22/10/2009
I fatti soi ovvero gli affari propri: una poesia in dialetto calabrese di Francesco Restuccia.
I fatti soi
di F. Restuccia
Si nesciu 'ncunu guarda attentamenti,
si staiu in casa dinnu ca su fissa,
si guardu na signora chi passia
mi dinnu ca pensu a brutti cosi.
E allura dicu io: "Chi aio a fari?
Mi chiudu 'nta campana i vitru puru
e aspettu mu si stancanu i parrari?"
Ma io mi 'ndi futtu i tutti quanti,
io nesciu o staiu in casa mpertinenti,
io guardo in faccia tutta chista genti
e dicu comu dici u strafuttenti:
"Sirremu cchjù tranquilli prima e poi
si ognuno si farria i fatti soi"
Gli affari propri
di F. Restuccia
Se esco qualcuno mi guarda attentamente,
se rimango in casa dicono che sono scemo,
se guardo una signora che passeggia
mi dicono che penso a brutte cose.
E allora io mi chiedo: cosa devo fare?
Mi chiudo anche in una campana di vetro
e aspetto che si stancano di parlare?
Ma io me ne fotto di tutti,
io esco o sto in casa impertinente,
guardo in faccia tutta questa gente
e dico come dice lo strafottente:
"Saremmo più tranquilli prima o poi
se ognuno si facesse i fatti suoi".
Poesia dialettale di Francesco Restuccia, tratta da Terra mia, MGE edizioni, Tropea, 2007.
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Dello stesso autore:
23:59 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in L'angolo della poesia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: poesia calabrese, poesie dialettali, dialetto calabrese, vernacolo calabro, calabria, poeti tropeani, francesco restuccia, meligrana edizioni | OKNOtizie |
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13/10/2009
Il tempo e la parola ovvero u tempu e a parola, una poesia di Antonio Cotroneo.
U tempu e a parola è una poesia in dialetto calabrese di Antonio Cotroneo, la cui traduzione italiana è: Il tempo e la parola. Antonio Cotroneo di cui si è già detto qualcosa, ma sempre poco, è un tropeano o meglio un burghitano a 'denominazone d'origine controllata e garantita'. Oggi vive a Vienna, in Austria, e come ho avuto modo di rimarcare in altre occasioni su questo blog, 'subisce', o ha subito come tantissimi altri calabresi nel tempo, la triste sorte dell'emigrazione 'forzata' dal suo paese, dalla sua contrada: u burgu. Ma cos'è 'u burgu' per un tropeano è difficile poter spiegare in questa che vuole essere solo una presentazione della poesia. Ci provo comunque....E' un luogo fisico, un quartiere di Tropea, anzi na cuntrata i Trupea come ama chiamarla l'autore, dove un tempo, nella Tropea che non c'è più, convivevano fabbri, contadini, calzolai, artigiani e tante altre cose, tanta altra umanità, in un clima di assoluto rispetto e di assoluta voglia di vivere, malgrado la povertà e le arretratezze che hanno sempre attraversato la Tropea, insieme alla Calabria, del Novecento. Questa contrada, nota anche come la via dei forgiari, dei lavoratori del ferro a caldo, detti fabbrì, è un luogo della memoria per l'autore della poesia, ma non solo per lui. Quella che propongo oggi è una lunga poesia in vernacolo tropeano. Si, proprio così, tropeano e non calabrese, perché come ogni dialetto, anche qui a Tropea le varianti glottologice e linguistiche sono diverse rispetto al calabrese di Catanzaro o di Cosenza. Ma questo è risaputo, ovviamente. Quella di Antonio Cotroneo è anche una poesia del cuore; di quel cuore che lo lega profondamente alla sua Tropea, pur vivendo a 1500 km da qui. E' l'amore di tantissimi tropeani che vivono altrove. E' il ricordo che preme sul cuore. Il cervello che smuove il petto. E' il tempo che si ripresenta alla coscienza e che la richiama alle sue origini, alla sua ancestrale formazione. Bella senza dubbio, per il suo carattere diretto, franco, senza filtri intellettualistici. Cruda se volete, ma vera. Si richiamano i nomi ed i cognomi di tanti abitanti e lavoratori di Corso Umberto I, così la toponomastica cittadina chiama questa via. Ma per Antonio, per me e per altri mille tropeani, era è rimane per sempre U BURGU, il luogo della memoria e della gioia di vivere. E questa poesia l'immortala davvero bene, entrando dentro il suo substrato storico-sociologico, alimentandolo con l'amore decantato del vernacolo antico del burghitano, non dimenticato ma ricordato perfettamente, ridonandoci anche per questo, immagini vive ancora oggi di questo posto mitico. Buona lettura.
04:03 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in L'angolo della poesia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: poesie dialettali, dialetto tropeano, vernacolo calabrese, poesia calabria, il tempo, la parola, poesie calabresi, poesie tropeane, il borgo di tropea | OKNOtizie |
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23/09/2009
Poesie da Tropea in dialetto calabrese.
Nascisti ca cammisa
Nescisti ca cammisa e nte linzola i linu,
cantaru i criati a nascita du bambinu.
Di poviri e di mischini dicisti ca tindi futti,
ti misiru a fini suttaterra...a nuda,
comu a tutti.
Sei nato con la camicia
di Carmine Macchione
Sei nato con la camicia e tra le lenzuola di lino,
cantarono le serve la nascita del bambino.
Dei poveri e dei meschini non ti interessavano i lutti,
ti sotterrarono...nudo..,
come tutti.
Da: Luci e ombre di Carmine Macchione, poeta tropeano.
Altre poesie dell'autore
23:09 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in L'angolo della poesia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: poesie dialettali, poesia, carmine macchione, cultura, dialetto calabrese, vernacolo | OKNOtizie |
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