13/10/2009
Il tempo e la parola ovvero u tempu e a parola, una poesia di Antonio Cotroneo.
U tempu e a parola è una poesia in dialetto calabrese di Antonio Cotroneo, la cui traduzione italiana è: Il tempo e la parola. Antonio Cotroneo di cui si è già detto qualcosa, ma sempre poco, è un tropeano o meglio un burghitano a 'denominazone d'origine controllata e garantita'. Oggi vive a Vienna, in Austria, e come ho avuto modo di rimarcare in altre occasioni su questo blog, 'subisce', o ha subito come tantissimi altri calabresi nel tempo, la triste sorte dell'emigrazione 'forzata' dal suo paese, dalla sua contrada: u burgu. Ma cos'è 'u burgu' per un tropeano è difficile poter spiegare in questa che vuole essere solo una presentazione della poesia. Ci provo comunque....E' un luogo fisico, un quartiere di Tropea, anzi na cuntrata i Trupea come ama chiamarla l'autore, dove un tempo, nella Tropea che non c'è più, convivevano fabbri, contadini, calzolai, artigiani e tante altre cose, tanta altra umanità, in un clima di assoluto rispetto e di assoluta voglia di vivere, malgrado la povertà e le arretratezze che hanno sempre attraversato la Tropea, insieme alla Calabria, del Novecento. Questa contrada, nota anche come la via dei forgiari, dei lavoratori del ferro a caldo, detti fabbrì, è un luogo della memoria per l'autore della poesia, ma non solo per lui. Quella che propongo oggi è una lunga poesia in vernacolo tropeano. Si, proprio così, tropeano e non calabrese, perché come ogni dialetto, anche qui a Tropea le varianti glottologice e linguistiche sono diverse rispetto al calabrese di Catanzaro o di Cosenza. Ma questo è risaputo, ovviamente. Quella di Antonio Cotroneo è anche una poesia del cuore; di quel cuore che lo lega profondamente alla sua Tropea, pur vivendo a 1500 km da qui. E' l'amore di tantissimi tropeani che vivono altrove. E' il ricordo che preme sul cuore. Il cervello che smuove il petto. E' il tempo che si ripresenta alla coscienza e che la richiama alle sue origini, alla sua ancestrale formazione. Bella senza dubbio, per il suo carattere diretto, franco, senza filtri intellettualistici. Cruda se volete, ma vera. Si richiamano i nomi ed i cognomi di tanti abitanti e lavoratori di Corso Umberto I, così la toponomastica cittadina chiama questa via. Ma per Antonio, per me e per altri mille tropeani, era è rimane per sempre U BURGU, il luogo della memoria e della gioia di vivere. E questa poesia l'immortala davvero bene, entrando dentro il suo substrato storico-sociologico, alimentandolo con l'amore decantato del vernacolo antico del burghitano, non dimenticato ma ricordato perfettamente, ridonandoci anche per questo, immagini vive ancora oggi di questo posto mitico. Buona lettura.
04:03 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in L'angolo della poesia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: poesie dialettali, dialetto tropeano, vernacolo calabrese, poesia calabria, il tempo, la parola, poesie calabresi, poesie tropeane, il borgo di tropea | OKNOtizie |
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