23/09/2010

Cientu muschi jèttanu 'nu cavallu

Cento mosche buttano a terra un cavallo. Proverbio antico quello del titolo, pronunciato spesso, ancora oggi, nell'entroterra aspromontano, per significare che i deboli, metaforicamente significati dalle mosche, se si uniscono, vincono contro il potente, metaforicamente significato col cavallo.

27/04/2010

I mugnai, i mulattieri, il cocchiere, il muratore nei blasoni calabresi

Mulinari e mulatteri, guardatinni avanti e arrieti. Mugnai e mulattieri, guardatene davanti e di dietro.

A sveglia du coccheri su li pìdita du cavallu. La sveglia del cocchiere sono i peti del cavalllo.

U fravicaturi vula comu u landuni e cadi comu u mazzacani. Il muratore vola come un rondone ma cade come un ciotolo.

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26/04/2010

Blasoni calabresi sui mestieri: il falegname, il pescatore, il fabbro

U mastru d'ascia jornu e notti sempri allìscia, fa bagulli, stipi e casci ma la vurza ha sempri liscia. Il falegname giorno e notte pialla, fa bauli, stipi e casse, ma ha la borsa sempre vuota.

U marinaru quandu pigghja pisci 'ncuntra lu patri e dici: 'un ti canusciu. Il marinaio quando prende pesci, incontra il padre e dice: non ti conosco.

U forgiaru mina a mazza e manticìa ma si stringi la curria. Il fabro lavora di martello e di mantice, ma deve stringere la cinghia.

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Proverbi e blasoni in Calabrese

08/10/2009

Proverbi calabresi sul gioco della scopa.

Di seguito alcuni proverbi e modi di dire che i calabresi amano pronunciare durante il gioco a carte della scopa.

Jòcati u culu e mbiscati i carti. Giocati anche il sedere, ma mescola sempre le carte. Vecchio detto che chi gioca a carte, in particolare a scopa, conosce bene e usa pronunciare quando viene sollecitato dall'avversario a fare in fretta. Mescolare bene le carte prima di mettersi a giocare una nuova partita o una nuova manches è il consiglio che il detto propone.

Carta pàra bona pì lu cartaru. Carte pari buone per chi le ha distribuite. Si usa dire in questo modo, quando, nella distibuzione delle carte al gioco della scopa, chi ha in mano le stesse carte dell'avversario è colui che gioca dopo, ossia colui che in quella mano di gioco è il mazziere. Facile capire le ragioni. Ogni carta dell'avversario che gioca prima sarà presa dal cartato perché identica.

Partita arrivata mai vinciuta. Partita raggiunta o rimontata mai vinta. Modo di dire che si usa quando l'avversario rimonta una partita dopo essere stato per due mani consecutive a distanza di 5-6 punti. Siccome al gioco della scopa si vince raggiungendo per primi gli undici punti, se ad esempio, chi condcuce 8-1 sull'avversario e quest'ultimo lo raggiunge, in questo caso si usa pronunciare questo detto.

Di nòvi non ti movi. Da nove punti non ti muoverai verso gli undici punti che servono per vincere a scopa. Queste le parole che usa rivolgere al proprio avversario colui che, giocando a scopa, si trova in una situazione di inferiorità nel punteggio acquisito rispetto alla controparte che ha raggiunto i nove punti e che quindi è a soli due punti dalla vittoria.

Càlati i cauzi e non l'assu. Scendi per terra tutte le carte, anche i pantaloni se occorre, ma  mai l'asso,  L'asso a scopa non va mai sceso sul tavolo se non proprio costretti, perché offre la possibilita all'avversario di poter combinare una serie di giocate difficilmente possibili con altre carte. Il detto si richiama a questa regola di gioco.

Càrta jettàta carta jocata. Carta gettata sul tavolo, carta giocata. Si usa dire in questo modo, quando un giocatore dopo aver giocato la sua carta vorrebbe ritirarla. La cosa ovviamente non è concessa.

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Proverbio calabrese sulla fortuna

A fortuna è fatta a rota sempri gira e sempri vota. La fortuna è fatta a ruota, gira sempre e sempre cambia direzione.

Sarà vero? Speriamo che l'antica saggezza popolare possa recare una di quelle verità che spesso i proverbi ci danno. Per il resto incrociamo le dita.

04/10/2009

Proverbio calabrese - proverbi in Calabria.

Ajuta o jutatu ca u poviru è mparatu. Aiuta l'aiutato che il povero è abituato.

La massima proverbiale è semplice nella traduzione. Paradosso proverbiale questo del detto dialettale calabrese proposto. Aiutare chi già è aiutato, chi già sta bene in senso lato  e non preoccuparsi troppo per chi è abituato a stare economicamente male, perché quest'ultimo, ha già imparato ad arrangiarsi nella vita e sa bene come uscire dalle situazioni di disagio. Apparentemente cinico e poco solidale, l'aforisma in vernacolo dialettale calabrese, contiene anche una mezza verità, paradossale come si diceva, che va comunque messa in evidenza: quella della "preparazione" maggiore alla sofferenza da parte di chi nella vita è abituato a soffrire. Spesso, infatti, chi si lamenta di più di fronte alle sofferenze non sono i poveri e i sofferenti, ma coloro che abitualmente vivono nell'agiatezza e senza preocccupazioni. In tal senso la massima di oggi ha centrato il bersaglio. Buona domenica.

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Poesie in calabrese e non solo

19/09/2009

La nuova poesia di Carmine Macchione di Sharo Gambino.

Sharo Gambino.jpgAlcune pagine di questo blog, hanno ospitato alcune poesie di Carmine Macchione, quelle più vicine alla sensibilità di chi scrive e quelle che maggiormanete parlano di Tropea. E' a Sharo Gambino che mi richiamo nella prossima pagina ed alla sua prefazione al libro di poesie Luci ed Umbri dell'autore tropeano, dalle quali le poesie precedentemente pubblicate sono state tratte, per offrire una visione critica sia di Carmine Macchione che della sua produzione poetica, certo che Sharo Gambino, la sua immensa cultura e la sua straordinaria conoscenza della calabria letteraria, coltivata fino all'ultimo dei suoi giorni, saprà offrire al lettore un adeguato e profondo profilo di questo poeta tropeano che vive a Torino.

Continua...

18/09/2009

Il dialetto, la Calabria e i suoi proverbi.

Cu non si tagghia l'ugnji i tutti i dui mani, non si faci mai i fatti soi. Letteralmente la traduzione che propongo è la seguente: Chi non si taglia le unghie di tutte e due le mani, non si fa mai i fatti suoi.

Questa era e rimane in alcune zone della Calabria una convinzione, non sempre esatta e che non trova alcun riscontro razionale o scientifico che la sostanzi. Ma è pur sempre un detto, nato sicuramente da qualche riscontro pseudo-oggettivo. Sta di fatto che la tradizione proverbiale calabrese, intrisa spesso da molte pregiudiziali, conserva questa convinzione e conseguentemente questo detto. Mi viene da pensare alla mia collega chitarrista con la quale dividiamo i pomeriggi a scuola. Chi suona la chiatarra classica ha necessità di tagliare  le unghie della mano sinistra molto corte e di farsi crescere quelle della mano destra. Sarà anche lei una che non riesce a tenere un segreto, che non si fà gli affari suoi? Penso che in questo caso il detto non sia applicabile....ma potrebbe essere un'eccezione.

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Cultura

06/06/2009

Il cibo e i suoi proverbi: Falla comu tu voi la bella pasta, 'u furnu 'a conza e llu furnu a guasta.

Fa la pasta bella quanto vuoi, ma è il forno a guastarla e ad aggiustarla. Questa la trduzione più o meno alla lettera. Il significato metaforico è implicito e  non c'è bisogno di nessuna spiegazione interpretativa. Solo un piccolo appunto sulla considerazione che si aveva per la cucina al forno, considerata superiore a quella a gas.

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Cultura

Poesie

01/05/2009

Il proverbio del mese: U suverchiu rumpi a pignata e u cuperchiu.

Il soverchio, il troppo, il superfluo, rompe la pignata ed anche il suo coperchio. Questa la traduzione alla lettera. Vediamo il significato che ci puo' tornare molto utile in questi tempi di crisi economica.

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