10/10/2009
Venditti, la Calabria e i farisei dei tempi moderni.
E' successo il 'finimondo' e sono felice che così sia stato - vi dirò di seguito anche le ragioni - dopo il video apparso su youtoube nel quale il famoso cantautore romano Antonello Venditti, lasciandosi andare ad infelici battute e considerazioni sulla Calabria e i calabresi, ha scatenato, anche se a distanza di quasi un anno dal concerto di Marsala, la ferma indignazione e lo sdegno di centinaia di migliaia di persone, calabresi e non, che dalle pagine del famoso social network facebook, hanno fatto sentire tutto il proprio dissenso verso questo nuovo fariseo dei giorni nostri. Tanto è stato il rumore che abbiamo saputo fare che ieri, dalla famosa trasmissione La Vita in Diretta, è arrivata la puntuale, quasi attesa smentita e controdichiarazione dell'Antonello nazionale, che ha affidato ad un comunicato stampa dei suoi legali quanto di seguito riportato:
"L'ascolto integrale delle mie dichiarazioni attraverso il filmato pubblicato su YouTube, peraltro senza alcun consenso nè da parte mia nè da parte dell'organizzatore del concerto, rende il significato esatto delle mie parole", dice Venditti, attraverso i suoi legali. "....dopo Caronte c'è la Calabria - aveva detto Venditti - perché Dio ha fatto la Calabria? Io spero che si faccia il ponte perché così la Calabria esisterà. Perché qualcuno deve fare qualcosa per la Calabria. ....sul traghetto ho incontrato una ragazzo calabrese che veniva in Sicilia, perché in Sicilia trovava una ragione, la cultura. In Calabria non c'è niente. Ma niente che sia niente"...
"In quel concerto ho dedicato 'Stella', una canzone-preghiera, alla Calabria, - spiega il cantautore - una terra che amo moltissimo ma che è, sotto molti profili, disagiata per notissimi problemi che ne pregiudicano il futuro sereno che invece meritano tutti i calabresi, soprattutto i giovani. In questo senso ho auspicato che "qualcuno deve fare qualcosa", aggiunge il cantautore romano.
"La mia denuncia nata, lo ripeto, dall'amore per la terra calabrese e per le persone oneste che la abitano ha mutato il proprio significato attraverso il gioco di omissioni e tagli giornalistici alle dichiarazioni rese, nonché di commenti certamente non continenti che mi hanno descritto come un male al pari della 'ndrangheta. A conferma di una polemica confezionata devo aggiungere che la notizia non può essere annoverata fra quelle di cronaca, dato che il concerto si è svolto nell'estate del 2008 e non, come il sito Strill.it vorrebbe far credere, 'la scorsa estate'. Nell'estate del 2009 ho cantato nuovamente in Calabria, nell’area portuale di Corigliano Calabro, esprimendo ancora parole d'amore e di denuncia davanti a 100 mila persone. Tutti hanno capito ed applaudito. Ma se, com' è evidente, si preferisce il silenzio di chi denuncia ciò vuol dire che le parole possono ancora muovere le coscienze. Ciò di cui invece bisogna aver terrore è proprio il silenzio".
E' proprio questa ultima frase quella che maggiormente ha dato l'imput e mi ha spinto a pubblicare questo post e della quale sono un convinto sostenitore. Le parole possono muovere le coscienze, anzi le possono anche cambiare. Su questo non ci sono dubbi. Così è successo nel caso di Venditti. Le parole, anzi le proteste serrate e univoche provenienti dalla rete, gli hanno consentito una 'smossa' di coscienza e gli hanno fatto capire che i calabresi, quando occorre, sanno alzare la voce, non stare in silenzio; sanno protestare anche vivacemente contro quelle che sentono come offese gratuite e inattese, (anche se il video di Venditti è datato, mai nessuno prima di una settimana fa lo aveva visto); sanno scendere in piazza e gridare "Adesso ammazzateci tutti"; sanno serrare le fila contro tutti i farisei, di ieri e di oggi, a cui l'annuario del 2009 può aggiungerne un altro, proprio da ieri pomeriggio, il cui nome è Antonello Venditti, cantautore romano. Dico da ieri pomeriggio e non prima, perché la controdichiarazione o il cosidetto chiarimento venuto ieri, è, nei metodi e nei contenuti, in un certo senso ancora peggio delle iniziali dichiarazioni fatte a Marsala. In quelle, oltre alle offese gratuite e fuori luogo, alle cazzate dette sulla Calabria, ci si poteva ritrovare almeno una forma di sfogo personale, magari per qualcosa successo poco prima del concerto e magari per una lite contro un tecnico delle luci o del suono calabrese. Ma non si può cambiare il senso a parole come "in Calabria non c'è niente...ma proprio niente"...proprio non si può. Nemmeno i migliori sofisti a cominciare da Diaco, che ieri nella trasmissione si è improvvisato un cattivo avvocato in una interpretazione assurda del Venditti pensiero, ci riuscirebbero se tornassero in vita.
Ma andiamo alle ragioni per le quali chi scrive, non ritiene sufficiente quello che Venditti chiama chiarimento: per prima cosa lo stesso non è stato fatto di persona ma affidato ad un comunicato stampa peraltro dei suoi legali; in secondo luogo perché se è vero che il senso delle parole dette a Marsala era un altro, ossia quello specificato nel ' chiarimento' di ieri, allora la prima cosa da fare è quella di aiutare concretamente la Calabria - cosa che è sempre in tempo di fare - magari con un concerto gratuito in beneficienza per una o più associazioni che operano nel sociale per il bene della nostra regione e per far si che in Calabria ci sia "qualcosa" che Venditti dice di non vedere. Ce ne sono più di 1000, operanti nei più diversificati settori; scelga lui quale meglio risponde al suo ideale e alla sua sensibilità; in terzo luogo perché le parole sono dei sassi e quando sono pronunciate, difficilmente poi si possono cambiare; il tentativo di dare senso diverso a frasi come "perché Dio ha fatto la Calabria?" è alquanto maldestro e non è certo un comunicato stampa a cambiare il senso e i toni del suo discorso durante il concerto siciliano. Il video e i toni sono chiari. Ogni manipolazione degli stessi è assolutamente mal riuscita, anche se il comunicato stampa di ieri insieme al neo sofista Diaco, hanno provato a farlo. E' facile sparare contro l'ambulanza e poi dire che si è sbagliata la mira. Facevano così gli americani ogni tanto, nelle missioni cosiddette di peace skipping. Così è morto Calipari, un altro di quei calabresi che hanno contribuito a fare grande l'Italia e il mondo.
Puntare il dito contro Venditti è sbagliato; fare una battaglia di questo tipo per poche parole pronunciate e capite male è scorretto si chiederanno a questo punto i difensori del cantautore romano, anzi a dire il vero già qualche commento in rete di questo tipo l'ho letto. Chiarisco in anticipo e lo comunico al sig. Venditti o a chi per lui avrà modo di leggere questo post, che da queste pagine non si ha l'abitudine di tirare la pietra e nascondere la mano, men che meno quella di mandare al patibolo qualcuno per una o più frasi dette in libertà. Sono altri i reati, più gravi, per i quali andrebbero fatte battaglie simili. Nessun patibolo quindi, nessuna lapidazione, ma la ferma e decisa presa di posizione di un popolo, che dalle parole di Venditti si sente preso in giro, offeso, umiliato e che a questo non ci sta. Ritorni pure in Calabria il sig. Venditti e lo faccia con il cuore e lo spirito che hanno dato la luce a canzoni come Compagno di Scuola, Sarah, Sotto il Segno dei pesci, Stella, Notte prima degli esami e la smetta di fare il radical chic, che proprio le riesce male. Chi scrive non poteva credere ai suoi occhi, o meglio alle sue orecchie, quando ha sentito quelle frasi. Non mi sembrava possibile che un concentrato di qualunquismo, di retorica, di denuncia salottiera potesse venire da chi ha partorito nel tempo canzoni e testi cosi belli e profondi, cantati ed amati da milioni di calabresi in tutto il mondo. Ritorni in Calabria e chieda umilmente scusa; dica che è stato un brutto episodio; che un calabrese l'aveva offesa pesantemente poco prima di quel concerto. Insomma dica che si è sbagliato, semplicemente senza altro aggiungere. Vedrà che il generoso popolo di Calabria, dal cuore grande, dalla cultura millenaria, dalla forza morale assoluta troverà anche questa volta la forza di perdonare. Scoprirà che in Calabria c'è tanto e non niente come lui dice. Che la Calabria per sentirsi viva non ha certo bisogno del ponte, anzi del suo esatto contrario. Ha bisogno di persone che la amano e che ne dicano bene. Che sottolineano le sue contraddizioni ma che allo stesso tempo continuino a volergli bene. Ha bisogno anche di gente come lui, ma che con più umiltà e più concretamente si adoperino per rimetterla al centro dell'interesse nazionale. Scriva un canzone e la dedichi alla Calabria. Venga di nuovo a Tropea e si faccia un bagno nel bel mare dell'Isola. Assapori i nostri aromi, la nostra aria. Si guardi un bel tramonto sullo Stromboli. Visiti la Certosa di Serrra San Bruno e vada al Museo Nazionale di Reggio Calabria a vedersi i Bronzi di Riace; si faccia un giro a Gerace, Stilo, Altomonte, Cosenza, Catanzaro. Vedrà che l'ispirazione per una canzone la troverà di sicuro; forse anche qualche idea concreta e la forza per sposare una battaglia per la Calabria. Ma non continui a trincerarsi dietro queste dichiarazioni farisee. Di questi signori la storia ne ha conosciuti tanti e davvero non se ne sente la mancanza, in Calabria più che altrove.
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11:14 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in *Editoriali* | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: venditti antonello, calabria, concerto di venditti, cronaca in diretta, smentite di venditti, cantautore romano, video youtoube, socal network, radical chic, cultura | OKNOtizie |
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