23/09/2010

Un proverbio calabrese sulla fortuna

Nàscita 'e jornu furtùna a diritta, nàscita 'e notti fortùna alla storta. Chi nasce di giorno sarà fortunato, chi nasce di notte sarà perseguitato dalla sorte. Questa la traduzione, più o meno alla lettera.

Convinzione giusta o sbagliata quella del proverbio proposto? Non saprei dire..Chi vi scrive è nato di notte e grandi fortune nella vita non ne ha avute, laddove per fortuna si intendesse, come spesso nei proverbi sulla fortuna si vuole intendere, ricchezza materiale di beni e di danari. Per il resto, credo di essere una persona fortunata, anche se nato di notte...ognuno faccia le proprie considerazioni. Il proverbio è usato ancora oggi nelle montagne del Reventino, nella zona di Tiriolo, San Pietro, Decollatura....

20/11/2009

PROVERBIANDO IN CALABRESE

A lanterna e mani i ll'orbi e u biscotto a cu non 'ndavi denti; la lanterna in mano ai non vedenti il biscotto per chi non ha denti.

Lo ascoltiamo spesso questo detto calabrese, accompagnato da un atteggiamento di sufficienza da parte di chi lo recita. E' un invocazione che coincide con la constatazione che la vita assegna ad alcune persone beni e fortune di cui queste non sanno cosa farsene. Paradosso da non  assolutizzare con atteggiamendo di superiorità o di presunzione, ma occorre ammettere che in alcuni casi è assolutamente calzante.

19/11/2009

Il Proverbio calabrese del 18 Novembre 2009.

Cu sulu si vanta cacatu si senti. Chi da solo si vanta, puzza si sente.

Sintetico ed efficace come del resto tutti i proverbi e gli aforismi azzeccati sanno essere. Ieri ho assistito ad una conversazione fra 2 persone che di mestiere fanno rispettivamente il musicista e il professore. Il primo, decantando il suo brillante curriculum vitae sottolineava ad ogni passaggio relativo ai suoi concerti tenuti in tutta Europa (molti dei quali svolti in sale e luoghi di secondo ordine) la sua bravura, il suo  modo unico per sedurre il pubblico, il suo saper gestire il linguaggio del corpo ed il virtuosismo del suo violino. Il secondo, il pittore, più o meno sulla stessa linea del primo, ribatteva con altrettanto gusto  le sue "imprese" pittoriche in terre lontane, rievocando mostre tenute in tutto il mondo e richieste di personali che fino a qualche tempo fa provenivano dai più prestigiosi musei della terra e dalle migliori gallerie d'arte del mondo. I due, per ovvie ragioni, non verranno citati con i loro nomi. Li voglio chiamare il primo Mozart, il secondo Picasso, così evitiamo il pettegolezzo. Sono andati avanti per più di mezz'ora in un clima di autoreferenzialità irreale e di autocelebrazione fuori da ogni logica umana, ed io sentendoli discutere così appassionatemente non ho resistito alla tentazione di avvicinarmi a loro. Nella mia testa una domanda mi frullava, ma non ho osato rivolgerla ai novelli arrtisti. Ma se tanto avete fatto, come mai non vi menziona nessuno dei più prestigiosi giornali d'arte e di musica? La domanda non l'ho posta. Credo per un senso del pudore o anche per discrezione semplice. Ma una cosa l'ho pensata. Ed è quella del proverbio citato. Poverini!

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11/11/2009

Proverbio calabrese antico.

Camìna cu cu non vidi, parla cu cu non senti e perdi u tempu.
Cammina con chi non vede, parla con chi non sente e perdi il tempo.

Un'altra pillola di saggezza è contenuta in questo antico proverbio calabrese. Ci rimane poco da commentare.

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22/10/2009

Proverbio calabrese della saggezza.

U suverchiu è comu nenti e u troppu è sprecu.
Il soverchio è come niente ed il troppo è spreco.

Dietro questo che apperentemnete sembrerebbe un inutile raddoppio di aggettivi dallo stesso significato (soverchio e troppo) si palesa una grande saggezza proverbiale. Il significato va ricercato nella naturale attitudine del mondo contadino all'umiltà, alla moderazione, all'equilibrio, valori questi spesso dimenticati nelle società dell'opulenza, del superfluo, dell'inutile. Per questa cultura, l'essenzialità nelle cose e nei beni è il vero valore da perseguire e da vivere. Lo sapevano lo stesso senza aver letto Eric Fromm.

14/10/2009

Proverbio calabrese sulla diffidenza verso i vicini.

Se voi ngannri u vicinu, curchiti prestu e levati matinu.
Se vuoi che il vicino non sappia gli affari tuoi, vai a letto presto e alzati di buon mattino.

Antico detto popolare ancora in uso specialmente nei piccolissimi paesi dell'hinterland calabrese. Il proverbio di oggi, trova la sua radice atropologica nella diffidenza che si avverte sempre, verso il proprio vicino di casa.

11/10/2009

Proverbio domenicale calabrese.

Il proverbio che propongo oggi, appartiene a pieno titolo a quei proverbi calabresi antichi, usati e sentiti fino a qualche anno fà in giro per le strade, ma soprattutto nei ristoranti o nelle sale da pranzo della Calabria. Io lo ascoltavo sempre da mia nonna, soprattutto la domenica, quando i pasti erano senza dubbio più abbondanti e più ricchi dei giorni feriali e chi si avvicinava al tavolo per mangiare, le mie sorelle o mio padre stesso, usava dire: oh quanto cibo oggi hai cucinato, chi riuscira a mangiarlo! Anch'io dicevo così, specialmente quando non mi piaceva qualche portata o non avevo appetito. A questo punto mia nonna usava dire:

A vucca è ninna, ma càpi na navi cu tutt'antinna, che letteralmente significa la bocca è piccola però può contenere il contenuto di una nave compresa l'antenna del radar.

Il senso è di facile interpretazione: anche se la bocca è alquanto piccolina per poter mangiare tutto quanto in un solo boccone, tutto insieme, con il tempo però, può divorare il contenuto di una nave, può mangiare tutto quanto c'è sul tavolo e anche altro. Era un modo questo per sollecitare i più vezzosi come me a mettersi a mangiare senza fare troppe storie. Mangia pian piano e vedrai che mangerai tutto. La nonna non si sbagliava di certo. Buona domenica e soprattutto buon appetito.

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Poesie

04/10/2009

Proverbio calabrese - proverbi in Calabria.

Ajuta o jutatu ca u poviru è mparatu. Aiuta l'aiutato che il povero è abituato.

La massima proverbiale è semplice nella traduzione. Paradosso proverbiale questo del detto dialettale calabrese proposto. Aiutare chi già è aiutato, chi già sta bene in senso lato  e non preoccuparsi troppo per chi è abituato a stare economicamente male, perché quest'ultimo, ha già imparato ad arrangiarsi nella vita e sa bene come uscire dalle situazioni di disagio. Apparentemente cinico e poco solidale, l'aforisma in vernacolo dialettale calabrese, contiene anche una mezza verità, paradossale come si diceva, che va comunque messa in evidenza: quella della "preparazione" maggiore alla sofferenza da parte di chi nella vita è abituato a soffrire. Spesso, infatti, chi si lamenta di più di fronte alle sofferenze non sono i poveri e i sofferenti, ma coloro che abitualmente vivono nell'agiatezza e senza preocccupazioni. In tal senso la massima di oggi ha centrato il bersaglio. Buona domenica.

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Poesie in calabrese e non solo

02/10/2009

Proverbio del mese di Ottobre in Calabrese.

Ottobri coci l'ova. Tradotto alla lettera: Ottobre cunina le uova

La massima proverbiale nasce dalla considerazione che nel mese di Ottobre ancora può far caldo. Infatti, fino a ieri 1 Ottobre 2009 a Tropea si registravano 25° e un'umidità pari al 75%.

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Poesie calabresi

Cultura

Tropeani e calabresi illustri

24/05/2009

Reggio Calabria ed i suoi proverbi.

Li bagnasti li mani all’acqua santa, trovasti ‘na fissa mi ti campa. Hai bagnato le mani nell'acqua santa, hai trovato una stupida che ti dà da vivere.

Proverbio pronunciato a Reggio Calabria e nella sua provincia, ma conosciuto e diffuso anche in tutta la regione. Lo si usa quando si vuole dire a qualcuno che è un nullafacente. Lo usa anche la donna nei riguardi del marito "mantenuto", quando quest'ultimo la trascura e la fa infuriare, sia come sfogo che come presa di coscienza.

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Poesie dialettali e di poeti calabresi

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