26/09/2010

Un proverbio calabrese sulla gelosia e sui gelosi

Chini ha fuocu allu cori mangia nivi, chi teni gelusia rùsica favi. Chi ha il cuore infiammato mangia neve, chi è geloso rosicchia fave.

E' sempre nervoso colui o colei che nutre nel proprio cuore il sentimento della gelosia, tanto da mangiar neve o rosicchiare fave per tentare di attenuare questo nervosismo.

23/09/2010

Un proverbio calabrese sulla fortuna

Nàscita 'e jornu furtùna a diritta, nàscita 'e notti fortùna alla storta. Chi nasce di giorno sarà fortunato, chi nasce di notte sarà perseguitato dalla sorte. Questa la traduzione, più o meno alla lettera.

Convinzione giusta o sbagliata quella del proverbio proposto? Non saprei dire..Chi vi scrive è nato di notte e grandi fortune nella vita non ne ha avute, laddove per fortuna si intendesse, come spesso nei proverbi sulla fortuna si vuole intendere, ricchezza materiale di beni e di danari. Per il resto, credo di essere una persona fortunata, anche se nato di notte...ognuno faccia le proprie considerazioni. Il proverbio è usato ancora oggi nelle montagne del Reventino, nella zona di Tiriolo, San Pietro, Decollatura....

Cientu muschi jèttanu 'nu cavallu

Cento mosche buttano a terra un cavallo. Proverbio antico quello del titolo, pronunciato spesso, ancora oggi, nell'entroterra aspromontano, per significare che i deboli, metaforicamente significati dalle mosche, se si uniscono, vincono contro il potente, metaforicamente significato col cavallo.

22/09/2010

San Donato di Ninea e Pedace in due blasoni tipici

Riprendo la pubblicazione dei blasoni 'piccanti' che riguardano le città ed i cittadini in terra di Calabria, ferme restando le considerazioni che su questo tipo di letteratura, perlopiù orale, si sono fatte sinora. Oggi ne riporto due: il primo riguarda le 'femmine' di San Donato di Ninea, il secondo, un 'attitudine dei Pedacesi, entrambi comuni in provincia di Cosenza.

I fimmini 'e Santu Donatu si scummogglianu 'u culu e sammuccianu 'a capo: le donne di San Donato si scoprono il sedere e si coprono la testa.

U pedacisi si 'un mina la vranca è malatu: il pedacese se non ruba è ammalato.

01/09/2010

Il proberbio di Settembre in dialetto calabrese

Trasi Settembri e si porta lu mantu chill'omu ch'è 'mparatu a jiri fora. Comincia settembre e l'uomo che va fuori porta il mantello.

L'uomo che va fuori è il contadino, che saggiamente quando va in campagna a settembre porta il mantello.

08/08/2010

Agosto: due proverbi-aforismi sul mese in dialetto calabrese

I proverbi proposti sono dedicati al mese d'Agosto, al mese vacanziero per antonomasia e nascono probabilmente in ambito contadino, dove le preoccupazione maggiore è sempre stata quella per la terra, per la buona riuscita dei raccolti, perché da essi dipendeva la sopravvivenza invernale e generale. Questo atteggiamento preventivo, emerge chiaro dai seguenti proverbi:

Agustu manna littari, settembri li lejia, aprresta la dispensa cà viernu è 'nmienzu a via; letteralmente tradotto:  Agosto manda lettere, ovvero porta i messaggi, settembre li legge, prepara la dispensa che l'inverno è in mezzo alla via, ossia sta per arrivare.

Proverbio poco diverso da quello proposto nell'agosto scorso, proverbio che diviene aforisma in Agustu è capo 'e viernu, dallo stesso significato metaforico e dal messaggio identico: Agosto è il principio dell'inverno.

10/07/2010

La città di Taverna in un blasone del passato

Taverna tavuli e tijlli, fungi 'e muntagna e cucuzzielli, hannu 'na faccia i povarielli. Taverna dà tavole e travetti. E' così misera che gli abitanti hanno il colore dei funghi.

Sarà vero quanto contenuto nel blasone di oggi? Io credo che, come nella maggior parte dei blasoni calabresi, ad eccezione di qualche blasone celebrativo, gli intenti dissacratori e sarcastici contenuti in essi,  siano tali  da mistificare spesso le 'verità metaforiche' contenute. Il blasone proposto, ad esempio, pur richiamando una verità di fondo, la misera economia della città di Taverna, soprattutto nel passato anche prossimo, esageri un tantino nel termine di paragone usato. Ma i blasoni sono anche questo. Leggetene altri se ne avete voglia cliccando qui.

12:10 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in Proverbi calabresi | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: proverbio su taverna, blasoni calabresi, dialetto calabrese | OKNOtizie | |  Facebook | |

07/07/2010

Spilinga e Polistena in un vecchio blasone

Spilingoti e Pulistinisi 'un ci trattàri ca perdi i spisi. Con gli abitanti di Spilinga e con quelli di Polistena non avere a che fare, perderai le spese, ossia il tempo.

Un altro blasone che si inserisce a pieno titolo nella letteratura aforistica vernacolare di stampo sarcastico e dissacratore, tipica di moltisssimi altri blasoni presentati su queste pagine che ritroverete nel seguente link: Proverbi e Blasoni in Calabria

29/06/2010

Fuscaldo e Rogliano in due blasoni 'tipici' e 'dissacratori'

Riprendo la pubblicazione dei blasoni calabresi dopo alcune settimane di pausa; il tutto per tentare di mettere ancor più in evidenza come, nel corso degli anni, la Calabria intera e quasi tutti i paesi della regione, siano stati 'invesiti' da questa forma letteraria che, da orale, qual'è stata prevalentemente per molti secoli, è divenuta pian piano forma scritta. Lo spirito è sempre quello dell'esaltazione del proprio campanile  e della dissacrazione delle città vicine. Nei due blasoni di oggi, ad essere presi di mira sono le città e gli abitanti di Fuscaldo e di Rogliano.

Continua...