19/10/2011

Buon Compleanno Tiziana!

Sogno Tropea

di Tiziana Aliffi


Percezioni raffinate

desideri e fantasie

avvolgono

sensuale capacità

di esprimere un corpo.

Il treno

si ferma

arriva nel giardino della villa

e le vecchie statue di marmo

iniziano una danza

come invase di energia vitale

nuova vivacità conquistata.

La donna

scesa dal treno

s'avvicina al vialetto

lo percorre

col suo bambino dentro la sacca marsupio

passi lenti

cadenzati

sguardo esterrefatto

si scioglie i capelli

mentre il treno riparte

alle sue spalle

la vasca dei pesci rossi.

Luogo impossibile

spazio privo di scansione terrena.

Ricominciare a vivere

senza passato.

 

Ci manchi molto Tiziana! Torna presto tra noi e continua a sognare Tropea!

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26/09/2011

Martiri di Cristo: una poesia in vernacolo calabrese per i Santi Cosma e Damiano

Santi Cosma e Damiano.jpgLa comunità di Brattirò, com'è risaputo, almeno a Tropea e nei suoi dintorni, venera da moltissimi anni i Santi medici Cosma e Damiano dedicandogli feste civili di assoluto valore e devozione cristiana antica e profonda. Il 27 settembre di ogni anno, una solenne processione dei Santi per le vie del paese, rappresenta il momento culminante della festa religiosa.

Un devoto figlio di questa tradizione e delle tradizioni di "casa nostra" più in generale, il cariese Francesco Pugliese, raffinato e profondo poeta e ragazzo dalla straordinaria sensibilità, di cui alcune delle sue poesie e delle sue note sono state in più occasioni messe a fuoco su queste pagine, ha voluto dedicare ai Santi e miracolosi Cosma e Damiano, la poesia di seguito proposta.

La traduzione in lingua italiana, anche se come tutte le traduzioni porta via un po' di quella originale e 'sanguigna' venatura poetica tipica dello scritto in vernacolo, darà il senso delle sei quartine proposte,  di cui l'ultima è un'invocazione tipica, quasi uno stornello, della tradizione popolare orale ed orante, per chi, non calabrese, vorrà entrare nel significato del testo per capirne il significato.

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29/05/2011

OMAGGIO DI PUGLIESE ALLA TERRA DI 'CHERIA'

1239472611.jpgFede e amore per la sua terra, questi sono i sentimenti che caratterizzano le poesie di Francesco Pugliese. Un volumetto  quello di Sotto le Ali della terra di Cheria  presentato  qualche giorno fa nei giardini del Castello Galluppi.

Sin dal titolo si intuisce l’attaccamento  dell’autore verso il suo paese Cheria appunto, che non è altro che Caria. Sin dai primi versi  troviamo la descrizione della terra natia, raccontata attraverso le sue bellezze naturali, i ricordi della gente e le antiche tradizioni popolari e religiose. Una fede profonda quella che accompagna tutte le poesie, racchiusa quasi sempre nell’immagine della Beata Vergine del Monte Carmelo, alla quale Francesco ha già dedicato il suo primo libro.  Tra le righe troviamo sempre, accanto alla descrizione a volte negativa della nostra terra,  un barlume di speranza, la speranza che regna nella maggior parte dei giovani calabresi, quella di vedere una Calabria diversa, una terra così bella ma non valorizzata, ricca ma sfruttata,   libera dalla ‘ndrangheta,  dai soprusi, dai ricatti, la speranza di vedere finalmente i tanti giovani andati via per la mancanza di lavoro,  ritornare. L’autore  tratta inoltre temi delicati come l’aborto e l’eutanasia e anche in questi casi  la sua fede è percepibile, è chiaro infatti il  pensiero dell’autore, contrario ad una morte programmata  e sicuro invece di trovare una “vita immortale “ dopo la morte terrena. Una raccolta divisa in due parti e se, nella prima parte viene sottolineata  questa  fede profonda  nella seconda  l’autore si avvicina di più ai suoi luoghi attraverso le poesie in vernacolo, scritte nella nostra lingua, il dialetto. Qui Francesco descrive antichi luoghi di Caria, antiche tradizioni, anche aneddoti  paesani divertenti.  Poesie che toccano l’animo di ciascuno di noi quindi , l’animo di chiunque ami questa terra e sogna, in cuor suo,  di vederla diversa, rinata.

Tania Ruffa

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23/04/2011

L'unità congelata

Un'altra poesia in dialetto tropeano che da qualche giorno aspettava di essere pubblicata è quella che Enzo Godano ha dedicato alla difficile integrazione dei migranti Tropeani in terra di Lombardia. Non aggiungo altri commenti per lasciare ai lettori il gusto di apprezzarne al meglio i contenuti.

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28/03/2011

Scialatea Burghitana: una poesia in dialetto tropeano

Enzo godano.JPGLa poesia che presento stasera, rigorosamente scritta in vernacolo tropeano, ci mostra un Enzo Godano capace di dare corpo a quel sentimento di tropeanità pura che da sempre ha accompagnato  la sua vita e di cui il mio blog è fiero di poterne dare pubblicazione. Inoltre ci mostra, ove ce ne fosse ancora bisogno, come e quanto la sua memoria sia viva e come da questo bagaglio immenso di ricordi e di situazioni  tropeane, lo stesso autore riesca ad attingere per dare forma a pagine commoventi e profonde come quella di seguito proposta.

Un salto nel tempo di rara fattura, un ritorno al passato elegante e raffinato, un amarcord preciso e toccante  capace di riportare e di ridare al contempo  al popolo Tropeano uno spaccato della sua storia fatto di persone e personaggi che hanno segnato la Tropea degli anni del secondo dopoguerra; una rievocazione del cuore  di straordinari momenti vissuti in quella Tropea "du burgu ammunti" e "du burgu abbasciu"  "dedicata agli amici che quegli anni hanno vissuto, ai giovani e ai meno giovani che li volessero scoprire o riscoprire, affinché li possano preservare e divulgare nel futuro e soprattutto a coloro che oggi non sono più con noi".  Questo è quello che Enzo Godano mi ha scritto a tergo della poesia e quanto questa poesia nelle intenzioni dell'autore vuole essere.

Scialatea Burghitana nasce dall'esigenza di porre sulla carta la descrizione di una ricorrenza legata alle festività pasquali, nello specifico al giorno della Pasquetta a Tropea e di come essa veniva vissuta con passione ed intensità coinvolgendo all'unisono tutto il paese. La 'scialatea', che in vernacolo tropeano significava e significa letteralmente divertirsi, scialarsi, ma anche andare a trascorrere una giornata fuori dalla città e a volte anche dentro la città, fuori dai muri domestici, con gli amici, tra ragazzi, famiglie, era una tradizione antichissima che andava rispettata ed onorata.

Questa storia si svolge nel Borgo, zona di Tropea che comprendeva la discesa dei fabbri sino alla residenza del Vescovo situata in quegli anni di fronte la chiesa del S. Rosario, la quale negli anni '50-60 pullulava di famiglie. Oggi è una  zona assai desolante per il sentimento di Enzo perché di quelle famiglie non c'è quasi più traccia e perché divenuta zona commerciale a tutti gli effetti. In detta zona, nel ricordo dell'autore, le famiglie  Corrao, Bova, Mazzara, De Lorenzo, Molina, Fanteuzzi, Giuditta, Toraldo, Lo Torto, Macrì, Bordino, Laganà, Godano, Euticchio, Gallisto, De Vita, Vizzone, Cricelli, Maccarone, La Torto, Montoro, Pedazzo, Mazzitelli, Addolorato, Vinci, D'Agosto, Calò, Ostone, Marsala, Macchione, Caracciolo, Del Vecchio, Marchese, Giuri, Ventrice, D'amico, De Vita, Orfanò, Negro, Scrugli, Sganga, La Ruffa, Lorenzo, Ruffa, Laurentis, Cotroneo, Gallipoli, Callisto e altre ancora.

In detta zona il mito di  Micu Tubiolu che burghitanu non era, ma veniva attratto per motivi astrologici dalla meravigliosa "villetta i l'Isula"; in detta zona le donne straordinarie, figure ed icone di quella Tropea, un po' credulone un po' guerriere, di cui la poesia rievoca Minica di panni, una donnina meravigliosa che raccoglieva i panni per poi andare a lavarli spingendosi a volte anche alla fiumara "da Razia" (La zona della fiumara "la Grazia" alla marina di Tropea delimitante il territorio della città con il comune di Parghelia) in un tempo che invece della "pupù" di questi giorni, di lavatrici e boiler d'acqua calda arruginiti, arrivava acqua pulita e granchi d'acqua dolce. Una Tropea quella di questa poesia in cui gli uomini erano portatori di una grandissima cultura fatta di simpatia ed educazione che mai rasentava l'indolenza.

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21/02/2011

"Un tempo": una poesia di Enzo Godano

1662800968.jpgLa poesia di Enzo Godano pubblicata di seguito e dal titolo che da solo dice tutto o quasi tutto sui suoi contenuti, è una delle pagine in vernacolo tropeano che con forza mi  ha ricatapultato violentemente nel passato, in quel passato da cui Enzo ha tratto ispirazione e dalla cui memoria ha attinto per partorire  un pezzo poetico assai raro.

Un passato che mi appartiene, che appartiene a tutti i tropeani; un passato che è sempre lì a ricordare a tutti noi da dove veniamo, cosa siamo, cosa sia importante nella storia di ogni tropeano.

Una Tropea, quella che Enzo descrive, in cui l'uomo solo che insegue il sogno nostalgico dei suoi ricordi, è l'uomo che tutti vorremmo essere e che tutti dovremmo essere.

E' l'uomo che non dimentica le sue origini, la sua storia, la sua memoria. E' il tropeano che si fa una passeggiata dal Duomo di Tropea alla Villetta dell'Isola per ammirare il Corallone, passando per largo Mercato, sede storica delle 'Tre Fontane'.

C'è un tropeano vero dentro questi versi; c'è l'amore di un tropeano grande nell'uomo di questa poesia.

A niente servirebbe la vita, nulla sarebbe il vivere senza memoria.

Questa è la consapevolezza che Enzo Godano ha saputo rimettere in circolazione con i suoi versi. Il descrittivismo presente in essa è al contempo memoria viva di fatti e ricorrenze della sua giovinezza ( 'a passiata du scuvatu o coralluni', o anche 'giuriandu nta na cascia rrumbulata/riviu na strata vecchia, na pinna e na pastia...), e uno spaccato romantico in cui la nostalgia grida forte al cuore, in cui il sogno  si scontra con  la realtà di una Tropea che non decolla, che non esprime il meglio di se stessa, divenendo nel tempo un'utopia sempre più lontana.

Ma qual'è lo scopo ultimo della memoria? Questa la domanda che mi faccio e che rimetto alla riflessione di voi tutti.

Rispettare e conservare la tradizione. Questo è quanto mi sento modestamnete di suggerire. Questo è quanto  sembra suggerire fra le righe questa poesia. Una tradizione che non è e non dev'essere la pedissequa osservanza di rituali e di consuetudini tramandate senza filtro alcuno. Una tradizione che, al contrario, va riesumata nel messaggio originario che porta in se, quello del rispetto dello spirito di chi, con grande passione e con grande amore ci ha lasciato in eredità un bene unico: Tropea.

Un segno tangibile di questo amore, di questa tradizione, è il dialetto tropeano, quel dialetto ricco e fecondo che Enzo Godano non ha dimenticato. Il dialetto dal lessico semidimenticato e da riscoprire e riamare nel segno di quella tradizione che nel dialetto trova la sua icona linguistica più evidente. Buona lettura.

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11/02/2011

'U malocchiu': una poesia in vernacolo calabrese di Enzo Godano

Enzo Godano.jpgLa poesia che pubblico stasera è stata scritta da un tropeano DOC, uno dei tanti, troppi ahinoi, tropeani della diaspora. E come tutti quei tropeani che non hanno mai smesso di amare la città anche da lontano, si fa sentire e si fa ricordare con vero affetto.

Sto parlando di Enzo Godano, un amico di Tropea, un nostalgico della sua Itaca, un appassionato artigiano di teatro popolare, di poesie popolari, di calabresità 'tout court' che da anni vive e lavora in quel di Ogliate Olona, paese dell'entroterra varesino. Enzo mi scrive qualcosa di veramente bello nell'anteprima alla mail  ricevuta nel pomeriggio di oggi e che riporto testualmente prima della sua poesia in vernacolo calabrese in essa allegata e di seguito proposta:

'Caro Lucio attraverso queste mie modeste poesie, cerco anche se per poco di rivivere momenti ormai lontani, racconti che vengono rimati per dare un senso tecnico allo scritto, che deve rimanere però una storia vera o inventata a secondo dei gusti, dove il lettore si catapulta con l'animo leggero nel passato, in un tempo che fu, quando eravamo felici e non lo sapevamo.

Scrivo da sempre poesie, racconti, teatro popolare e altro, frutto della mia fantasia e di esperienze acquisite nel tempo.  Mi occupo di calabresità da molti anni anche se una certa amarezza mi raggiunge quando osservo che le cosiddette 'giovani leve' di tropeani  calabresi o di meridionali in genere (Italiani stranieri così come li definì Mario Soldati), poco si interessano al loro passato.

'U malocchiu' racconta di come una parte della comunità tropeana partecipava a certi avvenimenti particolari; rievoca saggezze antiche, solidarietà vera,  facilonerie soggiogate come in questo caso. Questo era il contesto in cui si determinavano e venivano vissuti i valori, quelli veri intendo, conservati, praticati e vissuti nello spirito e nelle azioni dei nostri cari vecchi'.

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18/01/2011

Non silenzi....Arrivederci signora Rita

Passi vuoti, silenzi nell'azzurro

torna a Dio quasi con fretta

chi di novella porta.

Impigliati restano gli anni

al profumo della ginestra in fiore,

al canto dei merli a primavera.

Muti i grilli negli orti,

non canta il mare,

passa la morte, fra le mani

il corpo dell'amico, ha preso gli occhi,

e l'amabile suo conversare

dal prato calabrese il bel fiore.

Campane suonate ancora

non silenzi che chiudono nell'oblio

il ricordo che mai sarà mutato.

 

Da: "Il segreto dell'aquilone", di Rita De Luca Bagnato, in ricordo del professore Mariano Meligrana

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12/05/2010

La dignità: una poesia di Carmine Macchione

Di Carmine Macchione, tropeano di nascita e di crescita, eminente dottore nella Torino laboriosa, nella Torino della professionalità acquisita da duri e lunghi anni di sacrifici,  ho pubblicato solo poche poesie, sinora tutte in vernacolo calabrese o per meglio dire in dialetto tropeano. Quella di oggi è invece una sua poesia, tratta sempre dalla raccolta 'Luci e Umbri', scritta nella lingua 'mbizzata a scola' che significa letteralmente lingua appresa a scuola, come l'autore sottolinea nel piccolo titolo che apre l'ultimo capitolo di questa raccolta. Mi piace far sapere all'autore che condivido in pieno il contenuto della stessa, richiamo quantomai necessario ai nostri giorni, nei quali questa antica e nobile sfera dell'uomo sembra essere l'ultima cosa da prendere in considerazione nei confronti e nei rapporti interpersonali.

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06/05/2010

Due 'pillole' di ironica presa in giro

Si è rifatto vivo Umberto Donato, l'autore di queste due 'irriverenti' e pungenti 'poesie' con rima obbligata, dedicate rispettivamente al neo consigliere regionale lombardo Bossi jr. e al dimissionario ministro Claudio Scajola. Di Umberto Donato ho già detto precedentemente. Per chi volesse conoscerlo meglio rimando al link inserito a tergo del presente post, subito dopo le 'pillole irriverenti'.

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