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07/05/2009
Il santuario di S. Maria dell' Isola. Emblema e simbolo di Tropea nel mondo.
Lo scoglio ed il suo santuario emergenti dal mare prospicente l'alta rupe, da cui nasce il giro degli erti palazzi a strapiombo, sono della città insieme la sua sintesi paesaggistica ed il suo embrema turistico.
Non per nulla spiriti contemplativi lo scelsero fin dall'alto medioevo quale tempio dell'anima, nato a favorire la preghiera e a lunghe soste di meditante riposo. Per conoscere le origini e la lunga storia di S. Maria dell'isola non si interroghino documenti cartacei, manoscritti o stampati, ma si cerchi di intendere il racconto della gente, e di leggere le immote strutture murarie dell'edificio.
Le notizie storiche, verificabili in archivio o da scritture, sono poche ed insufficienti. La porta di bronzo dell'abazia di Montecassino, fusa l'anno 1066, tra gli altri possedimenti della Badia, elenca Sancta Maria de Tropea cum omnibus pertinentii suis. La pertinenza a Montecassino venne successivamente confermata dai vai pontefici. Positivi indizi portano a credere che prima dei benedettini l'isola fosse stata dei basiliani. Più ricco e più penetrante è il linguaggio popolare, che nei simboli che esso espone, attinge le ragioni stesse di una vita e di una storia. Al tempo dell'iconoclastia giunse una nave nel mare dell'isola. Recava una statua della Madonna. Si fermò per rifornimenti di viveri e ripartì lasciando la statua sulla riva. Curiosità ed interesse fecero accorrere la gente. Dove collocarla? Sindaco e Vescovo d'accordo, scelsero una grotticella incavata nella fiancata dello scoglio. Non fu possibile collocarla perché la statua era più alta della grotta. Come fare? Si decise allora di far segare i piedi della statua della Madonna. Ma al primo colpo di sega, le braccia del falegname si paralizzarono e vescovo e sindaco caddero morti. La Madonna, comparsa in Tropea in modi così tragici e sconcertanti, subito dopo volle fare vedere il suo volto benevolo col mostrarse madre di grazie e di miracoli. La tradizione popolare, localizza un punto a metà della scalinata che porta sullo spiazzale dell'isola, dove sarebbero stati poggiati i piedi della Madonna, e da quel posto, nei tempi antichi venivano portati e distesi gli ammalati. Era il luogo dove si verificavano stupefacenti guarigioni. Tutt'oggi una piccola edicola segnala la pietra dei miracoli. E fino a pochi anni fa la gente umile e fedele, saliva sulla scalinata in ginocchio.
Sulla spianata dello scoglio, invece, fu costruito un luogo di culto dove la Vergine veniva custodita in una cripta di accesso poco agevole. Nel Seicento, si volle portare la Madonna in un luogo più accessibile, e la grotta fu abbandonata.
L'edificio, così come si presenta oggi, pone in chiaro da sè la storia della costruzione ed offre la possibilità di leggerla. Una prima e fondamentale struttura rimasta solo in parte, ci attesta l'esistenza di un edificio atipico, quadrato, con vano centrale e peribolo con esso intercomunicante per mezzo di una serie di archi ed archetti. La struttura muraria è riferibile ad età altomedievale, cioè al periodo bizantino dell'isola. Poi, l'isola passò a Montecassino, Ma quando questo passaggio? L'ipotesi più attendibile è che sia avvenuto intorno al 1059, quando Ruggero il Guiscardo, diede ai monaci occidentali molti luoghi monastici già in possesso dei monaci greci.
In età gotica, vi fu una modifica con aggiunte. Lo indicano tracce di costoloni superstiti. In età rinascimentale, tutto l'edificiio fu "sviato" dalle sue forme originarie e modificato in basilichetta latina a sviluppo longitudinale a tre navate. L'edificio fu sormontato da una volta a botte a cielo scoperto. In età barocca fu aggiunto un portico che circondò l'edificio preesistente da i due lati, e diede la possibilità di costruire sugli archi le stanzette per gli eremiti e di porre un tetto a tegole sulla volta. In seguito, fu sfondata la parete Sud e la nave centrale fu allungata a spese del portico di cui furono murati la maggiorparte degli archi. In ultimo, furono aggiunte leggere decorazioni in gesso. Dopo il terremoto del 1905, fu ricostruita in nuove forme, la facciata che era crollata.
E' una lunga e tormentata storia questa di un minuscolo monumento, che ha vissuto un suo lungo ed intenso dramma, e che ha conosciuto metamorfosi e rinascite.
Sulla parete di fronte all'ingresso si vedono figure emergenti da scultorei rilievi, con la loro silente e mesta presenza, sono testimoni inconsci di quanto lungo e doloroso fu il loro cammino nel tempo. Nato nel Trecento è il jeromonaco della pietra tombale oggi poggiata sulla parete. Il Cristo tra santi, è il ricordo di una famiglia patrizia di Tropea ora estinta. Un altra pietra, reca incisa la data di riconsacrazione della chiesa dopo il rifacimentpo in età gotica.
Nelle sue minuscole dimensioni, nella ristrettezza di uno spazio reso ancora più stretto da una selva di pilastri, l'edificio ti accoglie con calore, con calore umano di un lavoro artigianale, col silente ed immoto messaggio che ti giunge da secoli andati, recandoti il profumo di ogni epoca.
L'isola è ricca di panorami, lo è dallo spiazzale che precede lo storico edificio, lo è soprattutto dalla vasta apertura cosmica che è dietro il santuario e che è un balcone spalancato sul cielo, su acque marine e orizzonti terrestri, su visioni non viste che nascono dall'animo, oltre i sensi che li fanno sorgere. Ed è questa la vera storia e la vera essenza dell'Isola.
Vedi anche: Itinerari; Foto di Tropea; Cultura Chiesa di Michelizia Chiesa del Rosario Chiesa del Gesù Santuario di San Francesco Il Duomo di Tropea
21:16 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in Cultura, Itinerari a Tropea e dintorni | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala | Tag: tropea, calabria, chiese, itinerari, simbolo, perla del tirreno, costa degli dei, mare, basiliani, mito | OKNOtizie |
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Commenti
Arrivata dal fotoblog per leggermi la storia e le notizie
su questo Santuario. Decisamente affascinante
Ciao, Pat
Scritto da: Patrizia | 08/06/2009
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