credo nella volontà della persona, nella sua straordinaria forza interiore. Credo inoltre che quei quarantamila nelle vie di Reggio Calabria non erano una finzione, non erano a Reggio Calabria per caso o per costrizione. Erano lì, chi più chi meno, credendo che la 'ndrangheta non è imbattibile, così come lo credeva Falcone, così come lo professavano tantissime altre persone che per questo credo, per questa convinzione, erano disposte a lasciarci la vita e poi, ahinoi, per molti di essi è successo per davvero. Se poi, quella lezione che il prete trentino diede a me vent'anni fa è ancora valida, se quella risposta è vera com'è vera, oggi come allora, come ogni Utopia che si rispetti, come ogni sogno, come ogni desiderio profondo, prima o poi diverrà realtà così come la santità per chi la cerca e la persegue con tutto se stesso. Buona lettura.
02:09 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in Diari | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: lotta alla 'ndrangheta, reggio calabria no ndrangheta, rubrica ossimori di lombardi satriani, lombardi satriani, riflessioni sulla mafia, vincere la mafia, vincere la 'ndrangheta | OKNOtizie |
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