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26/01/2010

Itinerari gastronomici in Calabria: Marcellinara tra feudalesimo e pecorino

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Nel punto  più stretto della Penisola, sull’omonimo istmo, sorge Marcellinara, che domina le valli dell’Amato e del Corace e gode dell’invidiabile privilegio di potersi affacciare su due mari, lo Jonio ed il Tirreno. La leggenda vuole che in questo territorio sorgesse la mitica terra dei Feaci dove avvenne l’incontro tra Ulisse e Nausicaa. Una più verosimile versione fa risalire l’origine del borgo al periodo dei Vespri siciliani.


Certo è che nel 1445 Marcellinara fu concessa in baronia da Alfonso I d’Aragona a Niccolò Sanseverino per il sostegno dato durante l’assedio di Catanzaro. Il feudo Sanseverino fu uno dei più longevi della Calabria in quanto fu detenuto dalla stessa famiglia ininterrottamente fino all’abolizione della feudalità nel 1806. Il profondo legame tra Marcellinara ed i suoi feudatari è testimoniato dai monumenti più rappresentativi  del borgo, che sono stati edificati dai Sanseverino: il castello e la tomba monumentale.

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Il palazzo, a due piani è a pianta quadrata, con una solenne facciata dominata da un loggiato, fu edificato sui resti dell’antico castello distrutto dal rovinoso terremoto del 1783; sapientemente restaurato dalla Famiglia anche nella parte non distrutta del castello - cortile e piano terra è stato riportato ai fasti di un tempo che lo vedevano tra le dimore di maggior pregio e prestigio della regione.

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Altrettanto imponente è il sepolcro tombale nel suo aspetto di torre merlata e con il suo severo ingresso. Nel suo territorio si trovano le suggestive Grotte di Jizzi. La tradizione gastronomica di Marcellinara, che si esprime maggiormente nei periodi delle feste comandate con piatti che simbolicamente si intrecciano con i riti e le funzioni sacre, è caratterizzata da due prodotti che sono tipici ed esclusivi del luogo, il pecorino primo sale ed i cavallucci di provola.

Il pecorino primo sale è un formaggio dal sapore delicato che viene venduto fresco, dopo 3/5 giorni di salatura, quando la pasta si è ben rassodata. I cavallucci di provola, che molti anni fa incuriosivano i piccoli visitatori con le loro forme particolari, non fanno più mostra di sé nelle fiere, anche per le nuove regole sanitarie. La pasta vaccina, maturata per 3 o 4 giorni, viene modellata a mano nell’acqua fino farle prendere la sembianza di un cavallo o anche di altri animali. La salatura si effettua in salamoia per circa 12 ore, quindi si pongono ad asciugare in ambiente fresco ed aerato dove maturano in pochi giorni.

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