27/12/2009
Tropea: una poesia di Enzo Godano
Quella di seguito pubblicata è una poesia scritta da Enzo Godano che ho ritrovato alla fine di Storie du Burgu, la raccolta di racconti e poesie edita per i tipi della GME, di cui l'autore è Antonio Cotroneo e di cui avevo scritto già in occasione della pubblicazione del volume. Per la presentazione della poesia e dell'autore, mi piace riportare di seguito le parole che lo stesso Cotroneo ha usato per introdurla nella suddetta raccolta, perché in esse mi ritrovo completamente e perché ne condivido l'intero contenuto:
21:17 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in L'angolo della poesia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: poesia, poesie tropeane, enzo godano, poesie calabresi, poeti calabresi, poesie in dialetto calabrese, u burgu, antonio cotroneo | OKNOtizie |
|
Facebook | |
18/10/2009
U paisi i na vota e chju i mò ovvero il pease di una volta e quello di oggi.
Quella che propongo stasera, è una poesia forte, penetrante, di quelle che se lette con profondità fanno pensare. L'autore, più volte presente su queste pagine è Carmine Macchione, luminare della geriatria a Torino, dove da 50 anni vive e lavora ma tropeano purosangue. E' mio cugino e la cosa mi riempie d'orgoglio non per il fatto che sia un docente universitario ed uno degli uomini più stimati e conosciuti del capoluogo piemontese, ma per quello che scrive e per come ha sempre vissuto la sua vita. Quella di stasera è una poesia 'reportage', così mi viene da etichettarla, che ci descrive e ci mostra una Tropea dai due volti: la bellissima, quella della sua adolescenza e degli anni '60; la 'villana' e l'arrogante, quella degli ultimi 15 anni, in cui a farla da padroni sono gli abusi edilizi, la prepotenza, l'arroganza e la voglia di arricchirsi ad ogni costo da parte di quattro cretini, che ieri, ossia negli anni settanta, si potevano contare sulle dieci dita delle mani, oggi, purtroppo sono cresciuti al quadrato..se non al cubo, per un antico principio: la mamma dei cretini è sempre in cinta. Mai prima d'ora mi sono sentito vicino a questo mio cugino. La poesia non l'avevo mai letta prima d'oggi. Una cosa però, dell'insieme non mi trova d'accordo: la sua conclusione rassegnata. Ad essa, oggi più che mai, si deve rispondere all'opposto, proprio in virtù dei fatti e della reazione che lo stato, la legge, pur con i suoi limiti strutturali ed antichi ha saputo parzialmente ma con una certa continuità dare risposta. Sono diversi gli ordini di esecuzione per l'abbattimento di abusi edilizi; molti i delinquenti i galera e speriamo che nel tempo la purga possa continuare a sortire effetti positivi, per consentire di ritrovare una Tropea, se pur non quella dei tuoi anni, migliore e più rispettosa delle sue bellezze naturali.
22:44 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in L'angolo della poesia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: poesie calabresi, poesie tropeane, poesie dialettali calabresi, carmine macchione, poesie su tropea, tropea | OKNOtizie |
|
Facebook | |
13/10/2009
Il tempo e la parola ovvero u tempu e a parola, una poesia di Antonio Cotroneo.
U tempu e a parola è una poesia in dialetto calabrese di Antonio Cotroneo, la cui traduzione italiana è: Il tempo e la parola. Antonio Cotroneo di cui si è già detto qualcosa, ma sempre poco, è un tropeano o meglio un burghitano a 'denominazone d'origine controllata e garantita'. Oggi vive a Vienna, in Austria, e come ho avuto modo di rimarcare in altre occasioni su questo blog, 'subisce', o ha subito come tantissimi altri calabresi nel tempo, la triste sorte dell'emigrazione 'forzata' dal suo paese, dalla sua contrada: u burgu. Ma cos'è 'u burgu' per un tropeano è difficile poter spiegare in questa che vuole essere solo una presentazione della poesia. Ci provo comunque....E' un luogo fisico, un quartiere di Tropea, anzi na cuntrata i Trupea come ama chiamarla l'autore, dove un tempo, nella Tropea che non c'è più, convivevano fabbri, contadini, calzolai, artigiani e tante altre cose, tanta altra umanità, in un clima di assoluto rispetto e di assoluta voglia di vivere, malgrado la povertà e le arretratezze che hanno sempre attraversato la Tropea, insieme alla Calabria, del Novecento. Questa contrada, nota anche come la via dei forgiari, dei lavoratori del ferro a caldo, detti fabbrì, è un luogo della memoria per l'autore della poesia, ma non solo per lui. Quella che propongo oggi è una lunga poesia in vernacolo tropeano. Si, proprio così, tropeano e non calabrese, perché come ogni dialetto, anche qui a Tropea le varianti glottologice e linguistiche sono diverse rispetto al calabrese di Catanzaro o di Cosenza. Ma questo è risaputo, ovviamente. Quella di Antonio Cotroneo è anche una poesia del cuore; di quel cuore che lo lega profondamente alla sua Tropea, pur vivendo a 1500 km da qui. E' l'amore di tantissimi tropeani che vivono altrove. E' il ricordo che preme sul cuore. Il cervello che smuove il petto. E' il tempo che si ripresenta alla coscienza e che la richiama alle sue origini, alla sua ancestrale formazione. Bella senza dubbio, per il suo carattere diretto, franco, senza filtri intellettualistici. Cruda se volete, ma vera. Si richiamano i nomi ed i cognomi di tanti abitanti e lavoratori di Corso Umberto I, così la toponomastica cittadina chiama questa via. Ma per Antonio, per me e per altri mille tropeani, era è rimane per sempre U BURGU, il luogo della memoria e della gioia di vivere. E questa poesia l'immortala davvero bene, entrando dentro il suo substrato storico-sociologico, alimentandolo con l'amore decantato del vernacolo antico del burghitano, non dimenticato ma ricordato perfettamente, ridonandoci anche per questo, immagini vive ancora oggi di questo posto mitico. Buona lettura.
04:03 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in L'angolo della poesia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: poesie dialettali, dialetto tropeano, vernacolo calabrese, poesia calabria, il tempo, la parola, poesie calabresi, poesie tropeane, il borgo di tropea | OKNOtizie |
|
Facebook | |
11/10/2009
Terra mia, cu ti vidi ti vurria, ovvero chi ti vede ti desidera di Francesco Restuccia.
Francesco Restuccia è una grande persona, di quelle a cui il tempo non ha cambiato il cuore e l'anima; di quelle persone che meritano davvero grandi attenzioni e grandi consensi. Uomo laborioso ed onesto, maestro elementare, fine giornalista, a cui voglio molto bene per la sua assoluta semplicità ed il suo assoluto senso della vita. Abitavamo di fronte, nello stesso condomio, fin quando chi scrive non si è trasferito per vivere in un'altra zona di Tropea. Discreto ed affabile, intellettuale completo e di grande spessore morale, ha combattuto nella seconda guerra mondiale, partecipando attivamente alla resistenza partigiana e alla liberazione d'Italia. Non è nato a Tropea, ma qui vicino. A Joppolo per essere precisi, paese della costa degli dei distante da Tropea solo 16 km. Ma a Tropea ha sempre vissuto, dal 1954 dice il suo curriculum, per me da sempre essendo in quell'anno ancora lontana la mia venuta al mondo. E' stato un giornalista coi fiocchi come si suol dire, pubblicando ininterrottamente in diversi quotidiani nazionali, quali "Il Messaggero" e regionali quali "La Gazzetta del Sud" e "Il Giornale di Calabria" dal 1954 al 1995. Stimato corrispondente dell'ANSA. Le sue pubblicazioni sono varie e diversificate. Nel 1966 pubblica una raccolta di poesie per ragazzi e la sua "Raccolta di liriche"; nel 1972 una bella guida turistica della città di Tropea da cui molto ho appreso; nel 1981 "Calabria Eterna" e "Cecco il difficile" due opere che segnano il passaggio alla narrativa; del 1983 è " La moglie dell'onorevole"; del 1986 "Racconti senza pretese"; del 1991 "La collina dei sogni". I suoi scritti, siano essi poesie o racconti, sono presenti i numerose antologie calabresi e nazionali. Ha ricevuto infine, diversi riconoscimenti per le sue poesie e per la narrativa. Fra tutti oso citare il premio internazionale per la poesia di Gradara nel 1976, il premio internazionale per la narrativa di Tolentino Terme nel 1976 e nel 1977, il premio al "Trofeo Fonte di Moderanno" in Marina di Pisa nel 1976 e altri premi in tutta Italia. La poesia che propongo oggi è tratta invece dal suo ultimo lavoro bibbliografico: Terra mia, con sottotitolo rigorosamente in dialetto calabrese, cui ti vidi ti vurria, che significa letteralmente Terra mia, chi ti vede ti desidera. Essa è l'ultima pubblicazione di Antonio Restuccia, edita per i tipi della Giuseppe Meligrana Editore nel Maggio 2007 insieme ad altre 12 poesie e 6 novelle in calabrese. Il curatore della prefazione al volume, prof. Lino Daniele così si esprime al riguardo:" ....rispetto alle opere pubblicate negli anni precedenti - che hanno avuto ampi riconoscimenti dalla critica e dal pubblico - Terra mia, appare diversa. Non più il realismo crudo di Cecco il difficile, della Collina dei sogni o della Moglie dell'onorevole, ma di un realismo che sfocia a tratti nel surrealismo e una creatività capace di costruire personaggi originari e bizzarri. Specie nelle poesie, il Restuccia dimentica di essere uno scrittore, si libera del suo bagaglio culturale, assimilato con la lettura e gli studi continui, e si tuffa nel pozzo della memoria alla ricerca della civiltà contadina, di cui si sente ancora figlio, sebbene se ne sia allontanato per motivi di lavoro. Di questa riesce a coglierne benissimo alcuni aspetti caratteristici e a metterne in risalto le negatività; queste sono determinate superstizioni e atteggiamenti che hanno angosciato l'infanzia delle generazioni passate, quando ancora non c'era la televisione. In Terra mia l'autore compie una piccola rivoluzione rispetto alle opere scritte nel passato. Mentre lì, egli usa quasi sempre la scure contro la società ingiusta e corrotta, qui, invece, alle ingiustizie e all'immoralità reagisce con umorismo; un umorismo non sottile, ma forte - forse anche più duro della scure - e che fa riflettere e allo stesso tempo ridere il lettore dalla prima all'ultima pagina. Un umorismo progressivamente sempre più graffiante, che riesce a corrodere ed abbattere le credenze che hanno segnato negativamente le antiche civiltà contadine e sulle quali i maghi televisivi hanno costruito la loro fortuna". Qui mi fermo e lascio chi visita questo sito di poter leggere la poesia seguente, attualissima nel contenuto e ironica nella forma e nello stile. Per avere il libro integrale, basta cliccare a tergo del post sulla dicitura Giuseppe Meligrana Editore.
18:00 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in L'angolo della poesia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: bibliografia su tropea, poesie tropeane, poesie calabresi, poesie in dialetto calabrese, vernacolo, dialetto, libri su tropea, francesco restuccia, terra di calabria | OKNOtizie |
|
Facebook | |





























