Ritorno all’essenziale: ultimo appuntamento della stagione 2011-2012 dell’Associazione Anthropos

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3669419508.jpgSi terrà Sabato 28 aprile 2012, presso la Biblioteca Comunale di Tropea, alle  ore 17.00 l’utimo appuntamento del ciclo “ritorno all’essenziale”, curato ed organizzato dall’Associazione Culturale “Antrophos” presieduta dall’avv. Ottavio Scrugli.

I relatori e i temi saranno i seguenti:

 

“Energia dal mare” – Prof. Ing. Felice Arena, Ordinario di costruzioni marittime presso l’Università  Mediterranea di Reggio Calabria.

 

“Inquinamento marino” – Dott. Lello Greco, Presidente della Cooperativa Nautilus di Vibo Valentia.
 
Ingresso libero!
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ANTENNE, CONTINUA LA PROTESTA

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All’iniziativa aderiscono anche Manuela Perroni (vedova Berto) e il biologo marino Silvio Greco

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Successo per la raccolta delle firme promossa dal comitato di cittadini

di Cecilia Fiamingo, il Quotidiano della Calabria

RICADI- “Non vogliamo le antenne al Tono né altrove”. Come promesso nei giorni scorsi, continua la “rivolta al brutto” del comitato civico in via di costituzione e continua in modo ineccepibile. “Corretta, educata e civile” così Vittorio Sgarbi ha definito la manifestazione, organizzata domenica pomeriggio davanti al palazzo dei congressi Berto in occasione di una visita alla comunità per la presentazione della sua ultima fatica letteraria. “Piene di grazia” il titolo del libro del noto critico, che racconta, in modo inusuale ed affascinante, la figura della donna nell’arte, “ma quanta grazia sarà tolta a madre natura, donna per eccellenza raffigurata dai maestri di tutti i tempi, se continuiamo a sottoporla a continui “sfregi”, e soprattutto, quale grazia si nasconde in due antenne, alte sei metri ciascuna e poste a ridosso del costone che guarda una delle più belle spiagge di Capo Vaticano?” si chiede l’editore Manuel Grillo, portavoce, insieme a Vincenzo Loiacono, della protesta che li vede in prima linea contro l’installazione da parte di Vodafone dei due ricevitori. Una petizione, sottoscritta dallo stesso Vittorio Sgarbi ed unita alle altre forme di pacata protesta organizzate per i prossimi giorni, ha già superato i limiti del confine comunale, allargandosi a macchia d’olio a quanti pensano che la costa ricadese sia un bene di tutti, da valorizzare nel tempo, non da deturpare privandola della sua naturale bellezza. Prende posizione contro l’installazione delle antenne per la captazione del segnale telefonico anche Manuela Perroni, vedova Berto, che non solo sottoscrive la petizione, ma, incita i cittadini ad andare avanti nella protesta. “Siamo gente fiera, che della bellezza del paesaggio ha fatto ragione di vita” recita uno degli striscioni visti domenica pomeriggio, che, citando una frase del primo cittadino riportata dai giornali nei giorni scorsi, spinge Diana Pontoriero, titolare di uno dei ristoranti storici di Capo Vaticano, ad affermare con veemenza: “Siamo veramente orgogliosi della nostra terra, orgogliosi di quello che abbiamo costruito nel tempo con il nostro lavoro ed i nostri sacrifici, certo, non sempre tutto è stato fatto bene, ed è per questo che vogliamo migliorare il territorio dicendo basta al degrado e combattendo quanto si discosta dal bello. Gli errori del passato non devono ripetersi”. Uniti nella protesta anche molti imprenditori turistici: “Esistono ormai tanti modi per rendere completamente “collegata” qualsiasi struttura turistica, anche la più isolata” esordisce Francesco Naso “non vedo la necessità di installare ripetitori con un impatto visivo così sgradevole. Amo questa costa, al punto da aver costruito qui non solo una delle attività di famiglia, ma anche la casa in cui passo i miei momenti liberi. Da imprenditore turistico posso affermare con certezza che un’eventuale installazione di antenne proprio in uno dei punti più suggestivi della costa non può che nuocere non solo all’immagine dei luoghi, ma anche alle nostre attività. 

La costa ha problemi molto più gravi, i sistemi di depurazione sono ormai al collasso, i trasporti inesistenti e la raccolta dei rifiuti durante la scorsa estate ha creato problemi irripetibili”. La burocrazia ha ormai fatto il suo corso e per essere installate, le antenne aspettano solo che si pronunci a riguardo la Soprintendenza ai beni ambientali, che potrebbe dire no ad un simile scempio, ma in caso contrario Vincenzo Loiacono non ha dubbi “la nostra protesta andrà avanti, non solo per tutelare l’ambiente, ma, per la nostra salute. Siamo quotidianamente investiti dall’elettrosmog, campi elettromagnetici a bassa ed alta frequenza aumentano il rischio di tumori, che, come dimostrato dai recenti studi aumenta intorno alle antenne della telefonia mobile”. Non hanno dubbi neanche gli unici tre consiglieri comunali che hanno partecipato attivamente alla manifestazione di domenica, Pasquale Mobrici, Michelangelo Caronte e Gianfranco La Torre, che hanno voluto sottolineare che: “la tutela dell’ambiente non ha colore politico, siamo qui come persone, come cittadini desiderosi di riportare le nostre coste agli splendori di un tempo. Difendere il territorio non può essere un’azione di strumentalizzazione politica e non vogliamo che la nostra presenza sia fraintesa”. Nell’attesa non solo del parere da parte della Soprintendenza e della Provincia, ma soprattutto dell’autorizzazione ultima da parte del Comune, le attività del comitato continuano, si è unito da poco ai componenti anche Silvio Greco, biologo marino, dirigente di ricerca dell’Istituto Centrale Ricerca Scientifica e Tecnologica sul Mare che parteciperà attivamente ad ogni manifestazione, mettendo a disposizione del comitato tutte le sue competenze, nel frattempo quindi la raccolta delle firme va avanti e già moltissime sono le adesioni.

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Un fiore spontaneo molto bello: la Onobrychis viciifolia o Lupinella.

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Lupinella 1.jpgErano circa 40 giorni che non riuscivo a trovare il tempo per riprendere il filo di un discorso interrotto, quello della presentazione dei fiori spontanei della primavera e dell’estate, che non solo mi piacciono molto, ma di cui ho una vera e propria passione. Oggi, vorrei presentare un tipo di fiore dal colore forte ed acceso, che spicca nei campi dove cresce. Di colore lilla-rosa, è difficilmente confondibile con altri fiori dello stesso colore per una serie di caratteristiche che andremo a focalizzare di seguto. Stiamo parlando della Lupinella, di cui il nome botanico è Onobrycis viciifolia.

Lupinella 2.jpgIntanto cominciamo a dire che è una pianta eretta, spesso ramificata. Le sue foglie sono formate da 6-14 paia di foglioline, più una terminale. Il legume lanuginoso e dentato, contiene un seme che non si apre nemmeno quando è maturo. I fiori, davvero belli, sono di colore rosa brillante o in qualche caso rosso-lilla, spesso con venature porporine e formano spighe coniche. La troviamo spesso su suoli basici, nei prati della collina e della media montagna. Appartiene alla famiglia delle papilonacee.

Questa pianta è notissima più con il nome Lupinella che con il nome botanico di Onobrychis viciifolia, a causa della Lupinella 3.jpgsomiglianza che le sue infiorescenze coniche hanno con quelle più grandi dei lupini. E’ una foraggera molto pregiata e molto coltivata sino al recente passato. Giovanni Pascoli la ricorda nella sua celebre poesia “Romagna” nei versi seguenti: ..e’l bue rumina nelle opache stalle/la sua laboriosa lupinella. Sebbene questa pianta oggi prosperi in tutta Italia, specialmente – come si diceva – nei terreni basici della montagna, non è certo che sia indigena del nostro territorio; probabilmente è stata importata dall’Europa centrale. I suoi fiori sono fra i più appariscenti che si possono incontrare nella bassa e media montagna. Un erborista inglese del secolo XVII, Nicholas Culpeper, sosteneva che, data la sua fama di pianta Lupinella miele.jpgche incrementa la produzione del latte nelle mucche, andrebbe bollita in un infuso da somministrare alle gestanti. La Lupinella, poi, aveva altri usi prettamente medici: era, infatti, considerata un toccasana contro la stranguria, una dolorosa infermità della vescica; le foglie venivano anche ridotte in poltiglia per curare le ulcerazioni e, miste a olio, si diceva che provocassero  sudorazioni. Oggi dal fiore di questa pianta si ricava un miele molto commercializzato e buono.

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Tropea e le sue feste: Sant’Antonio.

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Discesa Covento Tropea.jpgOggi è la ricorrenza del santo patrono di Padova: sant’Antonio. Anche a Tropea, la devozione per questo santo è stata nei secoli molto sentita e praticata. Da molti  anni infatti, i monaci del convento della sanità, dedicano al santo una solenne festa, con la tredicina che la precede e con la festa organizzata per tale ricorrenza che avrà luogo nella giornata di oggi.

Palco.jpgIl programma liturgico prevede una serie di messe a partire dalle ore 7,00 fino alle ore18,30. Precisamente ogni ora fino alla messa delle  ore 11,00, per poi concludere con l’ultima messa delle ore 18,30. La processione per le vie del paese comicerà alle 19,30.

Il programma civile prevede il giro dei giganti per le vie della città dalle ore 8,00 alle ore 16,00 e della banda di Spinga diretta dal M° Antonio La Torre che allieterà il paese dalle ore 9.00 alle ore 17,30. Alle ore 21.00, nell’apposito palco i via Libertà, si esibirà il gruppo musicale degli “anni ’60″. A mezzanotte i consueti fuochi pirotecnici conluderanno la festa civile.

A tutti gli Antonio di Tropea e del mondo i più sentiti auguri di buon onomastico.

 

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I fiori e le piante spontanee: il Carpobrotus edulis alias Fico degli Ottentotti.

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Carpobrotus edulis.jpgI fusti, striscianti, hanno forme carnose, strette, ricurve verso l’alto, triangolari in sezione trasversale, spesso rossastre verso l’estremità. I fiori, con numerosi petali, sono color magenta o gialli. Cinque lobi a forma di foglia circondano il frutto carnoso. L’altezza varia fra i 7 e i 10 centimetri. Fiorisce da Aprile a Maggio.

Quando gli amanti del giardinaggio e la gente di campagna adoperano nomi botanici per un fiore, spesso li corpobrotus 2.jpgtrasformano in appellativi assai attraenti. Il “fico degli ottentotti” ne è un esempio, giacché, quando venne introdotto in Europa dall’Africa meridionale, si portò dietro il non semplice nome di Mesembryanthenum; ma la gente ne preferì uno che evoca avventure in terre lontane. Mesembryanthenum significa “fiore del mezzodì” e si riferisce all’abitudine di alcune specie di avere fiori che si aprono solo se carezzati dal sole.

Gli ottentotti, antico popolo nomade dell’Africa sud occidentale, mangiavano il grosso frutto carnoso di questa pianta perenne. Introdotta in Europa nel XVII secolo, essa oggi è assai diffusa in tutti i litorali sufficientemente caldi e soleggiati, dall’Italia meridionale fino alla Cornovagli e l’Irlanda.

I fiori di Corpobrotus edulis hanno un diametro di 10 cm circa, sono portati isolatamente e hanno numerosi petali e numerosi stami.

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I fiori spontanei della primavera: l’ Heracleum spondylium.

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eracleum 1.jpgQuesta pianta ha peli eretti e fusti solcati: le foglie hanno due file di foglioline profondamente lobate. I fiori del margine più esterno dell’ombrella hanno petali ineguali; l’inflorescenza, bianca o rosa, ha fino a 20 raggi, con piccole brattee riflesse alla base. Il frutto è grande ed appiattito. L’altezza è molto variabile da 60 a 180 cm. E’ sito di nutrimento e di accoppiamento per la candaride. Fiorisce da Giugno a Settembre, ma con le stagioni anticipate anche in Maggio. Fa parte della famiglia delle Ombrellifere.

I bambini delle campagne alpine hanno usato per lungo tempo i fusti cavi di questa pianta per fare le cerbottane. E’ una specie comune nelle Alpi ma diffusa anche nelle colline di tutta italia, specie sui costoni stradali, e i suoi fiori  portano spesso la cantaride (Lytta vesicatoria), arancio brillante. Si tratta di un insetto comune specialmente in Luglio, quando le grandi e piatte infuorescenze a ombrello della pianta provvedono tanto al suo nutrimento, quanto al luogo dell’accoppiamento. I fiori, con il loro odore sgradevole, attraggono altre specie di insetti, quali gli antreni.

Fino ad un epoca abbastanza recente, la pianta ed il fiore venivano usati nell’alimentazione dei maiali. Le foglieheracleum 2.jpggiovani, però, erano considerate una leccornia adatta anche agli esseri umani, perché bollite, somigliano molto nel sapore agli asparagi. Il nome generico della pianta, Heracleum, viene dal leggendario eroe greco Eracle, conosciuto dai latini con il nome di Ercole, il quale pensava che la pianta avesse valore medicinale.  L’Heracleum mantegazzianum specie simile insieme all’Heracleum sphondilyum, anche se in maniera minore, contengono una sostanza che irrita la pelle e che può causare gonfiori, specialmente se il clima è molto caldo. Entrambe le piante devono essere trattate con prudenza.

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La classificazione delle foglie: riconoscere i fiori spontanei.

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Nei giorni scorsi si è data su queste pagine una sommaria classificazione delle piante e dei fiori che crescono spontaneamente nei campi di tutta Italia, nel tenatativo di renderne più consapevole il loro riconoscimento. A seguire, tenteremo classificare anche le foglie, certi che questo sforzo aiuterà molto gli appassionati ed i cuoriosi del genere,  soprattutto quando, specialmente all’inizio, capiterà d’ imbattersi in casi di dubbia attribuzione.  Si riporteranno alcuni esempi  a titolo illustrativo per ogni tipo di foglia con il nome della rispettiva pianta.

Foglia ranunculus flammula.jpg1) Foglie con margine liscio. Hanno foglie di questo tipo motle carofiliacee efoglia samulus valerandi.jpg diverse cheniopodiacee. Esempi di questo tipo il Ranunculus flammula, il Samolus valerandi.

 

 

foglia umbilicus rupestris.jpg2) Foglie con il picciolo attaccato al centro della lamina fogliare. Esempi sono:  l’Umbilicus rupestris, l’ Hidrocotyle vulgaris.

 

 

foglia rumex acetoselia.jpg3) Foglie profondamente dentate o divise in foglioline. Hanno foglie di queste foglie plantago coronopus.jpgcaratteristiche moltissime ranuncolacee, le rosacee, le composite. Esempio: Rumex acetoselia, Piantago coronopus.

 

foglie reseda lutea.jpg4) Foglie scarsamente dentate o lobate. Hanno foglie con caratteristiche di questo foglia atriplex patula.jpgtipo le chenopodiacee, le poligonacee etc. Esempi: la  Reseda lutea, l’Atriplex patula.

 

 

 

foglie sparganum erectum.jpg5) Foglie lunghe, sottili e con margini interi; fiori con brattee, circondati da peli e privi foglie tipa latifolia.jpgdi petali. Hanno foglie con queste caratteristiche le ciperacee ed anche moltissime graminacee. Esempi: Sparganium erectus e Typa latifolia.

 

 

 

foglie rumex crispus.jpg6) Foglie larghe con margine intero e lamina semplice. Hanno foglie con questeparietaria diffusa.jpgRumex crispus, la Parietaria diffusa. caratteristiche le chenopodiacee, le euforbiacee, le piantagginacee, le orchidiacee. Esempi: il

 

foglie reseda lutea.jpg7) Foglie lunghe ed esili con margine intero e lamina intera. Sono le piantagginacee, le foglie suaeda maritima.jpgcomposite. Esempi sono la Reseda luteola e la Suaeda maritima.

 

 

 

foglie mercurialis perennis.jpg8) Foglie dentate, lobate o divise in foglioline. Queste caratteristiche le hanno perfoglie urtica dioica.jpg esempio,  le piante di  Mercurialis perennis ed Urtica dioica.

 

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I fiori spontanei dei campi: il Ranuncolo acre o botton d’oro.

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Botton d'oro.jpgE’ una pianta con numerose foglie, divise in due-sette lobi. Diversamente da certe altre ramuncolacee, il lobo mediano non è su un picciòlo a se stante. I fiori sono giallo brillante, a volte più pallidi o persino bianchi. L’altezza varia dai 30 ai 90 cm. Fiorisce da Maggio a Ottobre.

Ranuncolis Acris 1.jpgRanuncolis acris questo il nome latino per definire il “botton d’oro”. Alto quasi sempre fino a 90 cm, è uno dei ranuncoli più vistosi. Da sempre tipico della nostra campagna, sopravvive nonostante il sempre crescente uso dei disserbanti. Tra Maggio e Luglio, non c’è quasi prato su cui non brilli l’oro del ranuncolo e, in anni particolari, la fioritura può durare fino ad ottobre. Il ranuncolis acris è una specie quasi cosmopolita e in Italia è presente dalle aApi all’Aspromonte. Tutte le ranuncolacee producono una sostanza chimica velenosa per i bovini, che di solito evitano spontaneamente di mangiarle allo stato fresco, nei pascoli; con l’essiccamento la sostanza velenosa (anemonima) si degrada e qualsiasi ramuncolacea può essere consumata dal bestiame senza danno, come avviene regolarmente quando viene usato il fieno.

Vi sono strani miti legati alle proprietà medicamentose di queste piante. Nel passato si asseriva, per esempio, che le radici di ranuncolo schiacciate nel sale curassero la peste, provocando vesciche che facevano fuoruscire il male. I fiori portati in un sacchetto appeso al collo, invece, avrebbero guarito dalla pazzia. Come tutti i ranuncoli a fiore giallo, il ranuncolis acris, è spesso indicato in molte regioni italiane con il nome di “botton d’oro”.

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La Primavera ed i fiori spontanei: conoscerli.

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Siamo entrati nella primavera già da un mese ed è già da tempo che pensavo di aprire una sezione dedicata ai fiori ed alle piante spontanee, cioè a tutti quei fiori e piante che nascono nei campi senza che nessuno li abbia inseminati, curati e abbeverati. La Calabria ne è ricchissima così come l’intera penisola Italiana. Nel mondo se ne sono classificati circa 6000 specie e sarebbe interessante poterle conoscere tutte, ma l’esiguità del tempo a nostra disposizione, non tanto per curarne la ricerca, quanto quello di inserimento e di digitazione in questo spazio, ci fanno rinunciare a questa intenzione già da subito. Chi scrive, si augura di poter inserire tutte le 550 schede in suo possesso nell’arco di 15 mesi. Mi vorrete perdonare se il tempo si potrebbe allungare, o se, con il tempo, si dovrà rinunciare all’inserimento totale delle schede in possesso.

In un passato anche recente, la gente andava per fiori nei prati e nei boschi attratta più dalla loro utilità che dalla loro bellezza. Dalle piante infatti si ricavavano quasi tutte le medicine e bisognava quindi saperle riconoscere bene; anzi si riteneva che l’efficacia di molte di tali piante fosse legata al luogo,  al momento e a olte anche al modo con cui venivano raccolte. Inoltre le foglie ed i fiori nonché le radici delle piante spontanee, erano fonte di nutrimento. I petali ed i frutti venivano schiacciati per ottenere creme e cosmetici ed alcune di esse servivano anche per togliere il malocchio in base al grado di superstizione di ogni popolo.Anche oggi il potere legato alle piante ed ai fiori nel campo medico e cosmetico viene riconosciuto e praticato. Le odierne medicine alternative fanno spesso ricorso a terapie basate dulle erbe o sui fiori. Ma bisogna anche dire che le moderne tecnologie hanno reso alcuni fiori selvatici assai più rari di quanto non lo fossero in passato. In questo nostro tentativo, alcune cose che scriveremo saranno anche dedicate agli arbusti spontanei, che veri e propri fiori o piante non sono. Si eviterà invece di scrivere di alcune piante che non producono fiori, come felci, equiseti e muschi. I nomi delle piante o fiori verranno riportati in Italiano ed in latino, come per i funghi.

La prima pianta che presentiamo è il Crescione Selvatico pianta estremamente presente in quasi tutte le zone del mondo, detestata come vedremo dai contadini e daii giardinieri.

Ranunculus 2.jpgRanunculus repens – Crescione selvatico

Gli agricoltori ed i giardinieri considerano questo fiore la più “pestifera” delle ramuncolacee, per la loro massiccia presenza nei campi e nelle aiuole. I suoi lunghi steli si propagano in ogni direzione mettendo radici dappertutto e sviluppando foglie a mazzi. In questo modo si diffonde rapidamente, riuscendo a coprire larghe parti di terreno. Per poter evitare che rovini i prati occorre estirparla. Per i bovini la presenza di questa pianta può essere disastrosa, perché ritenuta dagli animali stessi poco gustosa, dal sapore sgradevole e forse anche velenosa. I bovini praticamente si rifiutano di mangiarla, quindi le piante si propagano a vista d’occhio. E’ impossibile sdradicarlo a mano perché troppo gravoso per il contadino o il giardiniere così come ararlo o zapparlo non farebbe che ridurlo a pezzetti disperdendo gli stoloni, che in questo modo diverrebbero migliaia di potenziali nuove piante. Per tali ragioni viene anche detto Ranunculus sceleratus  (scellerato-terribile), anche perché il consumo da parte di quei bovini che riescono a mangiarlo, ne diminuisce la potenzialità di produzione del latte, fino ad alcuni casi in cui la uccide del tutto. La pianta è in quasi tutte le sue parti aspra e se toccata con le mani produce irritazioni sulla pelle. Questa pianta preferisce i terreni fertili e i punti vicino all’acqua ma è diffusa anche nelle sterpaglie ed in terreni argillosi. Insomma il nome sceleratus (maligno), da sè la dice tutta.

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Il parco delle serre va rilanciato

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Appello del consigliere regionale del Pd Censore a Loiero e Bova.
Bisogna rilanciare il Parco delle Serre
di FRANCESCO RUSSO da: Il quotidiano della Calabria di Giovedi’ 19 Marzo 2009

REGGIO CALABRIA – Rilanciare il Parco Regionale delle Serre come risorsa fondamentale per l’intera regione. A lanciare l’appello durante una conferenza stampa a Palazzo Campanella,  il consigliere regionale del Pd Bruno Censore che si rivolge direttamente al presidente Loiero, al presidente del Consiglio regionale Bova, all’assessore all’Ambiente Greco  «affinché venga riposta una maggioreattenzione sull’Ente,che attraversa oggi una preoccupante stasi programmaticae amministrativa».
Il Parco delle Serre fu istituito dal Consiglio regionale nel lontano 1990, ma tale atto è poi rimasto per tanti anni “sulla carta”. Finché
nel 2003, come racconta Censore – «grazie anche all’interessamento del senatore Nuccio Iovene, riuscimmo (Censore rivestiva allora la carica di sindaco di Serra San Bruno, ndr ) ad ottenere un’audizione con la Commissione Ambiente del Senato, che venne a Serra San Bruno confrontandosi con l’allora amministrazione di centrodestra”. Venne allora eseguita la “perimetrazione”, oltre a un Sistema Naturale delle Aree Protette. «Tutti passaggi non semplici – prosegue Censore- visto che in quegli anni si manifestarono sul territorio forti resistenze verso un Parco visto ancora come penalizzante in termini di “vincoli” ambientali». Ed oggi? Censore si spinge oltre il «grave disordine amministrativo » ormai appurato: «C’è il problema di un Presidente incompatibile con la carica di consigliere comunale, di assunzioni anomale, e anche di furti di documenti. Ma al di là di queste situazioni, che andranno certamente risolte, occorre investire a lungo termine in un progetto di rilancio, gestito da un Presidente dalla comprovata capacità ed esperienza.
Una nomina che va fatta a livello politico, ma solo dopo un’ampia consultazione con i Comuni e tutti i soggetti ricadentinel Parco».
Censore ricorda il patrimonio straordinario del territorio del parco con 17 mila ettari che si estende dal Mar Tirreno
allo Jonio, comprendendo ben 26 Comuni tra le provincie di Reggio, Vibo e Catanzaro».

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