12/03/2012
Nel grido dei ragazzi di Rosarno la speranza di un futuro di libertà
di MATTEO COSENZA, il Quotidiano della Calabria
Quando hanno gridato cantando le parole che erano scritte sulle loro magliette gialle una contagiosa ventata di felicità ha soffiato nella grande sala del liceo scientifico di Rosarno. “Io non ho paura”.
Chissà se l’eco sarà arrivata a Giuseppina Pesce, che aspetta di andare davanti ai giudici per raccontare quello che hanno fatto i suoi più stretti parenti, e chissà se questo grido e i sentimenti profondi di tanti calabresi è giunto nella località segreta dove la giovane Denise vive dopo aver testimoniato contro il padre dopo la morte atroce della madre Lea. Sicuramente la giornata della donna, che è durata più di un giorno, almeno tutto il mese di discussione e di mobilitazione che l’ha preparata, non sarà archiviabile come una data di routine.
L’8 marzo 2012 è già per la Calabria un giorno da ricordare, e lo sarà ancora di più se il suo spirito si diffonderà come un messaggio di fiducia nella possibilità del cambiamento e nella speranza di creare un futuro diverso che non sia più deturpato da violenza e sopraffazione. I ragazzi e le ragazze di Rosarno e tutti i ragazzi e ragazze calabresi ne hanno diritto. In quella sala c’erano studenti con cognomi impegnativi per quei territori, volti puliti e radiosi come possono essere quelli di chi vive l’età dell’innocenza. Una scuola ospitale e vitale, che da sola certamente non può cambiare il contesto ambientale esterno, offre quotidianamente a tutti loro occasioni straordinarie di confronto, di socializzazione, di impegno. Le ragazze con le magliette ma anche le altre che con altri giovanissimi studenti formano un’orchestra di musica classica che ha deliziato anche gli orecchi più fini, e poi quelli che hanno raccontato la loro idea di legalità leggendo testi non formali: sì, è stata davvero una giornata importante che non cambierà certo la vita di una comunità ma che è dentro un percorso di legalità che dà senso alla scuola e alla sua missione. Il giorno dopo a liceo Fermi di Catanzaro Lido non c’era l’aria festosa di Rosarno, bensì un clima di severo impegno. I ragazzi hanno concluso un lungo lavoro sul libro di Anna Maria Scarfò, “Malanova”, la ragazza che ha denunciato i suoi violentatori sfidando un intero paese, parroco compreso, che invece di proteggerla l’ha messa all’indice. Tre ore di discussione, di interventi, con centinaia di ragazze e ragazzi in religioso silenzio. L’avvocato di Anna Maria Scarfò, Rosalba Sciarrone, era venuta carica dei faldoni del processo, se ne è andata alla fine con un pacco corposo di lettere, poesie, testi individuali e collettivi, che le studentesse hanno scritto per manifestare solidarietà, comprensione, amicizia e ammirazione ad Anna Maria. Talvolta prende lo sconforto, ma il coraggio di Lea Garofalo, Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola, Anna Maria Scafò, Paola Emmolo e tutte le altre donne, che hanno infranto il codice dell’omertà mafiosa, e i volti dei ragazzi e delle ragazze incontrati in questi giorni ci dicono che qualcosa di profondo sta avvenendo.
La Calabria può cambiare, la felicità di vivere liberi non è un sogno irrealizzabile.
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11/10/2010
La libertà dei blogger contro il silenzio e l'assuefazione alla morte di Tropea
Ho letto l' editoriale di ieri sul Quotidiano della Calabria a firma del suo direttore Matteo Cosenza. Lo trovo assolutamente condivisibile sotto moltissimi aspetti e credo che la sua lettura possa favorire anche qui a Tropea una seria ed approfondita riflessione sul modo di fare giornalismo, sull'etica giornalistica, sul diritto d'opinione e sulla libertà di stampa. Temi questi che da sempre sono stati oggetto di dibattito se non addirittura di polemica, nel tentativo - ancora peraltro da definire compiutamente - di fissare i confini fra libertà di stampa, diritto di cronaca, libertà d'opinione e ruolo dei giornali e dei giornalisti nelle democrazie cosiddette moderne. Tali confini, che in uno stato democratico e civile quale si definisce oggi il nostro Paese dovrebbero essere chiari a tutti, specialmente a coloro che predicano i valori democrtici e liberi, di fatto poi, sono tutt'altro che chiari. Ricordo a tutti che nei giorni scorsi al Comune di Tropea, durante il Consiglio Comunale del 29 Settembre, il sindaco Adolfo Repice e con lui anche il delegato alla cultura Sandro D'agostino e il vicesidaco della città Rodolico ebbero a stigmatizzare con un forte rimprovero un articolo che un giornalista di Tropea aveva pubblicato su un giornale online della città, perché a loro avviso non aveva sufficientemente valutato e verificato i contenuti dello stesso. Il giornalista, secondo costoro, si era reso reo di una grave responsabilità: quella di aver passato una nota di stampa della minoranza senza aver prima verificato l'attendibilità di quanto questa nota conteneva. Per la cronaca si parlava della vendita di un appezzamento di terra in zona "Giardini di Paola" inserito peraltro all'o.d.g del consiglio stesso, scelta questa contestata dalla minoranza che non si trovava d'accordo su quanto poi approvato nel consiglio comunale per le ragioni di cui si è detto e che potete visionare cliccando qui.
Lo stesso giornalista, poi, nell'editoriale del mese di Ottobre del cartaceo omonimo, ha avuto l'ardire di scrivere qualcosa giudicata dalla "maggioranza" come non in linea con quanto un giornale dovrebbe scrivere, non conforme a quanto dalla stessa "maggioranza" gradito. Il gionalista è stato letteralmentge accusato di faziosità, di vicinanza alle posizioni della minoranza sol perché ha rispolverato ed adattato al contesto cittadino un rinomato raccondo di Cervantes, racconto - metafora di quanto in città è successo negli ultimi sei mesi. Apriti cielo! E' successo il pandemonio! Al rogo il giornalista, boicottiamo il giornale, scriviamo all'ordine dei giornalisti per segnalare la faziosità di questo signore in modo tale che venga allontanato! Queste ed altre cose di questo tipo sono circolate nei wall di Facebook degli amici e dei suppotters del sindaco, stimolate dai 'pacati' e 'pacifici' inviti al boicottaggio da parte di una signorina "tutta d'un pezzo" (e che "pezzo") da me amorevolmente ribattezzata Brikoka, e della sua cara amica del cuore che la segue a ruota, da me altrettanto amorevolmente ribattezzata Smigola.
Poi, come spesso succede a queste donchisciottesche figure, quando si accogono di averle sparate grosse, fanno dietrofront, tornano sui loro scritti e cercano di mediare attraverso i sofismi più assurdi, le giustificazioni più inverosimili e, quando il latino non li sorregge, amano arzigogolare in russo o simil lingua, tanto da preoccupare loro stesse per non essere poi comprese dai loro stessi visitatori. Qualche citazione testuale credo possa rendere meglio l'idea:
La Brikoka scrive:
"Invito tutti gli amici di PubblicaMente a NON comprare il mensile TropeaXXX di ottobre...... Un giornale che non ritiene di dover fornire chiarimenti e delucidazioni ai suoi lettori su un articolo criptico ed oscuro non merita di essere letto nè comprato. BOICOTTIAMO TROPEAXXX mensile DIPENDENTE!"
Gli fa eco la Smigola:
concordo con quanto scritto da MV (la brikoka ndr) e con riferimento all’articolo della gentile e brava D.N aggiungo che, chiunque si cimenti a fare il giornalista dovrebbe ben conoscere l’importanza di un editoriale. Pertanto ritengo assolutamente legittimo che a fronte di un editoriale “criptico” un lettore chieda delucidazioni.
Come ben ha scritto MV (sempre la Brikoka ndr) una testata giornalistica è libera di essere indipendente o di essere di parte, basta che sia chiara ed abbia il coraggio di esserlo. Per fare un esempio, a tutti è noto da che parte politica sta “Il Giornale” o da che parte sta “La Repubblica”. Si tratta di una presa di posizione legittima e costituzionalmente tutelata, anche se (senza alcun riferimento a “Tropea XXX” ed ai componenti della redazione) ritengo che solo grandi giornalisti, come Vittorio Feltri e pochi altri, possano permettersi il lusso di essere sfacciatamente faziosi senza essere giudicati servi. Chiusa questa breve parentesi e tornando all’articolo di D.N mi permetto di contestare l'affermazione secondo cui la responsabilità di un articolo appartiene solo all’autore; infatti è indubbio che esista una responsabilità anche dell’editore.
Perciò, se davvero si vuole essere giornalisti, e non semplici “passa-carte”, bisognerebbe verificare quanto meno l’attendibilità (se non la veridicità) di quanto si pubblica. Soprattutto, poi, bisognerebbe distinguere tra la libertà di stampa e la libertà di insulto. Alla gentile e brava D.N, che trova fuori luogo che nel corso di un Consiglio Comunale un sindaco si lamenti della stampa invitandola a verificare le notizie, chiedo: a fronte di un accumulo di insulti spacciati per articoli o manifesti pubblicati su “Tropea e XXX”, mio padre, A.R., avrebbe dovuto rispondere negli stessi termini? Nessuno ha messo in dubbio che il giornale non avrebbe concesso il diritto di replica, ma certamente non è decoroso né per un sindaco, né per un comune cittadino, né per il giornale stesso, pubblicare una valanga di ingiurie e contumelie.
Replica la Brikoka
O mio Dio..... Scusate..... Ma a volte dimentico che questa bacheca è letta anche da persone che non sono avvocati cassazionisti come me, che hanno enormi lacune in italiano, e quindi certamente non masticano latino o terminologie giuridiche.........Vabbè.... in questo gruppo troveranno certamente persone preparate e soprattutto disponibili cui chiedere le opportune delucidazioni..... Perchè noi, se ci fanno una domanda garbatamente, rispondiamo altrettanto garbatamente, con educazione ed esplicitamente.........e non "per facta concludentia"... (avete capito qualcosa? ndr)
Ma così è cari amici....me ne sono fatto una ragione. Questo è il concetto che hanno lorsignore della stampa e dei giornalisti senza dire quello che hanno di chi vi scrive e di questo blog, che a dir loro - essendo dichiaratemente di parte ma avendo l'onestà di scriverlo a chiare lettere a scorrimento nella parte alta di ogni pagina - si è preso il "lusso" in questi mesi di raccontare un'altra Tropea, una Tropea che non è riuscita a trovare il bandolo per il suo rilancio, una Tropea che l'attuale amministrazione sta condannando inesorabilmente alla sua precoce fine sociale e turistica puntando su slogan demagocici, su promesse di cose che si faranno, su una programmazione convincente solo sulla carta ma poi tradita nel quotidiano, su un pressapochismo che da qui a qualche tempo chiamerà il suo conto a tutti noi....Chissà se leggendo quanto scritto da Matteo Cosenza possano migliorare le proprie valutazioni e il proprio giudizio sul concetto di libertà di stampa e di opinione, su quello di stampa libera, compreso quello di "incazzatura legittima" che ai mediocri e ormai abituati signori del "tutto va bene perché a comandare sono io" non va giù e vorrebbero vedere e sentire solo le cose che a loro piacciono, che a loro sono gradite e vorrebbero vedere tutti quandi proni ai loro subdoli e demoniaci desideri di potere...Un po' come avveniva in Russia negli anni dello stalinismo, un po' come avveniva in Italia negli anni del ventennio. Io ci provo pubblicandolo di seguito ed indirizzandolo proprio a loro. Piaccia o non piaccia chissenefrega! Che Dio ci assista!
23:20 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in Diari | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: matteo cosenza, opinioni politiche su tropea, libertà di stampa, censura stampa, stampa a tropea, giornali tropea, dibattito sulla stampa a tropea | OKNOtizie |
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