Scopri i capoluoghi in Calabria: Cosenza.

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Cosenza 1.jpgTra le città capoluogo della Calabria, Cosenza occupa un posto di primo piano sia dal punto di vista economico che dal punto di vista culturale con la punta di diamante in tale ambito, rappresentata dell’Università della Calabria. La città di Cosenza, che sorge in una vallata alla confluenza dei fiumi Crati e  Busento, è oggi un grande centro sempre in continua espansione, distinto fondamentalmente in due grandi quartieri: quello vecchio a monte, il moderno a valle. Vediamone la storia e con essa i monumenti e le cose interessanti da visitare.

Cenni storici

La storia di Cosenza è antica e illustre; non fu, a differenza di moltissime città calabresi, di origine greca, bensì venne fondata, seconda quanto racconta lo storico romano Strabone, dalle popolazioni Bruzie, che ne fecero il loro capoluogo; il nome Caput Brutiorum Cosentia, derivò da un accordo fra queste prime comunità. Ma come tutte le città in Calabria, anche Cosenza, fu investita  dalla superiore civiltà e potenza greca. Fu espugnata da Dionisio di Siracusa e nel 311 a.C cadde in potere di Alessandro d’Epiro. Cosenza fu alleate in quei tempi di Pirro, contro Roma, e durante la seconda guerra punica parteggiò, seppur non apertamente, per Annibale contro Roma. Nel 204 a.C, in seguito alla sconfitta fu di nuovo occupata dai Romani, benché le sue velleità di potenza non fossero del tutto assopite; infatti, quando fu possibile, Cosenza, osteggiò sempre Roma. Appoggiò Spartaco e le sue truppe durante la guerra servile; fu con Catilina in uno dei momenti più torbidi della storia romana. Tutto questo senza che la sua importanza economica diminuisse, al punto da venir lodata da scrittori come Plinio e Varrone per la bontà dei suoi vini e l’abbondanza della frutta; parerteggiò per Cesare contro Pompeo e i benefici di questa posizione vincente si fecero sentire nell’ampliamento della città e nella presenza di molti coloni mandati da Roma. Tappa obbligata per Reggio e la Sicilia durante il periodo di massimo spendore imperiale. Durante la decadenza dell’Impero fu comunque scelta da Massimiliano quale residenza ufficiale. Durante il periodo delle dominazioni barbariche nel 410 d.C fu asssediata e occupata da Alarico, re dei Visigoti, seppellito, secondo la leggenda nei pressi della città, essendo Alarico morto in battaglia. La leggenda fu alimentata da due poeti romantici, il primo Von Platen, il secondo Carducci. Passato Alarico, la città dopo alterne vicende, divenne nei secoli VIII e IX sede di un gastaldato longobardo, dipendente da Salerno. Questo fù il periodo più buio per la città perché continuamente aggredita da continue incursioni predatorie che costringevano i cosentini ad abbondonare la città per rifugiarsi nelle montagne in attesa che i nemici si ritirassero. Secondo alcuni antropologi e storici dell’urbanizzazione, questo fatto, ha contribuito a determinare una serie di agglomerati, i casali, che ancora oggi fanno parte della corona intorno alla città. Sul finire del sec. IX Cosenza tornò ad essere parte dell’impero bizantino, ma a differenza di altre città calabresi, non introdusse mai usi e costumi greci. Divenuta città arcivescovile, verso la metà dell’XI secolo, fu conquistata facilmente da Roberto il Guiscardo che promise ai cosentini di salvaguardare le istituzioni municipali; con Ruggero II, che la scelse come capitale del giustizierato di Val di Crati e Terra Giordana, la città conobbe un periodo di prosperità e un fiorire di iniziative in ogni campo. Un violento terremoto, nel 1184, spezzò questa ripresa perché distrusse gran parte della città; a questo periodo è da far risalire lo spostamento delle abitazioni dal colle soprastante verso la sponda del fiume Crati. Nel 1222, alla presenza dell’imperatore Federico II, fu consacrata solennemente la nuova Cattedrale, ricostruita sulle macerie in pochissimo tempo.

Come tutta la Calabria, anche Cosenza, dopo la rotta di Benevento, passò sotto il dominio angioino: libera sempre dal gioco feudale, seppe destreggiarsi con agilità in mezzo a tumultuosi cambiamenti tipici di quel tempo; città la più importante della Calabria, in contatto diretto con Napoli e con le altre citta dell’Italia centro-settentrionale, ebbe numerosi privilegi dagli angioini; tra i tanti quello di essere stata eletta da parte di Luigi D’Angiò a sede della sua corte, e qui si sposò, nel Giugno del 1434 con Margherita di Savoia, figlia di Amedeo III. Il clima di pace durò poco; le lotte fra sostenitori degli Angioini e partigiani degli Aragonesi ridussero la città a un campo di battaglia e, come se questo non bastasse, alle sciagure venne ad aggiungersi un’apidemia di peste che prostrò del tutto Cosenza. Benché entrata a far parte dei domini aragonesi nel 1442, e mantenendo gli stessi privilegi che già aveva in precedenza, verso il 1460 la città si diede a Giovanni d’Angiò e in seguito fu ispiratrice di una sanguinosa rivolta dei contadini; dopo che tutto il regno di Napoli divenne parte del grande impero di Carlo V, Cosenza ridivenne sede del governatore e vide una fioritura di interessi umanistici che dovevano dare vita alla famosa Accademia Cosentina, senza però che le condizioni economiche migliorassero. La sua importanza politica non venne ugualmente mai meno: quando, a metà circa del secolo XVII, scoppò la rivolta nel Vicereame, Cosenza fu il focolaio dei tumulti contro gli Spagnoli, e la sorda irritazione nei riguardi dei dominatori non cessò mai fino a quando, nel 1707, gli Austriaci succedettero agli Spagnoli. Molto tempo dopo, alla fine del Settecento, le idee rivoluzionarie provenienti dalla Francia indussero parecchi gruppi di cittadini a proclamare la Repubblica, che durò per un brevissimo periodo, all’incirca un mese e mezzo; a soffocare questo primo desiderio di libertà furono le truppe del Cardinale Ruffo.

Il sacrificio dei bandiera.

Il periodo seguente, fino al 1820, che vide il dominio francese, la restaurazione, le lotte cittadine, fù fra i più agitati della storia della città; tuttavia è proprio in questi anni che si venne formando una coscienza unitaria, grazie soprattutto alla paziente opera della Carboneria; è infatti nel 1820 che viene per la prima volta innalzato il tricolore, e nel 1829 e ancora nel 1837 vi furono tentativi di moti liberali. Tutti questi vari movimenti insurrezionali prepararano il vasto moto del Marzo 1844, quando la città prese le armi contro l’oppressione del duro governo borbonico: la rivolta non fece che affrettare il progetto di spedizione verso il regno delle Due Sicilie dei Fratelli Bandiera, tentativo che non ebbe i risultati sperati a causa anche dello scarso entusiasmo delle popolazioni che per prime vennero in contatto con lo sparuto gruppo di patrioti. Attilio ed Emilio Bandiera, insieme a molti dei loro compagni, caddero fucilati nel vallone di Rovito, pagando con la vita il loro generoso tentativo di liberare le popolazioni della Calabria. Ancora nel 1847, Cosenza insorse  e l’anno dopo, insieme a moltissime altre città d’Italia, sperò in un rapido cambiamento della situazione; purtroppo gli avvenimenti non presero la piega giusta, e la sconfitta di Novara smorzò una gran parte degli entusiasmi. Ma tuttavia si avvicina lo sperato tempo della liberazione: nel 1860 Cosenza e i suoi cittadini rispondono con entusiasmo alla marcia di Garibaldi verso Napoli; i più ardimentosi patrioti vanno ad ingrossare le file dei mille, contribuendo con il sangue versato alla liberazione dei territori ancora in potere dei Borboni. Dopo l’Unità, Cosenza ha sempre tenuto fede al suo carattere di città fiera ed industriosa; dopo le rovine della seconda guerra mondiale sembra essere risorta a nuova vita con uno svilupppo urbanistico e commerciale tali da farne la più viva città della regione.

Posta su sette colli, come Roma, quasi circondata dai fiumi Busento e Crati, Cosenza è una città dal duplice aspetto, antico e moderno; la parte vecchia si trova compresa tra la sponda destra del Busento e la sinistra del Crati: è qui che si trova la maggior pare dei monumenti e delle chiese; il primo di cui ci occupiam sul colle Pancrazio leva ancora la sua massiccia molte:  il castello normanno. La parte moderna della città, ha inizio invece, dall’altra sponda del Busento, e ha vie diritte e regolari, spaziose piazze, quartieri nuovi: vi hanno trovato sfogo infatti, tutte le più recenti iniziative, sia industriali, sia sportive ed urbanistiche. Si è già detto che a dominio della città vecchia stà il colle Pancrazio con il castello: di origine arabo-normanna, fu restaurato e ampliato nel XIII secolo, come si può vedere in alcune strutture architettoniche tipiche dell’epoca. Occupato successivamente dagli Angioini, del loro passaggio sono rimasti gli stemmi con i gigli di Francia nelle serraglie di alcune stanze del lato meridionale; nel castello si sono svolti numerosi episodi della storia della Calabria, fra laltro vi si celebrarono le nozze di Luigi D’Angiò, duca di Calabria, con la figlia di Amedeo VII d’Aosta, Margherita. Prima di abbandonare il piazzale del castello si può gettare uno sguardo su tutta la conca di Cosenza che si apre verso la pianura, con i casali sparsi sulle pendici dei monti e i primi contrafforti della Sila. Insieme al castello, un altro punto importante dove si svolgeva e si svolge tuttora la vita cittadina è la triangolare piazza Duomo. La Cattedrale di Cosenza è assai antica;

Cosenza Duomo.jpg

costruita e consacrata nel XIII secolo alla presenza dell’imperatore Federico II, risente dell’influsso dell’architettura gotico-cistercense; nel corso dei secoli la chiesa ha subito non pochi restauri e rimaneggiamenti, specialmente nel 1750 e nel 1831, che ne avevano alterato la fisionomia originaria. In tempi recenti, grazie ad un accorato restauro, la facciata presenta tre portali gotici e al di sopra di essi altrettanti rosoni, più grandi il portale ed il rosone centrale, più piccoli e uguali i due laterali. L’interno è a tre navate, divise da pilastri di stile romanico oltre a dipinti dei pittori Luca Giordano e Domenico Morelli, vi sono il mausoleo di Isabella D’Aragona e il sarcofago di Meleagro. Moglie di Filippo III di Francia, Isabella morì a Cosenza nel 1271 a causa di una caduta del fiume Savuto mentre ritornava da un viaggio dall’oriente: un artista francese scolpì la tomba della regina con raffigurazioni della Madonna col bamnino e ai fianchi il Re Filippo con la moglie, inginocchiati e preganti. Il sarcofago di Meleagro è invece un antico sarcofago romano strigilato: in basso rilievo sono rappresentate scene mitologiche  e di caccia. Fa pure parte del tesoro dell’arcivescovado la preziose duecentesca croce – reliquario d’oro, con smalti e altre pietre preziose, con iscrizioni in lingua greca; è un opera di un altissimo valore artistico e storico, che la tradizione, peraltro attendibile, vuole sia stata donata alla Cattedrale dall’imperatore Federico II quando la chiesa fu consacrata, il 30 Gennaio 1222.

A Cosenza, città ricca di tradizioni, non mancano i bei palazzi del Quattrocento, o del Sei-Settecento. Fra questi si possono citare il quattrocentesco palazzo dei Sersale di Sellia ove fu ospite anche l’imperatore Carlo V; il grandioso palazzo Bombini, palazzo Cicala, ora sede dell’episcopato, palazzo Quintieri, con un raccolto atrio seicentesco e l’austero palazzo De Matera. Non va dimenticato in questa rassegna il bel palazzotto dell’Accademia Cosentina, che ospita anche la Biblioteca Civica.

Cosenza Biblioteca civica.jpg

Dopo i palazzi civili, ecco di nuovo quelli religiosi; in  primo luogo la Chiesa di San Domenico, aldilà del Busento, e pertanto un poco discostata dal nucleo antico della città: è una costruzione del XV sec. ma rifatta in forme barocche nel Setttecento che conserva nell’interno alcune pregevoli opere; a destra dell’ingresso, in fondo, vi è infatti una grande cappella tutta rivestita di intagli lignei dorati di stile barocco, con decorazioni e pitture. In un’altra cappella si trova il gruppo marmoreo della Mdonna della Febbre: in una nicchia è posta la Madonna col Bambino, ai suoi lati due figure di santi, alla base Gesù con 8 apostoli. Dopo la Cattedrale, il monumento religioso più importante della città è la Chiesa di San Francesco d’Assisi: il semplice prospetto della costruzione, dietro a cui è il complesso monastico dei Cappuccini, sembra voler ricordare la semplicità di vita del poverello d’Assisi. La tradizione dice che a costruire la chiesa sia stato un compagno del santo, Piero Cathin, nel 1217: in effetti vi si conserva ancora un portale del XIII secolo e la ricca dorata cappella di Santa Caterina; affiancato alla chiesa si trova il convento, con un antico, bellissimo chiostro ed importanti affreschi mediavali.

Ma Cosenza, oltre ai palazzi e alle chiese, ha una fisionomia architettonica che comprende praticamente tutta la città o meglio il nucleo più antico della città; così, nel corso inferiore della Via Padolisi si trovano numerosi tipici palazzi dagli artistici balconi e dai graziosi cortili interni; dal corso principale nelle piccole vie, in ogni direzione, su distendono i palazzi con ricchi portali e cortili dal sapore medievale. Il quartiere, che ha ancora vari rioni recanti interessanti nomi storici, come quello chiamato della Giostra Vecchia, dove il vasto palazzo Bombini si presenta sulla facciata laterale con un giardino rampante di bellismo effetto, è un complesso molto pittoresco di case, alcune modeste, altre patrizie, che testimoniano i passaggi delle diverse architetture, napoletana e catalana principalmente, nella città, in special modo del XV secolo. Altro importante monumento di Cosenza è la zona sacra del Vallone di Rovito, dove la pietà e l’ardore patriottico dei cosentini, hanno voluto che sorgesse l’ara in onore del sacrificio dei fratelli Bandiera. In questo stesso punto, il 25 Luglio 1844, vennero fucilati i veneziani Attilio ed Emilio Bandiera, insieme ai loro compagni, dopo che, partendo da Corfù erano approdati alla foce del fiume Neto sulla costa ionica, tentando una spedizione per sollevare la popolazione contro i Borboni.

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Scopri la Calabria: Papasidero.

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Papasidero 1.jpgPapasidero si trova ubicata nell’immediato retroterra di Scalea, sul versante tirrenico della Calabria. Vi si arriva da Sud superando Santa Domenica Talao e percorrendo 10 km di strada in salita, molto panoramica, ed ulteriori 13 km attraverso boschi di castagno e di faggi. In alternativa si può arrivare dall’autostrada A3 (Salerno – Reggio Calabria), uscita di Mormanno e 25 km di strada. In totale da Tropea 2 ore e mezza di automobile. Il link di google maps faciliterà l’idividuazione della strada. Come arrivare a Papasidero da Tropea.

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Scopri la Calabria: le grotte di Verzino.

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Verzino9.jpgVerzino, sorge sul versante ionico della Sila, lungo la strada provinciale che partendo da Cirò Marina, superata Ubriatico, volge verso Savelli. Non è un itinerario di quelli facilmente raggiungibili da Tropea, perché la strada da fare è molta ed occorrono circa 2 ore e mezza di macchina per arrivarci, ma per la bellezza ed il fascino delle sue grotte, non potevo trascurare di segnalare questa località calabrese. Per gli amanti del genere e per chi voglia affrontare questo itinerario, la stada da percorrere e l’A3 (SA – RC) in direzione Nord, che si imbocca da Pizzo – Angitola percorrendo la SS 522. Successivamente si prosegue per Catanzaro (Uscita Lamezia Terme), poi per Crotone, SS 106, poi per Cirò Marina e Ubriatico. Qui si prende la strada per Savelli e si prosegue fino a Verzino.

(foto tratta da http://luigicozza.blogspot.com)

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Itinerari e città di Calabria: Stilo.

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Stilo 1.jpgUna delle più suggestive località della Calabria è unanimemente considerata Stilo, la città e la patria del filosofo Tommaso Campanella, che sorge sulla Strada Statale 110, che da Monasterace marina porta a Serra San Bruno. Da Tropea, la distanza è di circa 100 km e la strada da percorrere è la seguente:

1) Prendere la SP 18 che da Tropea conduce a Santa Domenica di Ricadi e poi proseguire sulla SP 22 prima e sulla SP 23 dopo fino a Rosarno.

2) A Rosarno imboccare la superstada Jonio – Tirreno, chiamata anche SS 281 o SS 682 e proseguire fino a Marina di Gioiosa

3) A Marina di Gioiosa, imboccare la SS 106 o E90 in direzione Nord  verso Roccella Jonica – marina di Caulonia – Riace.

4) Dopo pochi chilometri da Riace e prima di arrivare a Monasterace imboccare la SS 110 chiamata anche SP 95, proseguire per c.ca 10 Km e si arriva a Stilo.

In alternativa, imboccare la SS 522 da Tropea verso Pizzo; superare Pizzo in direzione Angitola. Proseguire per Serra San Bruno e da qui imboccare la SS 110 per Monasterace Marina. Oppure fare la strada tutta interna andando verso Vibo Valentia e Piscopio, raggiungendo poi Serra San Bruno da Soriano Calabro. Questo percorso che trovate nel link a tergo del presente post è senza dubbio più bello per chi ama la montagna, ma più tortuoso.

Il primo percorso, pur essendo più lungo, è invece più panoramico per il mare, percorrendo i primi 30 Km fino a Nicotera a ridosso e a strapiombo dell’intera costa Sud di Tropea, poi, una volta arrivati a Gioiosa Marina, ci sono altri 25 km di costa jonica da ammirare.  E’ quello che suggerisco a chi preferisce questi scenari.

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Scopri i dintorni di Tropea: Zaccanopoli

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Zaccanopoli 1.jpgIl paese di Zaccanopoli è situato a 450 metri sul mare, su un “terrazzo” del versante Nord di Monte Poro: per secoli fu casale di Tropea poi comune autonomo dal 1811. Ha un estensione di quasi 7kmq e circa 1050 abitanti. Paese di antiche tradizioni agricole, ma ormai quasi del tutto scomparse. Pochi anziani coltivano ancora cereali, ulivi, vigne e orti. Famoso in passato pe la tradizione e la bontà del pecorino del Poro prodotto dai pastori locali; la statistica murattiana del Regno di Napoli dei primi anni dell’Ottocento così scriveva: “i migliori formaggi e più ricercati sono que’ di Catanzaro, di Crotone, di Zaccanopoli…l’uso de’ quali fa difficilmente desiderare i buoni parmeggiani…” Ma oggi, quella della produzione artigianale del pecorino, almeno a Zaccanopoli è pressoché scomparsa. Nell’artigianato si segnalano botteghe di falegnami e qualche sartoria. Colpito da diversi terremoti è stato anch’esso paese di emigrazione, soprattutto verso l’Argentina.

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Costa degli dei: escursioni in barca dal porto di Tropea a Capo Vaticano.

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Barca escursioni per la costa.JPGHo scoperto che, da qualche giorno, l’amico Paolo Calamita, organizza per la costa degli Dei, bellissime escursioni con la sua barca a motore. fondali 1.jpgIl tour consiste nel costeggiare la costa, da Tropea fino a Capo Vaticano, con fermate e soste nelle più belle baie, prima fra tutte la baia di Riaci. Una particolarità all’interno di questa escursione, è la possibilità di fare il bagno a largo, e, di guardare al rientro, il fondale antistante il Santuario della Madonna dell’Isola, dove, da pochi mesi, è collocata una grande statua di Padre Pio. Le partenze e gli arrivi sono dal porto di Tropea con gli orari di seguito riportati. La barca, ha una capacità di 20 persone, per cui è necessario prenotare, almeno un giorno prima, ai seguenti numeri: (+39) 0963.666098 (Tropeamar); 346.2420623 (Paolo).

Orari delle escursioni:

Dal Porto di Tropea tutti i giorni:

partenza ore 9,30 rientro ore 13.30 circa.

partenza ore 14.00, rientro ore 18.00 circa.

Costi

Adulti: 25 Eur a persona con sconto del 20% se riservate a nome di Tropea per amore.

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Appuntamenti dell’estate 2009: sagra della suriaca

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Sagra sujaca 1.JPGSi svolgerà domani sera, la XXXI sagra della Sujaca a Caria, frazione del comune di Drapia, a pochi chilometri da Tropea (8km). A partire dalle ore 18,00, il centro agricolo dell’entroterra vibonese, celebrerà un prodotto, i fagioli, di cui la tradizione gastronomica calabrese è ricca e nello stesso tempo fiera. Nelle vie di Caria, verranno proposte numerosissime pietanze a base di sujaca, in un clima di festa, di giochi, di divertimento. Appuntamento questo che segnaliamo ai vacanzieri dell’estate tropeana e dei dintorni di Tropea. Prezzi modici per le degustazioni. Il programma della sagra della sujaca lo trovate di seguito.

Sagra sujaca 2.JPGORE 18:OO – Ballo dei giganti Mata e Grifone e sfilata de tamburi per le vie del paese.

Ore 20:3O  apertura della XXXI edizione degustazione dei fagioli di Caria preparati nelle diverse salse. Degustazione dei prodotti tipici locali.

Ore 20:30 /22:OO ballo dei giganti tra gli stands della sagra.

Ore 22:00 – Largo San Nicola “ZONA BRIGANTI ” in concerto, spettacolo di musica popolare.

Ore 24:00 – Piazza Mazzitelli – Tradizionale ballu du camejuzzu i focu realizzato dalla ditta Pugliese Ernesto di Soriano Calabro

DISPOSIZIONE SAGRA 2009
Casse – Largo Galluppi
distribuzione prodotti tipici – Via Regina Elena
Tavoli degustazione – Di fronte al casello Galluppi
Griglie salsiccie -”Cantuni Filicettu”
Palco concerto – Largo San Nicola
Tradizionali bancarelle – Via Gallo -Via provinciale lato destro
Ballu du camejuzzu i focu – Piazza Mazzitelli

Foto da: poro.it

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Le freschezze dell’Estate: gelato al miele e lavanda.

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Gelato miele e lavanda.jpgUn piccolo suggerimento prima di dare questa ricetta mi sento di doverlo fornire. Nella preparazione del gelato, al posto dello zucchero raffinato, si possono usare sia lo zucchero di canna, sia il miele (ovviamente non in questo caso), che il malto. Tutti questi dolcificanti alternativi allo zucchero semolato, hanno la capacità di addensare maggiormente il composto, favorendo l’eliminazione dei piccoli ghiaggioli che si formano nella preparazione del gelato, specialmente quando al posto della gelatiera si usi il freezer.

Ingredienti: 2,5 dl di yougurt, 2,5 dl. di latte, 100 gr di miele fluido, 1 manciata di fiori di lavanda, 3 uova.

In una casseruola, mescolate con una frusta miele, latte, yogurt e uova, quindi raddensate al fuoco. Unite i fiori di lavanda e passate il gelato nella gelatiera per 20 minuti. Lasciate riposare per 3-4 minuti e servire. Qualora non foste provvisti di gelatiera, una volta raddensato il composto al fuoco, si lascia riposare e raffredare, poi si mette in una vaschetta per il ghiaccio e si lascia in freezer per 1 ora e mezza. Successivamente si passa in frigorifero, per poi ripetere l’operazione, con gli stessi tempi, prima di servire.

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Tropea di sera, un fascino particolare: terza parte.

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Eccoci giunti alla terza ed ultima parte della mia passeggiata serale per il centro storico tropeano. La sera è sempre quella del primo Agosto 2009. Le vie e le pizze sono cambiate un pochino. Piazza Vittorio Veneto e per finire ancora Largo Cannone.

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