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04/05/2009
Tropea e le sue chiese: il Duomo.
Tra le chiese di Tropea un particolare posto occupa il Duomo. Proviamo a conoscerne la storia 'guardandolo' in maniera più approfondita.
LA STORIA
La suggestività della sua presenza, anche se sminuita dalla realtà dei suoi limiti, è la maggior attrattiva architettonica della nostra cittadina. Le notizie di cui disponiamo sul Duomo, appartengono più alla tradizione orale che a documenti di sicuro affidamento. La cosa certa è che esso fu il primo luogo di culto della città di Tropea. In origine sarebbe stato un piccolo sacello, poi in parte demolito quando si volle costruire la difesa della città. Si costruì allora un edificio di culto un poco più grande, dedicato alla Vergine, con il titolo di Santa Maria del Bosco. Il suo sito sarebbe stato all'angolo orientale del palazzo Toraldo, al limite del largo Porta Nuova, l'attuale largo San Michele, ove oggi si trova un noto ristorante tropeano. Successivamente sarebbe stato trasformato in tempio cristiano, l'antico tempio di Marte (dove oggi si trova palazzo Naso, in piazza Ercole), quando il culto pagano, ormai deserto, cedette alla fede cristiana. La Calabria bizantina, gradatamente, lasciò il rito latino per quello greco. Fu costruito un nuovo edificio di culto a tre navate, rispondente alle esigenze della nuova liturgia e fu dedicato a San Nicola. Era la cattolica di Tropea. Il vecchio tempio di Marte fu dedicato a S. Giorgio ed affidato ai monaci basiliani. La nuova Cattolica di San Nicola, sorgeva dove ora c'è l'attuale chiesa del Gesù.
L'avvento dei normanni, riportò Tropea al rito latino. Era l'età romanica. In tutta l'Europa vi era un fervore costruttivo, prima mai conosciuto. Il passaggio dal rito greco al rito latino poneva problemi liturgici nuovi. Si volle, conseguentemente, una nuova cattedrale. Ecco la genesi del nuovo Duomo. La "vecchia" cattedrale bizantina continuò la sua vita da vecchio pensionato, finché nel 1600 fu data ai gesuiti che la demolirono per recuperarne il suolo su cui edificare la loro chiesa a croce greca, barocca. L'attuale chiesa del Gesù. Il nuovo Duomo, a sviluppo longitudinale, a tre navate in forme arabo-normanne, fu trasformato in periodo barocco e l'edificio fu allungato di circa 12 metri. Subì molti danni dai vari terremoti. Negli anni trenta, durante il fascismo, si volle un restauro
ripristinativo, come l'estetica di allora soleva dire, e non statico-storico. Oggi il Duomo dopo un intervento al suo interno nel 1993 per il ripristino degli interni (luci comprese), dell'organo, della pavimentazione e di altro, sta avendo la ristrutturazione del tetto e di alcune parti esterne, che dovrebbe terminare per Luglio 2009.
L'ANALISI NEL DETTAGLIO
La facciata del duomo è di ricostruzione. Lo è anche lo pseudoprotiro. L'oculo in alto è rinascimentale. Seicentesca è la madonna in alto. L'interno della cattedrale esercita un fascino ed una suggestione ai quali non è facile sottrarsi. E' la glabra nudità delle sue strutture in conci di tufo giallino, ritmata dalla rude fuga dei suoi ottagoni e dalle archeggiature a doppio extradosso che si piegano a destra e a sinistra per unificarsi a tutto sesto. Spezzato ogni rapporto di spazialità con le sovrastanti strutture, ridotte ad un modesto lucernaio le finestre, ottagoni ed archi campeggiano nello spazio e dominano come una foresta di rude pietra.
L'intervento restaurativo degli anni trenta è stato profondo ed invadente. Il restauro, così come è stato realizzato, ha trovato più critiche che consensi. L'esito, visto con occhio smaliziato, non riesce a celare le sue manchevolezze ed i suoi eccessi. Ma, dai risultati visivi raggiunti, trova altri visitatori consenzienti ed ammirati. Certamente le coperture sono nuove e le capriate, per maliziosa magia, che spesso inganna, ostentano poderose travalature, ov'è solo cemento armato pitturato. Le absidi sono di ricostruzione sul giro delle
fondamenta originarie. Ciò che resta come una profonda ferita nel corpo inerte del monumento, sono gli irrisolti problemi del transetto e della cripta. L'edificio monumentale custodisce importanti opere d'arte e di storia. All'ingresso sia a destra che a sinistra si vedono due grandi bombe di aereo della seconda guerra mondiale. Sono esposti nel Duomo di Tropea in memoria del 4 Agosto 1943, quando, secondo la credenza dei tropeani, per intercessione della Vergine SS. di Romania, rimasero inesplose pur cadendo in un giardinetto in cui i bimbi stavano giocando. Proseguendo
nella visita a destra si trova la prima cappella cinquecentesca della chiesa: è la tomba della famiglia Galluppi. In essa si affrontano due monumenti: a destra Antonello Galluppi, il costruttore della cella funebre ove seppellì cinque giovani figli, domina con la robustezza della sua chiusa squadratura. Come una visione emerge a sinistra Caterina Scattaretica, donna e moglie virtuosa, figlia di Giovan Battista Scattaretica e di Vittoria Galluppi, che seppellì figlia e marito in questa cappella di famiglia. Caterina, circondata da una chioma brizzolata e chiaroscurante e da una gonna anch'essa intensamente movimentata, protende alla luce un viso girato in un ovale perfetto e solo segnato da quella mano aristocratica e sensibile che leggermente gli si accosta, ed un nitido petto, sui quali non c'è raggio di luce che s'increspi. Fu l'amore materno che la volle, non morta né dormiente, ma poggiata sul braccio destro e sola assorta nella meditazione del mistero della vita e della morte. In fondo, una semplice lapide, accenna ai resti mortali, ivi risistemati, dell'uomo che rese e rende noto a tutta l'Italia in nome di famiglia: Pasquale Galluppi. Nella seconda cappella vi è il crocefisso, e dall'anno 2008, anche la tomba del Venerabile Don Francesco Mottola, proclamato tale da papa Benedetto XVI. Il crocifisso è uno dei pezzi più famosi e pregiati del duomo di Tropea.
Rigidezza ed architettonicità asciutta e chiusa che poi esplode in un pathos straziante, rendono altamente ammirato questo Cristo che dolorosamente muore. A seguire, sempre sulla destra, l'ingresso della sagrestia. Un altro sepolcro: è la tomba Gazzetta, costruita nel 1530 per seppellire due giovani della famiglia Gazzetta soprannominata Puglisi, di incerta attribuzione ad un certo scultore e pittore Da Nola. Sono due giovani, fratello e sorella. Anch'essi hanno lasciato vuota la casa, e papà e mamma hanno apprestato una tomba per
coloro dai quali se l'aspettavano. Giace la sorella quasi assorta entro sfuggenti forme lineari.
Il fratello, invece, disteso nella calma delle sue linee e nella volumetria che lo avvolge, è segno di vita e non di morte. La sagrestia conserva stipi di legno intarsiato del secolo XVIII e la serie dei ritratti postumi di tutti i vescovi tropeani noti. Negli armadi sono custoditi i parati del duomo.
slanciate, con ornamentazioni di gusto barocco. Pennacchi e semilunette si avvalgono di tele del Grimaldi. Gli altari marmorei laterali sono ridondanti ricordi dell'età barocca. Sotto il pulpito un presepe marmoreo del Quattrocento presenta forme
graziose e semplici. Nell'abside destra ha collocazione provvisoria una maestosa Madonna. E' la Madonna del popolo. E' opera di Angelo Da Montorsoli, scolpita l'anno 1555, mentre il maestro in Messina era intento allal realizzazione delle sue monumentali fontane. Al centro dell'abside maggiore, vi è la Madonna di Romania, un'icona venerata ed amata dal popolo tropeano.
intorno all'anno 1330. Le incorniciature laterali ed i quattro angeli sono aggiunte tardive dell'età rinascimentale. Entro l'abside sinistra un rilievo reso con gusto di orafo, quasi un gioiello, è il quattrocentesco ciborio del vescovo Pietro Balbo. Notare la raccolta e ieratica grazia linearistica degli angei oranti, i preziosi candelabri laterali, il calice emergente nel cielo stellato e la sovrastante iscrizione bilingue. Il donatore, il vescovo Pietro Balbo, era un grande umanista. In alto vi è la Madonna della Libertà, opera di riferimento gagginesco. E' la statua che il popolo eresse quale ringraziamento della città per la riottenuta libertà demaniale dopo la rescissione della vendita al principe Ruffo Scilla. Era custodita nella chiesa del rosario, appositamente eretta in via Libertà, di cui abbaimo detto su queste pagine. Fu portata in Cattedrale dopo il restauro degli anni trenta. Sulla parete sinistra, chiudono la serie delle sculture, i due medaglioni con l'Annunziata e l'Angelo Annunziante, e la pala marmorea raffigurante la Resurrezione.
12:13 Scritto da: lucioruffa (Webmaster) in Itinerari a Tropea e dintorni | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: tropea, calabria, chiese, centro storico, itinerari, perla del tirreno, capo vaticano, vibo valentia, duomo, cattedrale | OKNOtizie |
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