19/01/2012

"Storia di Tropea a fumetti": il servizio del TGR Calabria

Presentato alla biblioteca comunale l'ultimo lavoro editoriale di Bruno Cimino il 27 Dicembre 2011. Il servizio di Livia Blasi del TGR Calabria nel breve videoclip seguente.

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05/12/2011

Novità editoriali 2011: il nuovo libro di Bruno Cimino

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Dopo il felice successo del romanzo Gurnèa, l’autore tropeano propone una nuova e davvero originale pubblicazione a fumetti per raccontare, seppure in sintesi, la storia di Tropea. Le illustrazioni sono firmate da Oscar Celestini.

La presentazione è prevista per il 27 dicembre prossimo alle 16,30 presso la biblioteca comunale di Tropea “Lorenzo Albino”.

 di Bruna Fiorentino

illustrazioni di Oscar Celestini

In uscita, poco prima di Natale, la nuova pubblicazione di Bruno Cimino, dal titolo Storia di Tropea a fumetti (ed. MGE - Meligrana).

Visto il periodo di calendario possiamo dire che si tratta davvero di un bel regalo che andrà ad arricchire la bibliografia tropeana e che, pur ispirandosi alla Storia d’Italia a fumetti del celebre Enzo Biagi, è per Tropea una novità assoluta.

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12/03/2011

LA VECCHIA MARINERIA DI TROPEA

La  piccola  città  di  Tropea  giace  sul  piano  di  un'alta  rupe.  Le  guardano le spalle amenissimi colli, i quali, distendendosi d'ambe due i lati, come due braccia, l'accolgono in mezzo e, da una parte, terminano alla punta di Zambrone e, dall'altra, verso il Capo Vaticano.

Con pochissimo di sé essa si attiene alla terra, sporgendo di quasi  tutto il corpo nel mare, il quale, ora placido e tranquillo, le serve di  specchio, ora turbato, si scioglie in ispume per deporle ai suoi piedi.

Presso la città vi sono due grandi scogli, uno detto di San Leonardo,  che  un  tempo  serviva  ai  navigli  di  rifugio  dai  vanti  di  Sud  e Sud-Ovest,  e  l'altro  sul  quale  sorge  pittoresco  il  Santuario  Santa Maria dell'Isola, sotto la giurisdizione dei monaci di Montecassino.
La marineria mercantile fino al principio del nostro secolo fu assai  fiorente;  ma  dopo  il  conflitto  mondiale  cominciò  a  decadere, tanto che oggi non si ammirano più le grandi marticane (tartane), i veloci  cottari  (cottri)  e  le  agili  bilancelle,  le  cui  polene  raffiguravano santi, colombe dalle  ali spiegate, stemmi ed altro. Questi navigli, quando andavano in disarmo, venivano tirati a secco ed allora conferivano alla marina un aspetto grazioso e degno del pennello d'un artista.

Tropea è ricca di memorie marinaresche e nel passato possedette, presso la foce del torrente Lumia, un arsenale a tre archi, il quale serviva all'armamento navale e per la costruzione e la riparazione delle triremi ed il tropeano Abate Sergio nelle sue «Cronache» testimonia delle grandi tartane e dei brigantini che ivi andavano in alaggio per essere riparati.

Il Fiore ed altri scrittori calabresi attestano che questa città aveva la facoltà di armare galere proprie, le quali godevano il privilegio, concesso  da  Ferdinando  II  d'Aragona  nel  luglio  1496,  di  marciare avanti a tutte le altre del Regno. In quest'epoca il tropeano Ludovico Vulcano, con regio rescritto, fu nominato prefetto delle galere tropeane e delle altre che il Re Ferdinando il Cattolico aveva in quell'arsenale.  Data l'importanza che in quei tempi la città aveva per i suoi traffici  marittimi,  il  28-2-1506  ottenne  dal  medesimo  Ferdinando  II importanti privilegi, dei quali citiamo soltanto la parte che c'interessa: «…tutti i navigli della città e del suo circondario  che per fortuna di mare avesser rotto nelle marine di qua e di là del Faro, fossero insieme al carico ricuperate al padrone, senza che alcun barone e altri vi potesse metter mano».

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07/03/2011

PESCA, ALIEUTICA ED USI DEI PESCATORI DI TROPEA

Come già annunciato precedentemente, do seguito alla pubblicazione integrale del saggio di Giuseppe Chiapparo dedicato alla pesca e agli usi dei pescatori di Tropea pubblicato nel 1956 e ritrovato su un opuscolo curato dall'antropologo Vito Teti per la rivista La Spola. Da questo saggio avevo estrapolato alcuni proverbi sul pesce e sulla pesca, in uso sempre in quegli anni, ed ancora oggi usati da qualche pescatore, seppur in modo minore rispetto al passato.

Ricordo altresì, che per leggere l'integrale del precedente saggio basta premere qui.

Per completare il trittico dei saggi di Chiapparo contenuti in detta rivista, pubblicherò da qui a qualche giorno 'Lavecchia Marineria di Tropea", ossia il saggio che apre la raccolta e che funge da prologo e da introduzione ai successivi. Buona lettura.

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22/10/2010

La chiesa di San Nicola alla marina di Tropea

Chiesa San Nicola Tropea 1.JPGTra le chiese e le numerose cappelle sacre site nel territorio di Tropea, la chiesetta-cappella di San Nicola nel quartiere marina, è una di quelle di cui su queste pagine non si è mai data notizia. Eppure, questa piccola cappella di quartiere, rappresenta un forte richiamo spirituale per gli abitanti della zona marina e per molti tropeani,  ed è  importante anche sul piano artistico perché in essa, sull'Altare Maggiore, vi è un dipinto che rappresenta San Nicola, Santa Domenica e la Madonna di Romania nell'atto di proteggere la città di Tropea ed il suo porto. Il quadro ha una notevole importanza anche sul piano estetico filologico perché in esso è contenuta l'effige dell'icona della Madonna di Romania nella sua "veste" originale.   E' un dipinto  che misura 100 x 100 che col passare del tempo ha svolto un ruolo improprio all'originale: qullo di deumidificatore naturale del piccolo locale di cui ha assorbito tutte le umidità possibili che hanno fatto sparire la tempera originaria sia nei bordi che nella parte centrale e lungo la cucitura che divide in due la tela.  Del dipinto non si conosce nè autore nè epoca di esecuzione. Tuttavia gli ori  indossati dall'effige della Madonna di Romania, come da quella del Bambino, sembrerebbero simili a quelli che attualmente è dato vedere quando l'icona della Madonna di Romania esce in processione e ciò farebbe supporre che il periodo di esecuzione dell'opera sia posteriore a quello dell'incoronazione della Madonna avvenuta il 9 settembre 1877 con diploma del Capitolo Vaticano del 24 marzo dello stesso anno. Di certo la bottega nella quale il dipinto fu eseguito non è stata una una bottega molto blasonata ma l'autore è stato bravo e di certo non uno alle prime armi.  L'opera complessivamente ci piace molto e ci affascina. Essa appartiene a quell'umile arte locale capace di esprimere i veri sentimenti popolari della fede religiosa rappresentando, tra l'altro, la vera effigie della Madonna di Romania prima del restauro e la veduta dell'antico porto, che ci ricorda il valore e la capacità della marineria tropeana devota a quel Santo venuto dall'Oriente. Tutte queste caratteristiche fanno sì che dal punto di vista documentale la tela presenta dei pregi notevolissimi e delle motivazioni valide ad invocare e giustificare un restauro conservativo.

Inoltre la cappella è una delle poche cappelle risalenti al 1700, data più o meno certa della sua costruzione, ad essere ancora attiva e doveDipinto madonna di romania a san nicola a Tropea.jpgogni  domenica Don Francesco Muscia, parroco della chiesa di S.Francesco di Paola, celebra la messa alle 10,30 per questa comunità. La chiesetta fu edificata in onore di San Nicola il cui culto è molto antico e molto diffuso nel mondo occidentale.

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20/10/2010

Il sedile dei nobili a Tropea

1007574067.jpgDel Sedile dei Nobili ovvero del palazzetto settecentesco dove si decidevano le sorti politiche-amministrative di Tropea durante i secoli scorsi ne ho parlato molte volte in maniera più o meno diretta; ho scritto qualcosa, ad esempio, quando a proposito di tutela di beni architettonici ed ambientali presenti sul territorio di Tropea, avevo deciso di prendere una netta posizione di assoluto diniego all'istallazione del bancomat della Banca del Mezzogiorno nella vetrata laterale del palazzetto che affaccia sul corso. Allora, ero vicepresidente della Pro-Loco cittadina, l'associazione turistica che da venticinque anni, al piano inferiore dell'antico sedile aveva i suoi uffici, oggi trasferiti in Largo Ruffa per volontà di un sindaco vendicativo e per la brama di vendetta dei suoi accoliti e stretti suppotters. Ho sofferto molto per questa violenza all'antico sedile, ma mi sono battuto fino in fondo per la tutela dello stabile. Mi batterò ancora malgrado la prima battaglia persa, checché ne pensi il 'conticchio' e neo sindaco di Tropea (pro tempore); checché ne pensino i signori in giacca e CRAVATTA della Banca del Mezzogiorno.

Un vero e proprio attentato all'estetica di questo antico palazzetto.

Imperdonabile l'accondiscendenzaBancomat all'antico sedile.jpg dell'amministrazione comunale, ingiustificabili le ragioni addotte. Un vero e proprio pugno nell'occhio di color marrone che questa elegante struttura è costretta a portarsi addosso per chissà quanti anni. Ma ritorneremo sull'argomento, non ne dubitino coloro che pensano che la cosa sia finita nel dimenticatoio. I beni ambientali sanno tutto. Ho scritto anche al ministero. Ma adesso, vediamolo da vicino questo palazzetto sia sul piano storico che su quello architettonico.

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11/12/2009

Deve Pagare Felice...deve pagare.

1807607250.jpgOggi, Guglielmo Lento ci racconta un'altra piccola storia tropeana, divertente e un po' malinconica al tempo stesso. Comune ad altre storie del sud, ad altre fiabe di pirandelliana scrittura, ma proprio per questo ancora più affascinante, più incantevole, più vera. L'affubulatore Guglielmo diventa sempre più fine, i suoi racconti mi rapiscono così come mi rapivano i racconti che sentivo da bambino dalla bocca di mia nonna.  La sua  Tropea, è descritta in modo impeccabile, con la memoria vivida di un ragazzo. Grazie è  dire poco. Sono felice ed entusiasta caro Guglielmo. Spero piaccia anche a voi così come è piaciuta a chi vi scrive. Le foto inserite sono state tratte dal sito www.tropeamagazine.it

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19/10/2009

La società Tropeana nella storia e la formazione dei sedili a Tropea.

Tropea, per la sua posizione topografica, che le dava facilità di difesa, per la sua qualifica di città demaniale e, quindi, dipendente solo dal Re, e per la mancanza di una sua subordinazione ad un signore feudale, attrasse molte famiglie nobili che, per i suddetti motivi, preferivano Tropea a qualsiasi altra città della zona. Diverse famiglie del vecchio patriziato tropeano giunsero in Tropea, da centri vicini, proprio per sfuggire alla dipendenza di un feudatario. Così si istituì un forte patriziato che era in possesso di una grande estensioni di beni fondiari e non nella sola Tropea o nel suo contado, ma oltre ancora e spesso molto oltre. Per questo aspetto Tropea, assieme ad Amantea ed a Cosenza, teneva in Calabria una posizione socialmente, amministrativamente e culturalmente diversa dalle altre città perchè si strutturava sulla massiccia presenza di un ceto più evoluto.

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Le attività culturali nella storia di Tropea.

L’antica Tropea ebbe attività culturali distinte, non come poteva averne una comune cittadina di Calabria nei secoli passati, ma una cittadina dotata di una via aperta sulle comunicazioni marittime e sede di un vasto patriziato.

Era già un fatto positivo l’alto numero di religiosi, di canonici, di nobili, di preti. Grande era il numero dei dottori in utroque jure e dei dottori fisici. Non che tutti raggiungessero un notevole grado culturale. Tutt’altro. Ma alcuni di essi attendevano a severi impegni di studio, raggiungendo soda ed estesa cultura meritevole di stima. Pertanto Tropea ebbe sempre, attraverso i secoli, personalità di valore nel campo della cultura che esercitarono la loro attività sia in Tropea che fuori. Anche i Vescovi, mandati a reggere la diocesi, in molti casi erano apprezzate personalità del mondo culturale.

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Le attività economiche nella storia di Tropea.

Uno dei componenti essenziali dell’economia nell’antico stato di Tropea, era l’attività artigianale. Era un artigianato tradizionale, operoso, del quale rimane solo qualche estremo epigono in via di estinzione, ma di cui restano ricordi sostanziali e consistenti. La via dei Fabbri è nel vivo ricordo di quanti sono avanti negli anni. Vi si faceva artigianalmente di tutto. In epoca più antica anche pianoforti, fucili e rivoltelle. Più resistenti all’usura del tempo furono gli attrezzi agricoli.

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