20/10/2010

Il sedile dei nobili a Tropea

1007574067.jpgDel Sedile dei Nobili ovvero del palazzetto settecentesco dove si decidevano le sorti politiche-amministrative di Tropea durante i secoli scorsi ne ho parlato molte volte in maniera più o meno diretta; ho scritto qualcosa, ad esempio, quando a proposito di tutela di beni architettonici ed ambientali presenti sul territorio di Tropea, avevo deciso di prendere una netta posizione di assoluto diniego all'istallazione del bancomat della Banca del Mezzogiorno nella vetrata laterale del palazzetto che affaccia sul corso. Allora, ero vicepresidente della Pro-Loco cittadina, l'associazione turistica che da venticinque anni, al piano inferiore dell'antico sedile aveva i suoi uffici, oggi trasferiti in Largo Ruffa per volontà di un sindaco vendicativo e per la brama di vendetta dei suoi accoliti e stretti suppotters. Ho sofferto molto per questa violenza all'antico sedile, ma mi sono battuto fino in fondo per la tutela dello stabile. Mi batterò ancora malgrado la prima battaglia persa, checché ne pensi il 'conticchio' e neo sindaco di Tropea (pro tempore); checché ne pensino i signori in giacca e CRAVATTA della Banca del Mezzogiorno.

Un vero e proprio attentato all'estetica di questo antico palazzetto.

Imperdonabile l'accondiscendenzaBancomat all'antico sedile.jpg dell'amministrazione comunale, ingiustificabili le ragioni addotte. Un vero e proprio pugno nell'occhio di color marrone che questa elegante struttura è costretta a portarsi addosso per chissà quanti anni. Ma ritorneremo sull'argomento, non ne dubitino coloro che pensano che la cosa sia finita nel dimenticatoio. I beni ambientali sanno tutto. Ho scritto anche al ministero. Ma adesso, vediamolo da vicino questo palazzetto sia sul piano storico che su quello architettonico.

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18/10/2009

Clero diocesano e comunità religiose a Tropea nei secoli.

La comunità ecclesiale di Tropea tra la fine del Medioevo e i secoli seguenti si diede aspetti singolari e marcati che fissarono la sua fisionomia religiosa controriformista, contrassegnata da un alto numero di preti e frati. Elemento dinamico di questa realtà interna della chiesa fu la generosa disponibilità della città, soprattutto delle nobili famiglie, che con le loro elargizioni aumentarono in termini eccessivi il numero dei benefici ecclesiastici e contribuirono alla costruzione di conventi e chiese. D’altra parte questa sovrabbondanza di fondazioni ecclesiastiche formavano quasi un circuito chiuso, perché in futuro a beneficiarne erano spesso i membri delle stesse famiglie, o almeno dello stesso ceto, perché da essi la chiesa traeva il suo pletorico personale cittadino. Altra cosa per i casali.

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