01/07/2010
IL GIARDINO DI LILLI: Una 'faragula triste'....
C’è stato un tempo in cui mi attraevano i Cimiteri. Ci andavo spesso, alcune volte accompagnato da mia sorella, altre da solo. Mi riusciva, passeggiando tra i viali, nella pace dei luoghi, di ritrovare il bandolo di quella ingarbugliata matassa che, spesso, è stata la mia vita.
Preferivo, di gran lunga, il Cimitero monumentale di Tropea. Bellissimo, posto in un luogo bellissimo e suggestivo.
Pure l’interno aveva una sua peculiarità, unicità tutta tropeana. C’era una barca di pietra che aveva trovato, finalmente, porto sicuro e pace.
15:40 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in Il diario di F. Guglielmo Lento | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala | Tag: i racconti di guglielmo lento, cimitero di tropea, racconti di vita, tropea nei racconti, racconti d'autore, guglielmo lento | OKNOtizie |
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23/02/2010
I racconti di Umberto Donato: u puliciaru
Certo, voi giovani che oggidì siete abituati alle modernissime e sbirluccicanti multisale cinematografiche, dove andare a vedere 'Avatar', casomai in 3D e col suono in Dolby Digital, spaparanzati in ergonomiche poltroncine, sgranocchiando di tutto e bevendo di ...rutto, forse...forse riderete di me, della mia epoca e del mio vecchio e pulcioso cinemuccio di strapaese...E in effetti, a ripensarci bene, da ridere verrebbe pure a me, se non fosse che in noi vecchietti pensionati, si sa, la lacrimuccia prevarica sempre...Il nome del locale, un budello angusto, lungo e stretto,una sorta di corridoio largo insomma, era davvero altisonante - “SUPERCINEMA REALE”- ed il pittoresco proprietario, un milanese purosangue trapiantato, minuto e spiritato quanto e forse più di Luis De Funès, il celebre attore comico francese, non si dava pace, ad alta voce, del fatto che “ 'Stu cazzu di cinema è sempri chinu, ma 'a cassa è sempri vacanti...”. La qual ricorrente frase, da lui gridata in calabrese, ma con uno spiccatissimo accento lombardo, nel buio del “Supercinema”, stipato all'inverosimile anche di “portoghesi”, a proiezione iniziata, strappava spesso molte più risate dello stesso film in programmazione. Il fatto è che le porte di accesso al locale erano nientemeno che 5, di cui ben 2, aperte per il ricambio dell'aria, situate dall'altro lato della biglietteria (sic!), nel grande androne di un palazzone avito ma incustodito...Architettura complicata, ma estremamente funzionale, specie per noi “mulacchiuni”, ragazzotti di 12, 13 anni, che entravamo così di contrabbando alle quattro di pomeriggio e, se il film ci piaceva, ne uscivamo a tarda sera...giusto in tempo per portare a casa, se andava bene, solo qualche pulce o, se proprio andava male, pulci e...pidocchi. Embè, erano tempi ancora duri per tutti, specie al Sud, e l'igiene, pubblica e personale, non è che fosse proprio in cima alla scala delle priorità vitali...a poco più di un decennio dalla fine della Seconda Guerra Mondiale...
21:48 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in Diari | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: umberto donato, racconti calabresi, racconti d'autore | OKNOtizie |
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