La foto è relativa al muro di cinta della Certosa di Serra San Bruno, monastero dalla bellezza assoluta situato all'interno del parco regionale di Serra San Bruno, fondato nel 1095 da S.Bruno, ovvero Brunone da Colonia, al ritorno dal concilio di Piacenza, per donazione del conte Ruggero D'Altavilla a cui si aggiungeranno successivi lasciti di altri benefattori.
In questo laghetto, secondo la leggenda, San Bruno da Colonia, il santo che fondò la Certosa omonima, pregava inginocchiato dentro l'acqua per ottenre grazie e per espiare le proprie colpe.
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In questa lapide è spiegato chiaramente come San Bruno amava pregare in questo laghetto.
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Qui si vede, la statuetta di San Bruno, inginocchiato a pregare.
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Foto del bosco antistante l'ingresso del parco. Ci troviamo nei pressi della chiesa di Santa Maria del Bosco e nei luoghi dove San Bruno amava pregare e mediatare.
La chiesetta di Santa Maria del Bosco, fa parte dell'intera area del parco regionale di Serra San Bruno. La si vede in prospettiva subito dopo i gradoni di ingresso dell'ampio piazzale antistante. E' situata poco distante dalla Certosa. Qui dimorò e morì San Bruno. La tradizione vuole che qui si trovassero le reliquie del Santo, e che quando furono portate alla luce per essere traslate, vi sgorgò la sorgente che alimenta il laghetto. Ogni lunedì di Pentecoste si celebra una festa e le reliquie e la statua del santo vengono portate qui dalla Certosa.
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Piazzale antistante il santuario di Santa Maria del bosco chiamata anche Santa Maria dell'Eremo. La chiesetta si può vedere in prospettiva.
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Veduta laterale della chiesetta di Santa Maria del Bosco a Serra San Bruno.
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La chiesa è collocata in un angolo di pace all'interno del bosco di Serra San Bruno.
L'ingresso e la facciata della chiesa di Santa Maria del Bosco.
Qui riposa il Santo di Colonia. Giovanni Paolo II nella sua visita in Calabria, volle visitare questo luogo. Si trova posizionato di fronte al Santuario. Viene chiamato anche "dormitorio di San Bruno". E' stato probabilmente il luogo dove il Santo trovava ricovero, ma certamente fu il luogo dove il monaco fu seppellito. La statua marmorea che si vede è della fine del XVIII secolo e fu realizzata da Stefano Pisani.
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Lato esterno della chiesa di S. Maria del Bosco. Da notare l'assoluta integrazione con il bosco circostante.
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Abeti bianchi e Faggi dalla struttura imponente incorniciano il complesso del Santuario di Santa Maria del bosco. Il luogo, incanevole e quasi surreale, è attrattiva turistica d'eccellenza. Numerosissimi i visitatori ogni anno provenienti da tutto il mondo.
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Un particolare all'interno del bosco di Serra San Bruno. L'itinerario è molto suggestivo.
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Uno scorcio del parco regionale di Serra San Bruno, luogo dalla bellezza unica indicato per tranquillità e pace. La passeggiata nel bosco di Serra San Bruno è uno degli itinerari più suggestivi della provincia di Vibo Valentia.
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Uno dei tantissimi ruscelli incontaminati distribuiti lungo il parco regionale di Serra San Bruno.
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L'amenità di questi luoghi offre al visitatore un impressione forte e lascia immaginare quale fu la vita di quei primi padri della Gran Certosa. Dalle testimonianze del viaggiatore Guiberto di Nogent e da alcune notizie contenute nelle «Consuetudini» di Guigo insieme ad alcune frasi significative delle lettere di San Bruno, di Pietro il Venerabile e di San Bernardo, emerge un quadro pittoresco di fervore, di austerità e di autentico spirito monastico.
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Un parrticolare del percorso all'interno del Parco Regionale di Serra San Bruno.
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Agriturismo Curatola. La cascina è situata nel cuore dell'area del Poro. Suggestiva e bella la campagna circostaante.
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Il promontorio del Poro è quall'area della Calabria che si protende nel Tirreno tra il golfo di Lamezia (S.Eufemia) a nord e quello di Gioia Tauro a Sud; all'interno l'ampia vallata del fiume mesima, lo separa dal massiccio delle Serre.
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Uno spettacolare massiccio di granito ricoperto da uno spesso strato di formazione più recente e caratterizzato da profondi valloni, da un litorale di rara bellezza come quello della Costa degli Dei, da inaspettati ridenti zone pianeggianti (chiane in dialetto), tribune naturali su stupende vedute e luminosi scenari mediterranei.
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L'altopiano del Poro è la parte sommitale del promontorio omonimo, pianeggiante, ondulata. Rispetto alle pendici del massiccio è un area molto differenziata sotto il profilo morfologico, climatico, economico e antropico.
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L'area di monte poro è quella che va da Mesiano di Filandari a Spilinga, da Zungri a Zaccanopoli, da Drapia a Torre Galli e comprende paesi come Rombiolo e le sue frazioni.
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Le stalle, sono un elemento tipico della località di monte poro essendo essa prevalentemente zona rurale ed agricola ancora oggi dove anche la pastorizia e i prodotti del latte, specie quelli del latte di pecora, occupano un posto importante nell'economia di queste zone. Famoso ed apprezzato il pecorino, che prende il nome dalla località.
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L'altopiano del poro ha comunque una morfologia caratteristica con forme arrotondate e a cupola che si sviluppano oltre i 500 metri fino a giugere con andamento ondulato al punto più alto del promontorio, a 710 metri di altitudine.
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Nelle sue alte quote, si dilata in un' estensione dolce ma non piatta. I suoi campi, spogli del verde scuro boschivo che nell'antichità avevanoo offerto riparo a briganti e fuorilegge, sono perennemente ricchi del verde chiaro che da vita alle ondulate movenze delle colture che i contadini ad ogni stagione rinnovano.
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Sul poro la terra è prodiga di vegetazione ed oggi di messi. Lo sapeva Persefone, la divina fanciulla che soleva inoltrarsi per questi campi e raccogliere fiori.
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La foto riprende uno squarcio del Villaggio Rupestre di Zungri. L'insediamento è databile fra il X ed il XII secolo d. C. ed è uno dei luoghi più suggestivi dell'intera area.
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Il Villaggio è situato nell'immediata periferia del centro storico di Zungri, in località Fossi, sul costone esposto ad Est del vallone della fiumara Malopera.
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E' costituito da un centinaio di grotte di varie dimensioni e forme, distribuite su un area di circa 3000 mq.
La visita di questa singolare forma di habitat umano oltre che assai suggestiva, è anche stimolante, perché impegna ad intuire, ad immaginare i modi di vita e l'organizzazione socio-economica di un insediamento umano tanto lontano nel tempo.
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E' nel 1983 che cominciano gli studi di questo luogo. Un equipe del museo di Nicotera li ha curati sotto il patrocinio del Comune di Zungri. Purtroppo gli studi non sono più proseguiti, né c'è stata un opera significativa per la valorizzazione di questo patrimonio senza dubbio straordinario e dii grande fascino.
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Da non perdere il forno per il pane (vedi foto nell'itinerario consigliato su queste pagine), la grotta col palmento, la "carcara" per la produzione di malta.
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Nel 1985 un gruppo di studio dell'Università di Salerno, ha stabilito che il villaggio dovrebbe risalire ad un periodo preciso dell'evoluzione dei sistemi produttivi e di gestione dell'agricoltura; con molta probabilità bisognerà indagare nel periodo della fase deuterobizantina, quando i villaggi rurali, secondo uno schema ben noto e diffuso nella Puglia bizantina, venivano riorganizzati capillarmente dal potere imperiale, soppiantando definitivamente quelli che erano stati i sistemi di produzione organizzati mediante le cosiddette ville rustiche.
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Sul versante nord, una serie di larghi ed ampi terrazzi degradano dolcemente verso il mare ed evidenziano le fasi dell'emersione datata fra il terziario ed il quaternario. Nella nostra Tropea queste "terrazze" sono molto evidenti.