12/03/2011

LA VECCHIA MARINERIA DI TROPEA

La  piccola  città  di  Tropea  giace  sul  piano  di  un'alta  rupe.  Le  guardano le spalle amenissimi colli, i quali, distendendosi d'ambe due i lati, come due braccia, l'accolgono in mezzo e, da una parte, terminano alla punta di Zambrone e, dall'altra, verso il Capo Vaticano.

Con pochissimo di sé essa si attiene alla terra, sporgendo di quasi  tutto il corpo nel mare, il quale, ora placido e tranquillo, le serve di  specchio, ora turbato, si scioglie in ispume per deporle ai suoi piedi.

Presso la città vi sono due grandi scogli, uno detto di San Leonardo,  che  un  tempo  serviva  ai  navigli  di  rifugio  dai  vanti  di  Sud  e Sud-Ovest,  e  l'altro  sul  quale  sorge  pittoresco  il  Santuario  Santa Maria dell'Isola, sotto la giurisdizione dei monaci di Montecassino.
La marineria mercantile fino al principio del nostro secolo fu assai  fiorente;  ma  dopo  il  conflitto  mondiale  cominciò  a  decadere, tanto che oggi non si ammirano più le grandi marticane (tartane), i veloci  cottari  (cottri)  e  le  agili  bilancelle,  le  cui  polene  raffiguravano santi, colombe dalle  ali spiegate, stemmi ed altro. Questi navigli, quando andavano in disarmo, venivano tirati a secco ed allora conferivano alla marina un aspetto grazioso e degno del pennello d'un artista.

Tropea è ricca di memorie marinaresche e nel passato possedette, presso la foce del torrente Lumia, un arsenale a tre archi, il quale serviva all'armamento navale e per la costruzione e la riparazione delle triremi ed il tropeano Abate Sergio nelle sue «Cronache» testimonia delle grandi tartane e dei brigantini che ivi andavano in alaggio per essere riparati.

Il Fiore ed altri scrittori calabresi attestano che questa città aveva la facoltà di armare galere proprie, le quali godevano il privilegio, concesso  da  Ferdinando  II  d'Aragona  nel  luglio  1496,  di  marciare avanti a tutte le altre del Regno. In quest'epoca il tropeano Ludovico Vulcano, con regio rescritto, fu nominato prefetto delle galere tropeane e delle altre che il Re Ferdinando il Cattolico aveva in quell'arsenale.  Data l'importanza che in quei tempi la città aveva per i suoi traffici  marittimi,  il  28-2-1506  ottenne  dal  medesimo  Ferdinando  II importanti privilegi, dei quali citiamo soltanto la parte che c'interessa: «…tutti i navigli della città e del suo circondario  che per fortuna di mare avesser rotto nelle marine di qua e di là del Faro, fossero insieme al carico ricuperate al padrone, senza che alcun barone e altri vi potesse metter mano».

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11/03/2011

Giuseppe Chiapparo: uno storico appassionato della storia cittadina. Cenni biografici e bibliografia

Giuseppe Chiapparo.JPGGiuseppe Chiapparo nacque   a Tropea  il  29  novembre  1894,  da Pietro  Chiapparo  e  Maria  Mazzara e morì a Napoli nel 1963 dove visse ed esercitò la sua professione di maestro nelle scuole primarie.  Fu  il  padre,  uomo colto, dotto in latino e di ingegno  versatile,  discreto  pittore  di soggetti  sacri,  amante  della  musica  ed  esperto  in  arti  plastiche  (sono  famosi  ancora  oggi  i  pastori  creati  dalla  famiglia  Chiapparo  di  cui  un  presepe  fu  donato  alla  chiesa  del  Gesù),  ad  inculcare  nei  figli,  fin  dall’infanzia, l’amore per l’arte e per  lo studio.

Giuseppe Chiapparo visse in questa  atmosfera  familiare  fino  all’età  di quattordici anni quando, morto il  padre, si trasferì in collegio a Napoli ove,  conclusi  gli  studi  secondari  e  poi  quelli  universitari  presso  l’Università Federico II e presso l’Istituto Universitario Orientale, si  dedicò  all’insegnamento.  Studioso  instancabile  conseguì  vari  diplomi in discipline diverse: botanica, ortofrenia, ecc. e non mancò  di approfondire gli studi dell’Esperanto.

Fu legato da affetto indissolubile alla sua terra d’origine, ove ritornava tutte le volte che i suoi impegni glielo consentivano ed in  particolare  nel  periodo  estivo.  I  suoi  rapporti  con  l’ambiente  demologico del suo tempo e, soprattutto, l’amicizia che lo legava agli illustri etnografi calabresi quali Raffaele Lombardi Satriani, Raffaele Corso e Antonino Basile, indussero lo studioso a dedicarsi alle ricerche sulla cultura popolare calabrese e, in particolare, di Tropea, onde tramandarne la memoria.

Con rigore e passione, attraverso ricerche prolungate nel tempo,  Giuseppe  Chiapparo  ha  condotto  studi  approfonditi  nei  diversi  settori della vita tropeana, pubblicando saggi e ricerche al fine di  preservare un patrimonio culturale, che altrimenti sarebbe andato  per  sempre  perduto.  I  suoi  scritti,  ancor  prima  degli  anni  ’30  del  secolo appena trascorso e fino alla sua dipartita sono stati pubblicati su varie riviste: Cultura Regionale (Reggio Calabria), Folklore Italiano, Archivio delle tradizioni italiane, Calabria Letteraria, Folklore della Calabria, Roma della Domenica ed altre.

Testimonianza di molte sue pubblicazioni si trovano nel testo “Fonti documentarie e Bibliografiche della Calabria” di Carlo De Cesare, 2006.  Lo  studioso  partecipò  a  vari  congressi italiani e internazionali. Citiamo il “Convegno sugli studi etnografici   italiani”   presieduto  dal prof. Raffaele Corso tenutosi  a  Napoli  nel  1952;  il  convegno  internazionale  su  “Etnografia  e  Folklore  del  mare”  tenutosi  a  Napoli  alla  Mostra  d’Oltremare  nel 1954 e, ancor prima, il “Convegno  internazionale  storico  e scientifico  sulla  Chirurgia  plastica”  tenutosi  a  Tropea  il  15-16 giugno  1947,  del  quale  a  fianco  dell’allora  sindaco  di  Tropea,  la Marchesa  Lydia  Toraldo  Serra egli fu promotore oltre che relatore  circa  le  ricerche  fatte  sulla chirurgia  plastica  sui  fratelli  Vianeo di Tropea.

Intorno agli anni ’50 fu parte attiva perché avvenisse la dragatura  del  porto  della  sua  amata  Tropea,  divenuto  oggi  un  importante  porto turistico. La città di Tropea, riconoscente verso il suo concit- tadino  ha  dedicato  allo  studioso  una  strada  nel  nuovo  rione  del  porto, secondo la nuova toponomastica cittadina entrata in vigore  nel 1995.

Molti studiosi hanno fatto riferimento e riportato, nelle loro opere,  gli  scritti  di  Giuseppe  Chiapparo;  tra  gli  ultimi  ricordiamo  in  particolare  quelli  dedicati  a  Tropea  editi  dalla  Banca  Popolare  di  Crotone  sulle  città  della  Calabria.  Recentemente  un  opuscolo  riportante “La vecchia marineria e le culture del mare a Tropea”  è  stato annesso alla rivista La Spola, creata e diretta dal prof. Vito Teti.

L’attività  letteraria  del  prof.  Giuseppe  Chiapparo  è  cessata  nel 1963 anno della sua morte avvenuta a Napoli. I suoi scritti etnografici e demologici su Tropea sono l’unica testimonianza scritta che  resta  sugli  usi  e  costumi  tipici  nei  vari  settori  della  vita  tropeana che erano tramandati oralmente.

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28/02/2011

ASTRONOMIA E METEOROLOGIA DEI PESCATORI DI TROPEA

Pescatore di Tropea.jpgQualche giorno fa, nel post dedicato ad alcuni proverbi sulla pesca e sui pescatori, avevo annunciato la pubblicazione dei saggi dell'etnologo e storico tropeano Giuseppe Chipparo contenuti nella rivista 'La Spola' e curati da Vito Teti. Dei tre saggi contenuti in detta rivista, quello dedicato all'astronomia e alla metereologia dei pescatori di Tropea, è quello che maggiormente mi ha incuriosito ed affascinato. La presenza in esso di una serie di notizie sulla pesca e sugli usi e le credenze dei pescatori, di moltissimi proverbi  e modi di dire che hanno accompagnato la vita dei marinai tropeani, ne fanno un documento dal valore assoluto sia dal punto di vista storico-culturale, sia in termini antropologici, perché in esso sono racchiuse delle vere e proprie 'perle storiche' difficilmente reperibili ad ogni ricercatore di oggi nonché suggerimenti utili per i pescatori e marinai dei nostri giorni. Buona lettura

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