26/09/2010

Il matrimonio in alcuni proverbi calabresi

Ho davanti a me un vecchio libro di proverbi calabresi che di tanto in tanto sfoglio per puro divertimento, per pura curiosità e di cui una sezione di questo blog ne annovera un centinaio. Oggi, la mia vista si è focalizzata sulla sezione matrimonio, amore, gelosia, egoismo. Al di là dei sorrisi che spesso strappano i proverbi in generale la cui lettura e la cui onomatopeia, specie quella calabrese, è di per se particolare, essi sono o possono essere la spia, come più volte ripetuto anche su queste pagine, di una mentalità, di un mondo, di una cultura. In questo senso possono assolvere e spesso hanno assolto, per molti studiosi della sociologia dei costumi, dell'antropologia culturale, dell'etnologia in senso più ampio, un valido supporto, ottimi indizi, per la ricerca più specifica ed approfondita dell'oggetto di queste discipline. La piccola serie di proverbi che propongo di seguito, non è scevra da contraddizioni e da apparente illogicità, legate come spesso accade anche oggi, da vedute più o meno laiche o più o meno religiose del matrimonio. Proprio per questo, almeno credo, può servire a darci un quadro, seppur generale e, se si vuole, anche non completo ed approssimativo, di come il matrimonio, la sposa, la moglie, il marito, venivano percepiti e spesso stigmatizzati da questa forma letteraria.

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17/04/2010

Blasoni calabresi: il cacciatore, il sarto, l'oste

Cacciaturi e pingi santi sempre arrieti e mai avanti. Il cacciatore ed il pittore non vanno mai avanti. La caccia e la pittura non sono fonti di lucro.

U cusituru 'nfila pidocchi. Chi cuce infila pidocchi. Il Sarto guadagna poco

U tavernàru vinni l'ossa 'e Cristu. L'oste inganna tutti. Pur di guadaganre venderebbe le ossa di Cristo.

Sul significato dei blasoni premere qui.

Altri proverbi e blasoni premendo qui.

 

15/01/2010

Luzzi e i suoi blasoni.

Continuiamo la nostra 'carrellata' sul mondo dei blasoni dialettali calabresi. Oggi tocca a Luzzi, cittadina della provincia cosentina ad essere 'beccata' da quattro blasoni di cui i primi due non sono proprio 'carini'  mentre gli altri due, dedicati alle donne luzzesi, sono - contrariamente a quanto il blasone molto spesso contiene - un'esaltazione delle virtù femminili delle luzzesi. Non ce ne dogliate se la letteratura dialettale calabrese presenta anche queste tipologie espressive. D'altronde, il blasone, che del proverbio conserva solo alcuni aspetti, assomiglia molto di più ad un epigramma aforistico con forte sarcasmo implicito ed esplicito. Sulle ragioni abbiamo già detto: il campanile su tutte. Sulla loro popolarità ancora poco. Lo faremo in questi mesi, man mano che andremo avanti con la pubblicazione dei 300 blasoni in nostro possesso.

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