26/01/2012

Data alle fiamme l’auto del segretario comunale di Zaccanopoli Gerardo Barone Adesi

attentati incendiari a tropea,automobili in fiamme a tropea,gerardo barone adesi,atti criminali a tropea,intimidazioni mafiose a tropea,TROPEA Il grave atto intimidatorio si è verificato l’altra notte in Largo Toraldo. Il dirigente è in servizio da un anno nel comune di Zaccanopoli

L’incendio della Saab 95 non è legato alla sua attività professionale. Solidarietà del sindaco Caparra

fonte Lino Fresca, Gazzetta del Sud

Data alle fiamme l’auto del segretario comunale di Zaccanopoli, Gerardo Barone Adesi, 62 anni, di Tropea. Il gravissimo episodio  si  è  verificato  l’altra notte, intorno alle 22.30 a Tropea,  in  Largo  Toraldo Grimaldi dove l’autovettura, una Saab 95, era parcheggiata.
Ad   accorgersi   per   primo dell’incendio della  sua auto è stato  lo  stesso  segretario  comunale il quale, «udendo – ha affermato – dei rumori sordi e un forte odore di plastica bru- ciata proveniente da fuori» si è immediatamente  affacciato al balcone da dove ha visto la sua Saab 95 in parte avvolta dalle
fiamme. Il segretario comunale, senza perdere  un attimo,  ha immediatamente allertato i carabinieri della locale stazione e i vigili del fuoco i quali in pochi minuti sono intervenuti sul posto. Nonostante il l’immediato intervento  dei  pompieri,  che hanno provveduto a spegnere le fiamme, l’autovettura è stata gravemente  danneggiata  soprattutto  nella  parte  anteriore.

In largo Toraldo sono intervenuti    anche    gli    uomini dell’Arma  i  quali  dopo  aver espletato i rilevi del caso hanno immediatamente avviato le indagini per fare chiarezza sul grave  episodio  che  è ancora tutto da  decifrare visto  che il segretario  comunale  non  ha mai avuto problemi con nessuno.
«Questo episodio – ha affermato  il  dirigente comunale  – mi lascia perplesso perchè non ho  mai  avuto  problemi  con nessuno. Nel Comune dove lavoro vado d’accordo con tutti. Non mi  sto occupando  di appalti o altri problemi scottanti.
Mi sto limitando soltanto alla gestione  dell’ordinaria  amministrazione.  Non  capisco  chi possa avercela con me. Ho cercato – ha ribadito – sempre di svolgere   il   mio   lavoro   con grande serietà rispettando soprattutto la dignità e il lavoro degli altri. Mai  una parola di troppo con nessuno. A Tropea penso di andare d’accordo con tutti. Non ho nemici che possano arrivare a tanto. Attualmente  non  svolgo  alcuna  attività politica. In passato sono stato candidato a sindaco con una lista civica di centrosinistra».
Il segretario comunale, non nascondendo una certa preoccupazione, ha sostenuto: «Non mi aspettavo un’azione del genere. Questo gravissimo gesto offende   gravemente   la   mia persona. Sono stato sempre al servizio  della  comunità.  Non capisco, quindi, chi possa avermi colpito». Il segretario è molto stimato anche  sul posto  di lavoro  soprattutto per la sua professionalità.  La  conferma viene  direttamente dal sindaco di Zaccanopoli  Pasquale  Caparra  il quale ha commentato: «È una persona umana e professionalmente molto preparata. Da un anno  è  in servizio  nel  nostro Comune  dove  ha  dimostrato sempre grande serietà e competenza. Se si tratta di un’intimidazione  non è  sicuramente legata alla sua attività professionale.  Nel  nostro  Comune non  ci  sono  interessi  tali  da giustificare un gesto del genere.  Aspettiamo  di  conoscere meglio i fatti. Per quanto mi riguarda  gli  sono  molto  vicino».

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08/01/2011

Pietro di Costa scrive a Napolitano: "Ho denunciato facendo nomi e cognomi ma non sono stato mai chiamato da chi di dovere"

Sycurpol Tropea.jpgChiude l'Istituto di vigilanza perché stanco di subire minacce e intimidazioni e si rivolge al Presidente della Repubblica al quale chiede di essere ricevuto per rappresentare la sua vicenda. Pietro Di Costa, 42 anni, di Tropea, già titolare dell'Istituto di vigilanza "Sycurpol", chiuso da circa due mesi dopo aver restituito la licenza, non si dà per vinto e vuole andare fino in fondo. Non si piega ai soprusi e alle minacce.

Nella lettera inviata al Capo dello Stato lamenta, ancora una volta, di esser stato abbandonato dalle istituzioni contro le quali ha dovuto combattere, e non poco, prima di ottenere l'autorizzazione per aprire l'Istituto di vigilanza. Ma per lui la strada è stata subìto in salita: ottenuto il permesso e aperta l'attività sono subito iniziate le ritorsioni. «Le minacce – dice Di Costa – sono arrivate subito. Prima nei miei confronti, successivamente contro le guardie e la mia famiglia. Episodi che ho sempre denunciato fin dal 2008. Ma ogni mia rimostranza non ha avuto alcun seguito, forse neanche alcuna considerazione. Mi chiedo perché, visto che sono stato sempre un uomo vicino alle istituzioni e alle forze dell'ordine, informandole anche di situazioni molte spesso delicate».

Di Costa riferisce, inoltre, al Capo dello Stato di essere stato minacciato da un noto mafioso della zona, che attualmente è in carcere. «Tutte situazioni – annota ancora nella lettera inviata al presidente Napolitano – che ho dichiarato su Gazzetta del Sud nell'ottobre scorso affinché ognuno conoscesse la mia storia. Ma, nonostante tutto, nessuno mi è venuto incontro».

Una storia come tante, purtroppo, in una terra dove molto spesso prepotenza e arroganza prendono il sopravvento su chi, invece, opera nel pieno rispetto delle regole e della legalità. Pietro Di Costa, padre di quattro figli, chiede al presidente Napolitano di poter essere ascoltato, per una situazione che «solo apparentemente potrebbe sembrare privata ma che in effetti ha dei risvolti sociali piuttosto drammatici perché testimonia, ancora una volta, che in Calabria per gli onesti non c'è spazio. «Mi viene piuttosto difficile – scrive ancora Di Costa – spiegare ai miei figli che sono stato costretto a chiudere la mia attività per non cedere alle pressioni mafiose».

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15/10/2010

Ennesimo atto intimidatorio a Pietro Di Costa: la Sycurpool chiude i battenti e restituisce la licenza per la vigilanza

Sycurpol Tropea.jpgMartedì scorso l'ultimo avvertimento: un proiettile nella posta: "ho sempre denunciato tutto, facendo nomi e cognomi, ma finora non ho avuto alcun riscontro."

La Gazzetta del Sud - venerdì 15 Ottobre 2010

di Marialucia Conistabile

L'ultima intimidazione risale a martedì scorso, quando nella  cassetta delle lettere ha trovato un proiettile calibro 32. Posta  "pesante", dunque, per Pietro Di Costa, 42 anni di Tropea,  titolare dell'Istituto di vigilanza "Sycurpol" che ieri ha deciso - perche costretto da una serie di circostanze - di restituire la licenza e di chiudere i battenti.

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