15/01/2011

Sanità a Vibo Valentia e processo Eva Ruscio: la porchetta è servita!

354816030.jpgFinirà col farsi odiare del tutto questa nostra provincia, più di quanto già lo sia. Finirà nel dimenticatoio delle politiche nazionali Vibo Valentia. Da ultima provincia in termini economici diverrà presto, se non si cambia completamente registro in tutti i settori, la provincia più detestata ed abbandonata a se stessa dell'intera penisola. I segnali non mancano e le rivelazioni di Wikileaks registranti le forti perplessità sulla Calabria espresse dal console americano, la dicono lunga a tal riguardo.

La giustizia vibonese non riesce ad assicurare alle patrie galere quelli che tre anni fa hanno decretato la morte di Eva Ruscio, la ragazza entrata viva in sala operatoria all'Ospedale di Vibo Valentia per una semplice operazione  chirurgica, e ne è uscita morta. Ed io sono incazzato nero, perché il dolore che sale dalle parole della madre di Eva, pronunciate subito dopo la sentenza,  giunge forte e profondo e mi lacera l'anima. La lacera perché mi sembra di vivere in una dimensione surreale, Kafchiana al rovescio, dove la più elementare logica, la più elementare esigenza di giustizia che tutti, e dico tutti, dovrebbero ancora sentire, viene sistematicamente messa sotto i piedi. La lacera perché potrei essere io, voi, domani o un giorno, al suo posto, al posto della madre di Eva Ruscio.

L'USP n° 8, la nostra Unità Sanitaria Provinciale per intenderci meglio, è stata sciolta per mafia ed io ho esultato quando ciò è avvenuto. Eppure ieri non si è affondato il bisturi;  eppure ieri c'è stata un'occasione unica per dire all'Italia e al mondo intero: "ecco, in Calabria, pur essendoci mali endemici, pur essendoci il più alto tasso di malasanità nazionale, siamo riusciti ad assicurare alla giustizia cinque medici, che da domani non potranno più esercitare la loro professione, da domani non potranno più essere dannosi all'intera comunità vibonese e nazionale".

A Vibo Valentia, quella sanità che fa affari con la 'ndrangheta, quei medici che fanno patti con la massoneria per diventare primari e per avere importanti incarichi dirigenziali, quei medici che del giuramento d'Ippocrate hanno dimenticato tutto, quella sanità, quel sistema di potere politico-clientelare non è stato intaccato nella sostanza; quei medici sono ancora ai loro posti. Un'occasione persa per un primo riscatto.

Ed invece nulla è successo. Due di essi assolti, i rimanenti tre  se la sono cavata con condanne insignificanti. Potranno ancora esercitare la loro professione ed è questo il dato più allarmante.

Altri invece, i cosiddetti  "addetti ai lavori" ovvero elettricisti, responsabili di sala operatoria, addetti ai collaudi etc. etc. etc, non sono entrati neanche nelle  indagini. Una vera e propria porcata!

L'articolata analisi di Gianluca Prestia, giornalista assai brillante e serio, riportata di seguito, vi dirà cos'è stata la sanità vibonese negli ultimi 30 anni. Perdonatemi se pecco di presunzione e se usando il termine "vi dirà" ho in qualche modo detto tutto, perché a me non dice nulla di nuovo, pur essendo un'analisi quasi completa sulla situazione generale che ha attraversato la sanità vibonese e calabrese.

Ho pregato che ciò potesse avvenire...era quasi un sogno il mio che credevo non potesse mai realizzarsi. Ed invece, circa 1 mese addietro, è successo.  L'USP n° 8  è stata commissarita, a dispetto della difesa d'ufficio che l'ex commissaria venuta da Reggio ed organica al Presidente Scopelliti, Alessandra Sarlo, aveva fatto; a dispetto dello stesso presidente Scopelliti che diceva di voler cambiare tutto in Calabria cominciando dalla sanità, ed invece,  alla prova dei fatti, si è confermato peggio del Tayllerand al Congresso di Vienna, restaurando i vecchi poteri, confermando pari pari tutti i quadri dirigenziali, medici ed amministrativi; a dispetto del di lui predecessore l'Agazio furioso ed incazzoso Loiero che come la vecchia scuola democristiana gli ha insegnato, ha imparato a memoria la prassi e la vecchia arte dei democristiani da quattro soldi, ovvero quella del coprire il sole con le reti; a dispetto del sindaco di Tropea Adolfo Repice che in questa sanità è stato organico negli anni '80 e che pur di muovere l'aria invece di tacere,  ha difeso fino alle scorse settimane quanto affermava la Sarlo prima e Scopelliti dopo.

Altri imporanti processi sono in corso a Vibo Valentia che riguardano sia la 'ndrangheta che la la sanità, non ultimo quello dell'altra vittima del bisturi facile: Federica Monteleone. Chi scrive, che ancora si ostina a credere nella giustizia, che ancora si ostina a pensare che Vibo Valentia non sia destinata ad essere la provincia più povera e quella peggio governata dell'intera penisola, che ancora si ostina a pensare che anche qui da noi ci possa essere un risveglio delle coscienze e un riscatto conseguenziale delle stesse, una sanità migliore, una giustizia sociale perequativa ed equa, spera e crede che sulle vicende prossime in esame ed "in itinere",   possa esserci quella tanto ed auspicata "giustizia" che tutto il territorio, tutte le persone di buona volontà nonché l'Italia intera si aspettano. Altrimenti per Vibo Valentia e la sua provincia, per la sua sanità e per il suo territorio ci sarà poco da aspettarsi nel futuro; altrimenti per l'ultima provincia d'Italia il dimenticatoio  è già pronto...ed il federalismo fiscale è solo un piccolo antipasto!

Continua...