09/03/2011

La Mamma, di Enzo Godano

Il breve spezzone teatrale  La Mamma che Enzo Godano mi ha mandato per la pubblicazione, è tratto da un musical d'impronta popolare dal titolo LUCI SU UN CARNEVALE ALLA RIBALTA scritto dallo stesso autore per la coreografia e la musica del maestro Gianmaria Colombo. Una satira brillante ed attenta sulla televisione, che ha riscontrato un notevole successo quando,  per il tramite  di alcune compagnie teatrali del milanese, è stata rappresentata  nei teatri di molte città italiane.

All'interno della stessa, si ritrovano le tematiche più care all'autore: momenti di vita del passato frettolosamente messi nel dimenticatoio e rilegati nel baule dei ricordi, in fondo alla camera - come lui stesso ama definire la memoria - , quella camera, dove un tempo si vivevano i sogni, i dolori, le gioie, la morte, la nascita e le speranze raggiunte e calpestate; l'amore  per il teatro popolare; la preoccupazione costante  di preservare l'immenso patrimonio culturale rappresentato dai riti, dalle tradizioni popolari, dalla letteratura orale, e, non ultimo, dal dialetto tropeano.

Queste tematiche unite alla dedizione davvero maniacale per la cultura popolare, alla quale Enzo Godano da più di trentanni non si sottrae, contribuirà di certo alla conservazione di quel vernacolo da lui sovente usato nei suoi lavori  e con il quale il suo rapporto è di perfetta simbiosi. La finalità non certo nascosta di tale passione, è quella di registrare e proteggere le peculiarità e le specificità linguistiche e glottologiche  di quel dialetto,  da lui stesso definito "ricchezza incancellabile della mia e della nostra storia" .

"La mamma" ci porta lontano negli anni, quando i primi nuclei di Tropeani si insediarono carichi d'angoscia e di speranza nel nord Italia in cerca di fortuna. Quelle famiglie catapultate in un contesto differente dal loro, per svariati motivi uno dall'altro ma con lo stesso denominatore comune, ovvero la ricerca di un lavoro e di una prospettiva di futuro, si coalizzarono mantenendo intatta ogni forma culturale e sociale radicata nel loro DNA.

La donna de "La Mamma" di nome Clotilde (Cutirdi)  è figura emblematica d'altri tempi, nemica delle polente e dei risotti, dei minestroni ed anche di  sua cognata Romana Calcaterra, vero capo clan del quartiere popolare di Canegrate, cittadina alle porte di Legnano. Clotilde, per la cronaca, è stata anche la  protagonista di un'altra commedia brillante scritta da Enzo Godano: NATRU JORNU SENZA SULI.

Cutirdi è nemica di tutti e di tutto; una grande amante ed esperta di tutti i tipi di 'vrascioli' e di 'murmurizzu', severa ma ducca, sorridente ma scaltra, stravagante ma dolce, amabile ma non cretina (paeca).

Il clima generale della commedia da cui è tratto questo spezzone, vede come protagonisti oltre a Clotilde, padrona assoluta delle mura domestiche o consapevole e amorosa schiava a secondo da quale prospettiva la si osservi, un marito sottozero carbonella, che passa le sue giornate alternandosi senza soluzione di continuità fra la fonderia dove lavora e la bottiglia di barbera, succube assoluto della moglie; il figlio, patella morbosa e disincantata, peggio di quelle di "scogghi a Razia" o "du passu Cavalieri", il quale pur di non lavorare, complice sempre lei, la mamma, continua ad andare a scuola incoraggiato dal suo paesano u mbuju, quasi in età di pensione, finché un giorno non li cacceranno entrambi dalla scuola per raggiunti limiti d'età;  una serie di personaggi che orbitano intorno alla loro casa, mangiasbafo a tradimento, come lo stesso autore li descrive, circolanti come fantasmi in un ambiente ostile ma solidale.

La lettera-monologo "La Mamma" ha indubbie movenze e trae ispirazione dal grande teatro d'autore e dalla famosa lettera del cinema italiano, quella che il grande Totò fa scrivere a Peppino De Filippo nel famoso film "Totò, Peppino e la malafemmina",  ripresa successivamente anche da Roberto Benigni e Massimo Troisi nel film "Non ci resta che piangere" come citazione ed omaggio al grande Totò. Ma è nel testo in essa contenuto che Enzo Godano è stato bravissimo, anche se, come del resto è risaputo, un testo scritto per il teatro difficilmente può rendere  lo stesso effetto senza l'attore che lo recita e lo interpreta.  Lo propongo comunque, certo che ne sapremo apprezzare i contenuti e convinto che all'interno dello stesso molti termini dialettali presenti, ci faranno capire come pian piano, il lessico del nostro dialetto, se non coltivato e riscoperto, perderà nel tempo quella forza magica ed intrinseca che ogni dialetto porta in se.

Continua...