02/01/2010

Il "dolce" San Silvestro della Tropea che amo di più

Eccola qui la Tropea che amo di più. Quella delle immagini che seguono, quella ripresa dalla mia piccola Canon, ultimo acquisto amico, che mi ha consentito per l'ultima parte dell'anno ormai passato, di fissare le impressioni e le atomosfere di una Tropea che va amata, sempre e comunque. Questa Canon, ha risposto bene, anche il giorno di San Silvestro, prima dell'ora di fuoco, prima della sagra degli idioti, che sparano al cielo e non solo al cielo, migliaia di euro, non curanti che una pallottola sparata al cielo o contro una casa è una doppia violenza, quella all'ambiente e alla miseria di chi non ha nulla. Ma questa è un'altra storia che voglio assolutamente rimuovere.

Voglio continuare a proporre questa Tropea, quella delle bellezze che madre natura gli ha concesso, quelle delle ragazze bionde che in solitudine si fanno una passeggiata nella spiaggia del "mare grande"; chissà perché mi è sembrata una sirena questa bionda, alta e snella, apparsa improvvisamente sul mio orizzonte contemplativo, alla ricerca di una posizione per meglio gustare questo dolce mare tropeano; un'altra invece, sfida temperature non invitanti e trova il coraggio di bagnarsi le gambe. Voglio continuare a pensare che in città esiste ancora il dono, quello spontaneo e gratuito, quello dei fratelli "coculei", dei "peccati di gola...il bar" che non avendo altro modo per dirmi "ti stimiamo" lo fanno dolcissimamente con un tronchetto che ha un gusto più unico che raro: quello dell'amiciza e dell'affetto. Buonissimo il suo contenuto, anche, ovviamente. Dolce due volte. Voglio scrivere ancora di Tropea e delle sue chiese, quelle che ospitano storia e antiche devozioni, Cristo, i Santi e molta religiosità che non è mai venuta meno in duemiladiecianni; dei suoi presepi anche e soprattutto; quelli che affascinano i visistatori che li guardano e che non finiranno mai di dire la loro, mai vuoti, sempre belli come quello della chiesa del Convento della Sanità, inframezzo dovuto alla mia passeggiata pomeridiana dell'atteso 2010. Voglio continuare ad incorniciare facce vere, come quelle dei giocatori di carte che per 6 mesi all'anno, ammortizzano il trasscorrere del tempo guardando in faccia una donna di denari o un re di coppe. Voglio continuare a parlare della Tropea che si innamora della musica, che la celebra, che gli dedica tempo ed energie. Questa Tropea è bellissima. Bella come i ragazzi del coro Polifonico "Don Giosuè Macrì", che si danno da fare per tenere alta un'antica e nobile arte: "chi canta prega due volte"; questo a dirlo non era uno stupido, era un grande Agostino, vescovo d'Ippona prima e poi anche Santo. E allora, cari amici vicini e lontani, sapete che vi dico? Che io continuo così, per me l'idiozia ha un solo antidoto: L'AMORE! Ed è quello che vorrei continuare ad offire a tutti coloro che vogliono ancora credere e pensare che questa città non sia al capolinea finale con la sua storia, contro ogni nichilismo di ieri e di oggi, contro ogni rassegnato atteggiamento dell'anima e del cuore. Buona visione e Buon Anno.