11/09/2011

’Ndrangheta in ogni settore: intervista a Pignatone

Pignatone.jpgAllarme del procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone «Le cosche stanno reagendo all’azione della Procura»

Oltre 1400 arresti, colpita anche la zona grigia: «Ma c’è una strategia della confusione»

di MICHELE INSERRA, il Quotidiano della Calabria Sabato 10 Settembre 2011

REGGIO  CALABRIA  –  Da  un 2010 da paladini della giustizia a un 2011 da “manovratori” della giustizia. Dalle stelle alla polvere, o meglio al fango. Fino a quando la  Procura  di  Reggio  Calabria, guidata da Giuseppe Pignatone, ha preso provvedimenti nei confronti di malavitosi ha incassato il plauso unanime di tutti. Poi quando l’azione dei magistrati ha investito organi dello Stato e professionisti le cose sono misteriosamente cambiate. Tutto in meno diun anno.

Dopo la pausa estiva la Procura si  rituffa  nel mare  magnum  di carte. Il rientro è diverso da quello dello scorso anno. Era l’anno delle minacce:  la bomba  alla Procura generale del 3 gennaio, al termine dell’estate, il 26 agosto, l’esplosione dell’ordigno davanti al portone d’ingresso dell’abitazione del procuratore Salvatore Di Landro, il 5 ottobre il bazooka fatto ritrovare nei pressi della Procura e “indirizzato” a Pignatone. Sono questi i casi più eclatanti. Da non trascurare comunque altri episodi. Dopo la visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del 21  gennaio  avvenne  il  ritrovamento lungo il percorso di un’autovettura imbottita di armi e ordigni. E poi altre intimidazioni ai magistrati reggini.

Episodi che si riassumono in un’unica frase: la ‘ndrangheta aveva reagito all’assalto massiccio dello Stato.

Procuratore     Pignatone,  dopo  anni di indagini che hanno  portato  a  oltre 1400 arresti ed al sequestro  di  beni  per un valore di 1400 milioni di euro facciamo il punto e qualche riflessione sulla ripresa   postferiale delle  attività  della Procura.

«Al  mio  arrivo  a Reggio abbiamo individuato   insieme   ai colleghi    dell’Ufficio quattro principali direttrici di indagine: la ricerca dei latitanti, le indagini sulle grandi dinastie mafiose e sugli  appartenenti  alla cosiddetta “zona grigia”, il narcotraffico e l’aggressione ai patrimoni illeciti. I risultati finora conseguiti sono noti ai lettori del suo giornale. Negli scorsi mesi molte di queste indagini sono  venute  all’esame dei  giudici che hanno riconosciuto, con qualche inevitabile e fisiologica eccezione, la validità dell’impostazione accusatoria. In molti casi si sono avute già le sentenze di condanna di primo grado (fra gli altri, i processi “Reale”, “Fehida”, “Maestro” , quelli alle cosche Bellocco,  Tegano,  Molè, Piromalli, Alvaro e alle cosche di Seminara ndr)».

Continua...