« Caponata alla tropeana | Homepage | Tropea e le sue ricette: tonno alla Tropeana »

23/03/2009

Il "patriarca" di Tropea: Albino Lorenzo

200px-Albino.jpg'Amico generoso, maestro di virtù e di onestà, uomo semplice, buono, onesto e laborioso, sensibile ed affettuoso'. Parole queste pronunciate su di lui da Francesco Felice D'agostino, altro grande tropeano, scomparso anch'egli l'anno scorso dalla scena cittadina, durante l'ultimo saluto al 'maestro di arte e di vita' nella cattedrale di Tropea, a cui se ne potrebbero aggiungere molte altre ma che ci sembrano per sintesi le migliori per descrivere Albino Lorenzo vivo come Francesco Felice D'agostino nella memoria di tutti quanti gli hanno voluto bene e continuano a volergliene tutt'oggi.

 


Albino Lorenzo  è nato Tropea il 19 gennaio 1922 ed è passato a miglior vita sempre nella sua Tropea, il 27 dicembre 2005.

ALBINO 2.jpgLa sua pittura, fatta di colori e di luce, inconfondibile per temi e per caratteristiche tecniche, ha dato un’impronta indelebile al panorama artistico del Novecento imponendosi per il tocco leggero del pennello e per la levità dei colori. I colori della sua terra, da lui sempre amata, i colori della sua gente i contadini, le massaie, uomini e donne del popolo visti nella semplicità dei loro gesti quotidiani, nelle occupazioni di sempre, nei lavori tipici di una società ormai scomparsa per sempre. Personaggi che esprimono la semplicità e la bontà dell’animo del 'maestro', che lui ritrae in un paesaggio agreste, caldo e illuminato dalla luce intensa e dai colori forti del Mediterraneo. Le sue moltissime opere, disseminate nelle più importanti gallerie del mondo e in molteplici collezioni private, sono patrimonio di tutta l’umanità.
Gli storici dell'arte che si sono occupati di lui lo hanno collegato alla corrente artistica dell'Impressionismo anche se potrebbe, per certi versi, essere definito un innovatore nel suo genere.
Apprende le prime nozioni di disegno dal padre Saverio, unico suo maestro e si formò a Palmi presso l'Istituto magistrale fino all’età di 18 anni. Nel 1940, interrotti gli studi si impiega presso l’Ufficio delle Imposte Dirette di Tropea. Dal 1957 al 1960 insegna disegno presso il Seminario Vescovile della sua città. Dal 1992 è professore di pittura presso l’Accademia “Fidia” di Vibo Valentia, sez. staccata di Agrigento. Sposato felicemente con Luigia Capua dal 1944, è padre di ben 18 figli. Alla pittura, intesa come ricerca continua e sistematica, Albino Lorenzo inizia a dedicarsi dopo i 35 anni. Le personali del maestro, in Italia e all’estero, sono 50, oltre 70 le collettive. Le opere di Lorenzo sono presenti nelle principali gallerie e collezioni private del mondo. Dei momenti significativi della vita artistica di Lorenzo, si ricordano: l’ incontro con l’ incisore critico d’ arte Luigi Servolini. il confronto cosante con Michele Cascella, la frequentazione puntuale col pittore polacco Eugeniousz Eibisch, interrotta soltanto dalla morte di quest’ ultimo, i continui dibattiti con un altro grande pittore calabrese, Enotrio Pugliese.

albino lorenzo 1.jpgDurante gli anni Cinquanta Lorenzo iniziò a definire le tematiche della sua opera. Tra il 1957 e il 1960 insegnò disegno presso il Seminario arcivescovile tropeano. Negli anni Sessanta iniziò a partecipare e a vincere premi presso mostre collettive nazionali ed internazionali (tra cui a Parigi, Deauville e Nizza in Francia, Knokke in Belgio e a New York negli Stati Uniti. Secondo lo storico dell'arte Maurizio Calvesi, egli non fece un uso strumentale della cultura contadina, poiché il suo sentimento di approccio a quella gente corrispondeva ad un "moto di identificazione"
Espose per la prima volta le sue opere in una personale a Catanzaro nel 1962. Fino all'ultima mostra, nell'anno della sua morte nel 2005, ha partecipato ad oltre cinquanta esposizioni personali e ad oltre settanta mostre collettive.

Hanno scritto di lui

aLBINO 3.jpg

Quando Tropea, la splendida cittadina calabra, fu cantata dal Tasso nella Gerusalemme Liberata 'Tropea, la've del mar corrente / Rapido si rivolge indietro e torna', la sua fama era affidata a un'attivita prodigiosa, quasi incredibile che vi svolgevano i fratelli Vianeo: eseguivano, primi al mondo, operazioni di chirurgia plastica. E' rimasta celebre la lettera di un Cavaliere del XVI secolo che, avendo perso il proprio naso in battaglia per un colpo di spada, lo riebbe grazie a uno di questi interventi, con un trapianto di tessuti dal braccio. Una siepe di storia a picco sul mare: è questo Tropea con i suoi incantevoli affacci di Palazzi patinati dal tempo, tra una conca di verde, dove però il battito della toria, attraverso le crepe dei mattoni infiltrati di erbe selvagge, sembra riassorbito dalla natura e come biscottato dal sole. Eppure questa cultura restituita ai liberi elementi dell'aria e dell'acqua, della terra e del fuoco di ferragosto, riserva ancora una sorpresa, esprimendo se stessa, con la propria intensita naturale di luce, nell'opera di un pittore che è certamente il piu notevole del mezzogiorno d'Italia: Albino Lorenzo. Ha esposto a Torino e Milano, Roma e Venezia, Monaco di Baviera, Parigi e Rorbas/Zurigo. Ma non è ancora ben conosciuto per quel che la sua pittura vale. Egli agisce, per attenerci a immagini di mare, sull'estrema battigia di una tradizione che spinge fin qui, come in una spiaggetta appartata, le sue deboli onde, tutto intorno rotte e anzi polverizzate dalle aguzze scogliere delle vanguardie. Ma se gli azzeramenti o artefici di queste ultime gli sono estranei, il suo è tutt' altro che un mondo fossilizzato. Nei soggetti, è vero, acciuffa per gli ultimi lembi un repertorio contadino in accellerato processo di dissolvimento, aiutando 1' acutissima percezione con la memoria affettuosa di anni non lontani, in cui Tropea è il suo entroterra erano ancora così, con i mercati affastellati di cassette rosse di pomodori o luccicanti di pesce, con le coppole e i fagotti dei braccianti, con le ceste e sporte delle donne incupolate da grandi fazzoletti sulle largheggianti tonache nere, con le camicie barbaglianti sulle pelli conciate dei pescatori e dei paesani, con il transito solenne delle mucche e il trotterellare dei somari. Tutto un movimento, tutto un film quotidiano nell' animazione quasi violenta della luce, una luce che, effetto serra permettendo, rimarrà tale sempre, e per sempre, grazie ai quadri di Lorenzo, rievocherà nei suoi guizzanti, balzanti dialoghi con l'ombra, nel suo caldo annidarsi tra quei mattoni, nelle mille improvvisazioni della sua metereologia, questa quella caleidoscopica Tropea campagnola e genuina, brulicante come il crescere a vista d'occhio della vegetazione di qui. Caleidoscopio ricco di neri e di bruni, caleidoscopio terroso, ma spezzato da infiniti frammenti di specchi d'Archimede che vi accendono fervide combustioni, magistrali colpi di luce che la mira di Albino Lorenzo, occhi socchiusi come un classico dell'impressionismo, nell'accostare e ritrarsi dello sguardo, non fallisce: rendendo la pittura simile a un tessuto tutto vivo. Nei soggetti, dunque, l'artista è quasi alla rievocazione: ma non di 'altri' tempi, bensi di tempi ben stampati nel caldo ricordo di una giornata siapure conclusa e al tramonto, testimoniata ancora dalla carezza ormai orizzontale del sole. Non risulta invece in nessun modo rievocativo o nostalgico lo stile, per quanto immune dalle sperimentazioni da tempo in atto - e ormai accademicamente - nelle capitali dell'arte. Molti anni fa si sarebbe parlato di 'realismo', è termine che non si addice alla leggerezza ruvidamente elegante di Lorenzo, a una schiettezza d'umanita che non programmaticamente fotografata dal di fuori, come spettacolo populista, ma che si esprime dal di dentro, come combaciante impulso del soggetto artista con il soggetto artistico, con il tema. Un realismo, comunque e semmai, senza deformazioni espressionistiche, o le cui deformazioni, d' istintivo piglio, sono puri aggiustamenti di un occhio istantaneo, secondo un filone naturalistico che oltrepassa all'indietro lo stesso impressionismo per ricongiungersi ad antiche matrici anche calabresi, fra i contrasti luministici di Mattia Preti e le confinanti rapidita, coloristicamente sontuose e pregnanti, di Luca Giordano. Dunque un rivolo della pittura che è disceso liberamente da quelle vette dell' entroterra storico, tra salti e sterzate, come i torrenti che un tempo allietavano lo scosceso territorio tropeano, ricchi di anguille, anguille e virgole del pennello, brevi e luminosi illagamenti del colore.
Michele Cascella in 'Oggi e Domani' - Luglio 1976

Queste pitture, e questo pittore, mi hanno di colpo ringiovanito, perchè‚ mi hanno riportato ad un'epoca remota, che non esiste più... Ecco dunque un pittore-pittore, autentico, innocente (va bene, d'altri tempi; ma con questo ?), istintivo, senza "self control" senza problemi spaziali, ermetismi; uno che dice pane al pane, che rimane pur sempre l'origine e il fine della pittura.

Mario Portalupi in 'La Notte' - 14 Gennaio 1972

E' pittore annotatore della vita che si svolge in quei torni calabresi: le figure umane e gli animali che vanno e vengono sotto il sole, che spandono lunghe ombre al loro passare; e dipinge la gente dei mercati, un mondo sempre in movimento, svelto, attivo entro spazi di proiezione pronunciatamente prospettica. La presa sulle coscienze è facile. Facile, per il personale modo naturalista - mosso, lirico di questo serio artista che dipinge a "macchie" larghe di colore, andando da un rosso vermiglio ritrattistico al bruno lacerato dal chiaro avorio degli sbattimenti solari nell'appena accennato paesaggio calabro.

Luigi Servolini in Le Venezie e l'Italia  - anno 1972

Lavora d' istinto, con foga, da vero poeta; ed i riferimenti che si potessero trovare in una naturale ripresa dell' atavico filone impressionista non sarebbero che elementi casuali, dal momento che questo maestro ha, tutta fortemente sua, un' intuizione "luce - movimento - forma", che ne caratterizza il dipingere, distaccandolo, ripetiamo, da chiunque. Il rapido e quasi aggressivo procedere della pennellata, 1' estrema sintesi per il disegno e per la plastica delle figure, 1' astrazione atmosferica raggiunta nelle composizioni hanno trasfigurato ormai ogni possibile discendenza anedotica dalla pittura meridionale in visioni di gusto attuale, nelle quali attenzione al particolare e veristica focalità sono per sempre cancellate. E si puo anche credere ad una bravura calcolata: ma di fatto così superlativa ed eccezionale, che dobbiamo poi subito riconoscere come l'artista non sia sceso mai un attimo al mestiere, di gran lunga da lui superato.

Qualcosa ho scritto anch'io di lui, sul sito siciliano 'gemello', su fascio e martello, senza la pretesa di voler cogliere il senso e la grandezza della sua arte dal punto di vista estetico-stilistico, ma con la consapevolezza, non obiettiva, di chi ha avuto la fortuna di conoscere ed amare un grande tropeano, un grande uomo, un grande 'patriarca':

Per chi vuole comprendere la Calabria, nella sua essenza profonda, nelle sue assolute diversità, nella sua anima più recondita, alcuni passi sono obbligatori, quasi propedeutici direi: leggere i testi, i romanzi, le poesie, di Sharo Gambino, di cui si è detto recentemente, visitare e ammirare i quadri di Albino Lorenzo dovunque essi siano. Per facilitare un primo approccio visivo di questi ultimi, ne inserisco alcuni direttamente, altri ve li lascio ammirare su i link a tergo del presente articolo, altri ancora sono a disposizione dell’occhio curioso, nella mostra del museo diocesano di Tropea, che li ospita per tutto il 2010. Intanto cerco di offrirvi alcune chiavi di lettura per comprendere la grandezza umana e pittorica di questo umile e scevro artista tropeano. Lo faccio con la modestia di chi di arte pittorica capisce assai poco, lasciando ai saggi di Maurizio Calvesi, di Maurizio Marini e di Claudio Strinati il compito dell’approfondimento sul versante estetico-stilistico delle sue opere. Nei quadri di Albino, come si diceva, c’è la Calabria, l’amore per questa terra, per le sue genti, per gli ultimi ed antichi rappresentanti di una cultura violentemente attaccata e sterminata: quella contadina. Con essa Albino conviveva, ne amava l’essenza, la semplicità, la durezza.  Con questo mondo Albino era un tutt’uno, oserei dire parallelo. La sua vita, spesa integralmente per due grandi amori, la famiglia e la pittura, è intrisa di questa cultura, tradisce senza filtri l’amore per questo mondo. I soggetti preferiti delle sue masoniti sono i campi del Poro, con gli “abitanti” che ci vivono, le sue case, i suoi alberi, su tutti l’Ulivo, i suoi animali (buoi, pecore, galli), i suo sapori e i suoi colori. Vecchie massaie che a schiena china raccolgono i frutti della terra; pastori che vigilano sulle mandrie; antichi e nobili coltivatori della terra che ritornano a casa dopo una giornata di duro lavoro. Ma anche mercati variopinti di gente animata, proiezione diretta di un economia pre-globalizzante, di cui questo mondo era l’espressione commerciale più diretta, più semplice. Giocatori di carte, “sorpresi” a loro insaputa e “spiati” dall’intrigante sensibilità del voyeurismo fanciullesco, delicato e sottile dell’Albino innamorato ed incantato, a cui questo mondo sollecitava piacere interiore, divertimento ed amore. Il mare, metafora assoluta dell’anima è un soggetto sempre presente nei suoi dipinti. Il mare di Tropea non sublimato dal pennello dell’artista come in altre scene, appare in tutta la sua ancestrale ed antica bellezza come il “terreno” privilegiato dei suoi pescatori, quelli sì sublimati ed amati da Lorenzo.

I gozzi, strumento del pane per i marinai, dipinti da Albino, sono l’espressione e l’attestato massimo che Albino Lorenzo consegna a questo mondo; questo credo vogliano essere e questo credo vogliano rappresentare i gozzi nei suoi dipinti. Altra soggestistica amata da Lorenzo sono i ritratti e il corpo: siano essi di volti conosciuti, di familiari a lui cari, di nudi ed infine dei suoi numerosi amici che da tutto il modo andavano a posare per lui nella sua “bottega-atelier” di contrada Gurnella. In essi, si ritrova il padre di famiglia, della sua numerosa famiglia di 18 figli, l’adorato padre e “patriarca” che nei suoi ottantatrè anni di vita nulla o quasi ha fatto mancare ai suoi figli e ai suoi numerosissimi nipoti. Li ha anche dipinti, quasi tutti sempre su masonite, volendone fissare i contorni fisici e le caratteristiche cinetiche, come se volesse in qualche modo eternizzarli, fissandone gli idiomi nati dal suo impulso d’amore, forte, diretto, irruento, erotico direi. L’Eros è l’elemento chiave per comprendere i quadri e la vita di questo artista tropeano; questo non credo si trovi scritto in nessuno dei citati saggi critici; è quello che pensa e sente chi vi scrive; esso  si è impadronito dello spirito di Albino Lorenzo, divenendo spesso libido pura, finalizzata all’atto creativo, al gesto artistico in sé e per sè. L’Eros francescano, quello divino incarnatosi nelle trame della storia degli umili e dei poveri di spirito, si è proiettato nella sua “follia d’amore” anche carnale, fisicamente forte, per i suoi figli, per sua moglie Gina, per la terra nuda e cruda, per il mare, per i pastori, per il prossimo tutto. Il generare, la sua missione preferita. Generare amore e vita, sempre, costantemente, quotidianamente. Ne sono testimonianza i circa 30.000 dipinti, i suoi 18 figli, la sua immutata stima ed affetto da parte di moltissimi uomini che l’hanno conosciuto ed amato. Per chi volesse visionare l'articolo completo può farlo premendo qui.

Per finire, si riporta di seguito un pensiero di Albino Lorenzo:


"[...] Sono il ricordo più bello dei miei anni passati. Sono la testimonianza di un'epoca scomparsa. Io appartengo a un'altra generazione, quando le scene che dipingo erano scene normali, di ogni giorno. Ora non ci sono quasi più. E io vorrei che le nuove generazioni amassero questo passato che io dipingo perchè testimonianza di un mondo e di valori diversi, non quelli della società moderna. Il rapporto con quel mondo è un legame che non si può spezzare. Quei contadini sono il mio mondo e io voglio fissare sulla tela la loro fatica, la loro dignità, la loro umiltà. Quando il contadino va in chiesa si inginocchia, senza pudore. Ecco, la loro vita, i loro gesti, il loro essere sono naturali, come la loro ospitalità e la loro umanità. [...] Esiste questo mondo di gente con le mani ruvide, pieno di speranze, spesso tradite, deluse, eppure mai sopite, di uomini e donne che sanno cos'è l'attesa, sotto il sole, vissuta senza dire parola o bestemmia, ma con la voce pronta a ringraziare quel poco che è concesso loro, la speranza, l'attesa e il sole. Noi, con molto distacco, riteniamo questo mondo contadino tramontato, superato. Ecco, questo mondo, ripreso per frammenti che appartengono all'esistente, è il mio mondo, la mia pittura. Per me tradurre quest'emozione in un quadro è come obbedire a un istinto naturale, irrefrenabile. Un bisogno che si appaga solo quando ho terminato l'opera."

(Albino Lorenzo)

Le Mostre


Mostre personali
1962 - Catanzaro, Salone dell'amministrazione provinciale;
1963 - Milano, Galleria Lux;
1964 - Torino, Circolo Calabrese (ripetuta nel 1965);
1966 - Livorno, Galleria La Labronia;
1968 - Livorno, Galleria Bottega d'Arte; Monaco di Baviera, Galleria Karollus; Milano, Galleria d'Arte Bolzani (ripetuta nel 1969, 1972, 1975, 1985);
1970 - Roma, Galleria Lo Scalino;
1971 - Lamezia Terme, Galleria d'Arte Pigalle (ripetuta anche nel 1976); Parigi, Galleria Mouffe;
1972 - Messina, Galleria d'Arte Linea Tempo;
1973 - Roma, Galleria La Barcaccia; Siderno, Hotel President;
1974 - Tropea, Galleria d'Arte La Ragnatela; Sanremo, Hotel Royal; Verona, Galleria d'Arte San Luca;
1975 - Torino, Promotrice delle Belle Arti al Valentino (ripetuta anche nel 1992); Reggio Calabria, Galleria La Tela (ripetuta nel 1976 e nel 1985); Patti, Galleria d'Arte Lo Stacco (ripetuta nel 1981 e nel 1984); Catania, Galleria La Sfinge;
1976 - Venezia, Galleria d'Arte Il Riccio; Messina, Galleria d'Arte Il Fondaco;
1977 - Crotone, Galleria d'Arte Zeusi;
1978 - Cosenza, Galleria d'Arte Il Sagittario;
1979 - Reggio Calabria, Galleria d'Arte Morabito;
1980 - Messina, Galleria Il Mosaico; Horw (Lucerna), Galleria Katharinahof;
1981 - Catania, Galleria Vernissage; Rorbas (Zurigo), Galleria Adler;
1982 - Salisburgo, Bildhungus St. Virgil; Jona (Zurigo), Galleria Wallberg (ripetuta nel 1983);
1983 - Brescia, Galleria Abba; Messina, Galleria La Meridiana; Winterhur, Zentrum Neuwiesen;
1986 - Lamezia Terme, Sala Astra;
1991 - Soriano Calabro (VV), Palazzo comunale;
1993 - Venezia, Circolo Artistico, Palazzo Ducale;
1995 - Roma, Galleria Spicchi dell'Est; Vibo Valentia, chiesa delle Clarisse;
2000 - Parigi, Giverny c/o Casa Claude Monet;
2005 - Vibo Valentia, Palazzo Gagliardi.
Mostre collettive
1960 -Cosenza, premio "San Francesco"; Villa San Giovanni, premio "Villa San Giovanni" (anche nel 1961, 1962, 1963, 1964); Pizzo Calabro, premio "Città di Pizzo" (anche nel 1962, 1963);
1961 - Campobasso, premio "Città di Campobasso"; Catanzaro, premio "Pittori in vetrina";
1965 - Parigi, "V salone internazionale"
1966 - Deauville, "XVII premio internazionale"; Parigi, "LXXVII salon des indipéndants" (anche nel 1967, LXXVIII salon); Milano, Galleria Verritrè, II edizione "Collana d'Arte"; Napoli, "I mostra internazionale";
1967 - Nizza, "III grand prix de peinture de la Côte d'Azur"; Fauglia, Centro Pirandelliano, "Mostra italiana contemporanea"; Modena, "Mostra nazionale di pittura figurativa"; Roma, premio "La Fattoria d'Oro""; Knokke (Belgio, Casinò (mostra collettiva autori contemporanei); New York, Hotel Tafh, (mostra collettiva maestri contemporanei);
1968 - Torino, "Quadriennale"; Parigi, Exposition societè des artistes indipéndants" (anche nel 1972);
1970 - Torre del Greco, "I premio nazionale Torre del Greco; Varese, "II premio nazionale Il Morazzone" e premio "Grande estate varesina di pittura";
1972 - Firenze, "II Premio internazionale brunellesco"; Taverna, "IV premio nazionale Mattia Preti"; Messina, Galleria Penna (mostra collettiva maestri contemporanei);
1974 - New York, XVIII International exhibition (anche nel 1975, XIX exhibition);
1975 - Torino, " CXXXIII Esposizione arti figurative" (Società promotrice delle belle arti al Valentino, anche nel 1976, 1977, 1978, 1980, CXXXIV, CXXV e CXXVI, CXXVII Esposizione);
1976, Milano, premio "Morando Bolognini"; Foggia, premio "Primavera";
1977 - Parigi, Palazzo dell'UNESCO, "VIII rassegna Primavera"; Milano, premio "Il Pavone d'Oro"; Genova, premio "La Cornice d'Oro"; Londra, Hotel Picadilly, "Salone europeo d'autunno";
1978 - Crescentino, "III mostra internazionale"; Marsiglia, Musée de la Vieille Charité; Taormina, "Rassegna internazionale David di Michelangelo"; Imola, "Biennale nazionale d'arte; Bamberd (Germania), "V rassegna biennale d'arte europea contemporanea"; Firenze, Galleria Michelangelo, (mostra collettiva maestri contemporanei);
1979, Cracovia, "III mostra internazionale di arte sacra"; Montecarlo, Casinò (mostra collettiva maestri contemporanei); Parigi, Hotel de la Ville, "Gli artisti d'Italia";
1981 - Siviglia, "XXV rassegna internazionale d'arte; Fano, Accademia internazionale delle arti; Parigi, "Cité internationale", Université de Paris, CEIC;
1983 - Catanzaro, Palazzo della provincia, "Biennale d'arte contemporanea, Tokyo, "XXX rassegna internazionale arte CEIC"; La Spezia, "Biennale d'arte"; Parigi, Grand Palais; Patti, Galleria Lo Spacco (mostra collettiva maestri contemporanei;
1984, Vienna, Club Bunter Vogel; Parigi, "Centenaire de la Societé des artistes indipéndants"; Zurigo, Euro Gallerie;
1986 - Hong Kong, City Hall;
1987 - Bari, "Expo Arte";
1988 - Malta, "Biennale d'arte", "Omaggio al Caravaggio", Museo Mystique;
1992 - Venezia, Palazzo delle Prigioni.

Bibliografia
Pino Nano, Albino, "Editoriale Bios", 1988. 
C. Carlino (a cura di), Albino Lorenzo, SBTV, Benevento 1997
Maurizio Calvesi, "Nella rétina di Albino", pp. 9-16
Carlo Carlino, "Un diario senza fine", pp. 17-28.
Marino Marini, "Albino Lorenzo e la sua realtà non obiettiva", pp. 29-32.
C. Strinati, "Le "tracce" di Albino Lorenzo", pp. 33-40.
A. Barletta e G. Floriani, "Antologia degli ultimi 40 anni", pp. 35-36.
Maurizio Calvesi, "Albino Lorenzo", in S. Piga (a cura di) Gente di Calabria (catalogo della mostra, Roma -febbraio/marzo 1995)

Related Posts with Thumbnails

Trackback

L'URL per fare trackback su questo post è: http://tropeaperamore.myblog.it/trackback/1785067

Scrivi un commento

NB: i commenti di questo blog sono moderati.