11/02/2011

'U malocchiu': una poesia in vernacolo calabrese di Enzo Godano

Enzo Godano.jpgLa poesia che pubblico stasera è stata scritta da un tropeano DOC, uno dei tanti, troppi ahinoi, tropeani della diaspora. E come tutti quei tropeani che non hanno mai smesso di amare la città anche da lontano, si fa sentire e si fa ricordare con vero affetto.

Sto parlando di Enzo Godano, un amico di Tropea, un nostalgico della sua Itaca, un appassionato artigiano di teatro popolare, di poesie popolari, di calabresità 'tout court' che da anni vive e lavora in quel di Ogliate Olona, paese dell'entroterra varesino. Enzo mi scrive qualcosa di veramente bello nell'anteprima alla mail  ricevuta nel pomeriggio di oggi e che riporto testualmente prima della sua poesia in vernacolo calabrese in essa allegata e di seguito proposta:

'Caro Lucio attraverso queste mie modeste poesie, cerco anche se per poco di rivivere momenti ormai lontani, racconti che vengono rimati per dare un senso tecnico allo scritto, che deve rimanere però una storia vera o inventata a secondo dei gusti, dove il lettore si catapulta con l'animo leggero nel passato, in un tempo che fu, quando eravamo felici e non lo sapevamo.

Scrivo da sempre poesie, racconti, teatro popolare e altro, frutto della mia fantasia e di esperienze acquisite nel tempo.  Mi occupo di calabresità da molti anni anche se una certa amarezza mi raggiunge quando osservo che le cosiddette 'giovani leve' di tropeani  calabresi o di meridionali in genere (Italiani stranieri così come li definì Mario Soldati), poco si interessano al loro passato.

'U malocchiu' racconta di come una parte della comunità tropeana partecipava a certi avvenimenti particolari; rievoca saggezze antiche, solidarietà vera,  facilonerie soggiogate come in questo caso. Questo era il contesto in cui si determinavano e venivano vissuti i valori, quelli veri intendo, conservati, praticati e vissuti nello spirito e nelle azioni dei nostri cari vecchi'.

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07/10/2010

Front marittim, poemas di Francesco la Torre: quando poesia e teatro si fondono

Resized marittim.jpgÈ uscito a inizio agosto per i tipi della Meligrana Editore di Tropea il libro "Front marittim - poemas" del giovane poeta tropeano Francesco La Torre. Chi è La Torre? Nato a Tropea nel 1977, dopo il liceo classico, ha vissuto e lavorato a Bologna, Londra e Barcellona dove tutt'oggi vive e, tra l'altro, studia regia teatrale e drammaturgia all'Institut del teatre, accademia di arte drammatica. Il libro, in vendita presso le migliori librerie della zona o sul sito www.meligranaeditore.com, è stato presentato ufficialmente sabato 4 settembre 2010 alle ore 21.30 presso Laboart, l'associazione culturale sita in Via Garibaldi / Pelliccia nel centro antico di Tropea; prima della presentazione ufficiale, di fronte ad un folto pubblico, si è svolta nei locali dell'associazione una suggestiva performance teatrale, tratta dalle poesie del libro, per la regia dello stesso Francesco La Torre, con Maria Grazia Teramo e Annamaria Pugliese, musica di Dj set homopatico. Alla fine della performance, che ha riscosso un grande successo tra i presenti per il pathos della recitazione e della esibizione, la presentazione ha visto di fronte l'editore, Giuseppe Meligrana, il direttore della collana π, prof. Pasquale De Luca, nonché autore della presentazione del libro oltre che presidente e fondatore del Premio Internazionale di poesia "Tropea: Onde Mediterranee" e lo stesso autore. De Luca, ribadendo i concetti espressi nella presentazione, ha sostenuto che nel libro colpisce l'affermazione "La poesia è inutile e meschina" (Lovelife) che costringe il lettore a fermarsi e meditare.

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22/10/2009

I fatti soi ovvero gli affari propri: una poesia in dialetto calabrese di Francesco Restuccia.

I fatti soi

di F. Restuccia

Si nesciu 'ncunu guarda attentamenti,

si staiu in casa dinnu ca su fissa,

si guardu na signora chi passia

mi dinnu ca pensu a brutti cosi.

E allura dicu io: "Chi aio a fari?

Mi chiudu 'nta campana i vitru puru

e aspettu mu si stancanu i parrari?"

Ma io mi 'ndi futtu i tutti quanti,

io nesciu o staiu in casa mpertinenti,

io guardo in faccia tutta chista genti

e dicu comu dici  u strafuttenti:

"Sirremu cchjù tranquilli prima e poi

si ognuno si farria i fatti soi"

 

Gli affari propri

di F. Restuccia

Se esco qualcuno mi guarda attentamente,

se rimango in casa dicono che sono scemo,

se guardo una signora che passeggia

mi dicono che penso a brutte cose.

E allora io mi chiedo: cosa devo fare?

Mi chiudo anche in una campana di vetro

e aspetto che si stancano di parlare?

Ma io me ne fotto di tutti,

io esco o sto in casa impertinente,

guardo in faccia tutta questa gente

e dico come dice lo strafottente:

"Saremmo più tranquilli prima o poi

se ognuno si facesse i fatti suoi".

Poesia dialettale di Francesco Restuccia, tratta da Terra mia, MGE edizioni, Tropea, 2007.

Per acquistare il libro premere qui.

Dello stesso autore:

Terra mia...cu ti vidi ti vurria.