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24/10/2011

’Ndrangheta: qual è la zona grigia

alleanze-nell-ombra.jpgRiflessioni a margine del libro di Sciarrone, “Alleanze nell’ombra”

di FILIPPO VELTRI il Quotidiano della Calabria, pagina culturale del 22 Ottobre 2011

IL problema dei problemi nell'analisi dei fenomeni criminali - si tratti di Cosa nostra, di 'ndrangheta o di camorra - è ormai assodato che sia quello di capire fino in fondo cosa sia questa zona grigia di cui si parla da tempo ma i cui contorni restano sempre  labili  se  non  misteriosi.

Una spinta, a mio avviso, assolutamente  decisiva per  lasciarsi alle spalle vecchie, consolidate, cattive e distorcenti convinzioni e avviare finalmente un discorso di verità è un libro di recente uscita - ''Alleanze nell'ombra'' (Donzelli) curato dal sociologo calabrese Rocco Sciarrone (insegna all'Universita' di Torino)-di cui il'Quotidiano' si è già occupato in un'ampia recensione di Valerio  Panettieri  apparsa  sulle pagine culturali il 14 ottobre scorso.


Dove sta il salto di qualità, enorme, nell'analisi degli studiosi coordinati da Sciarrone (e tra questi c'è un altro docente calabrese, Vittorio Mete, che insegna all'Università di Catanzaro)? Sta nel fatto - per entrare subito nel merito della questione - che le figure che popolano la zona grigia (imprenditori, professionisti, e non solo) non necessariamente stanno in una posizione subalterna ai mafiosi.

Sciarrone anzi afferma in maniera più esplicita, in un altro saggio successivo all'uscita di questo libro e pubblicato dalla rivista il Mulino, che non sono sempre i mafiosi ad accaparrarsi la fet- ta più grossa e che non sono sempre loro a stare in una posizione dominante. Questo è fondamentale per capire che questa zona grigia non è fatta, come nella vulgata più generale è fin qui apparso, di tremebondi imprenditori che trattavano solo per dirne una - con i mafiosi che li proteggevano per averneun piccolo ritorno, una briciola, un attimo di quiete nel loro lavoro. No: dato che i mafiosi nella maggioranza dei casi tendono  ad evitare  giochi a somma zero (del tipo, chi vince piglia tutto) tra mafiosi e soggetti esterni si instaurano quelli  che  Sciarrone definisce   ''giochi   a somma  positiva'',  in cui cioè tutti i partecipanti hanno qualcosa da guadagnare. Questo favorisce accordi e scambi ma secondo punto decisivo in questa analisi - soprattutto consenso sociale, che si instaura al momento della  divisione della  torta, nella quale - su questo il pool di studiosi è unanime - non sono, come detto, sempre i mafiosi ad accappararsi la fetta più consistente. Ad esempio, nei settori più esposti alla concertazione,

Sciarrone sostiene che sono gli imprenditori collusi a ricavarne i  maggiori  vantaggi.  Nel  campo delle opere pubbliche,le grandi imprese nazionali, che sono le uniche a potere concorrereper determinati appalti, spuntano - altro esempio - condizioni più favorevoli per quel famoso contrattodi protezione dalla mafia di cui da decenni si scrive, a proposito e a sproposito. Ed è proprio di questo che nel volume della Donzelli si parla in riferimento  alla  Calabria, regione dove vengono  presi in  esame due settori emblematici in cui opera quella zona grigia, gli appalti ed i subappalti per la Salerno-Reggio  Calabria e la sanità.

Qui le zone grigie sono analizzate come momento di relazioni e di affari e diventa  dunque  fuorviante, assai fuorviante, continuare a parlare di ''infiltrazioni'' della mafia nell'economia legale, quando in realtà siamo in presenza di un vorticoso intreccio di relazioni e di affari in cui c'è sicuramente la collusione ma
anche, se non soprattutto, una vera e propria compenetrazione tra la mafia e gli esponenti di questa zona grigia. Cosa vuole dire questo in pratica? Che, ad esempio, viene detto nello studio, c'è una schiera crescente  di  imprenditori che  cerca forme di accomodamento e di adattamento con accordi con il potere criminale che vengono considerati come un modo per stare sul mercato, ''anzi- si legge -l'unico modo per sopravvivere economicamente''. E questo vale per la Calabria, il sud ma anche per vaste aree del Nord Italia. Sciarrone, infatti, scrive che si sono creati ''peculiari equilibri economici, modelli direlazione e di affari robusti e consistenti(…), che sono diventati un modello dominante''. Qui ci sta la peculiarità della presenza mafiosa: l'uso della violenza in primo luogo e l'utilizzo delle relazioni sociali, con la conclusione che si crea un sistema di regole fondato sulla coercizione. In questa strutturazione nuova c'è il tentativo di definire l'area grigia, che gli studiosi utilizzano sempre tra virgolette, proprio perchè siamo in presenza di una zona dai confini mobili, incerti, sfuggenti e in cui non agisce un solo attore dai caratteri ben definiti ma più soggetti. E neanche l'altra abusata definizione di ''borghesia mafiosa'' è servita a gettare maggiore luce.Se si analizza sul campo - come è stato fatto in questo caso - ne viene fuori che da un lato c'è lamafia con quelle caratteristiche (uso della violenza e intermediazione) e dall'altra tutto un mondo di altre risorse (ad esempio: gli imprenditori hanno la potenza economica; i professionisti le tecniche; i politici l'autorità; i  funzionari pubblici   la   conoscenza
delle leggi e delle normative) che può portare  alla  connessione dei due mondi, in cui non è detto affatto - appunto - che sono i mafiosi ad essere necessariamente in posizione dominante.

Sciarrone e gli altri studiosi determinano i vari gradi delle situazioni: dalla complicità alla collusione fino alla compenetrazione. Un caso tipico è uno dei due analizzati nel libro riguardo alle vicende calabresi, cioè gli appalti per la A3. Qui le grandi  imprese nazionali hanno cercato una sorta di compromesso preventivo  con  i  gruppi  mafiosi, con le giustificazioni note (''altrimenti qui non sipuò lavorare'') che rendono praticamente impossibile un'azione  a  livello giudiziario  in quanto labile, se non inesistente, è il confine tra la complicità o l'essere invece vittima. Ma quei costi aggiuntivi - chi non ricorda l'ormai famoso ''rischio Calabria''? -vengono poi scaricati sulla collettività intera. 

In  un'intervista  ad  Umberto Santino per il Centro siciliano di do- cumentazione intitolato a Peppino Impastato, Sciarrone affonda la lama sul concetto di zona grigia: ''area grigia - dice - è un'espressione giornalistica che non mi pare abbia dignità analitica. Fa il paio con voglia, bisogni di mafia ed altre sciocchezze in circolazione. Da 40 anni parlo di borghesia mafiosa per indicare che professionisti, imprenditori,  pubblici  amministratori, politici e rappresentanti delle istituzioni sono assieme ai capimafia al comando di un blocco sociale, cioè del sistema relazionale transclassista, esteso anche agli strati popolari, entro cui agiscono i gruppi criminali mafiosi. E' l'unica analisi che, dopo le sbornie culturaliste degli anni '60 e '70, ed organizzativiste degli anni '80 e '90 ha retto alconfronto con la realtà''.

Un'analisi di questo tipo necessita, infine, di una conseguente rivisitazione anche dal punto di vista degli strumenti normativi perchè, per ostacolare realmente e con maggiore efficacia le relazioni di complicità,
collusione e compenetrazione che caratterizzano l'area grigia, è del tutto evidenteche lostrumento, ad esempio, del concorso esterno in associazione mafiosa nonè più sufficiente,  proprio  tenendo  conto quella  reciprocità  di  favori,  che funziona spesso in senso inverso.

Ma un problema evidente c'è anche sul lato economico e sociale della vicenda, al punto che la Fondazione Res che ha firmato il volume curato da Sciarrone non esita a scrivere che sarà ''quasi impossibile'' fare passi in avanti significativi ''se non cresce la sensibilità e l'impegno di tutti gli attori della società civile, degli ordini  professionali,  dell'associazionismo economico,   del   mondo delle imprese e degli istituti di credito sia in termine  di  formazione e di rispetto degli standard  etici  e  professionali che di accresciuta disponibilità alla collaborazione con la magistratura e le forze dell'ordine''.

Un tema quest'ultimo particolarmente acuto e sentito in Calabria, dove la linea di frontiera della lotta alla mafia sembra passare, oggi più che in passato, per ''i confini opachi e mal definiti - per chiudere con le riflessioni di Sciarrone - della terra di mezzo in cui lecito e illecito si intrecciano  e si sovrappongono''.

Alleanze nell'ombra, mafie ed economie locali in Sicilia e nel Mezzogiono, a cura di Rocco Scaglione, pp 400, Edizioni Donzelli. Per acquistare online premere qui.

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