Il Consiglio di Stato rigetta come inammissibili i ricorsi elettorali contro “Uniti per la Rinascita”

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1860070881.jpgIl Consiglio di Stato si pronuncia ancora una volta in favore di Gaetano Vallone e dei membri della sua lista civica “Uniti per la Rinascita”, dichiarando inammissibili sia il ricorso presentato dall’ex consigliere e componente della lista civica “Passione Tropea” Paolo Ceraso (il n. 7231/2011) e sia quello presentato da Franco Simonelli, Alessandro Orfanò, Caterina Mazzitelli, Salvatore Saturno, Biagio Vinci, Giuseppe Grillo, Claudia Saturno, Carmine Simonelli, Domenico Contartese, Antonio La Torre e Salvatore Cricelli (il n. 7232/2011).

La sentenza, che era stata decisa in camera di consiglio il 18 ottobre scorso, è stata finalmente depositata in segreteria e resa quindi pubblica soltanto l’altro ieri. I ricorrenti, difesi dagli avvocati Federico Tedeschini, Michele Damiani e Maria Repice, chiedevano in pratica la riforma delle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, che nei fatti corressero il risultato delle elezioni della primavera 2010, mandando nell’agosto scorso il capo dell’opposizione Gaetano Vallone alla guida del Comune di Tropea al posto di Adolfo Repice, e rivoluzionando l’ordine degli eletti in seno al Consiglio comunale.

Tra i consiglieri di Repice costretti ad abbandonare il proprio posto sugli scranni di palazzo Sant’Anna vi era pure Ceraso, il quale ha sostenuto nel proprio ricorso di non aver mai ricevuto la notificazione della sentenza del Tar e degli appelli che hanno dato l’avvio al giudizio definitivo. Perciò, Ceraso, dichiarandosi titolare di una posizione giuridica autonoma, ha chiesto la censura delle sentenze per tre motivi: violazione della disciplina sul giudicato amministrativo; possibilità della presenza di un segno di riconoscimento su di uno dei voti riconosciuti a Sammartino; violazione del principio di segretezza del voto causato dalla presunta presenza di un segno ad inchiostro su di una scheda. Il secondo ricorso, proposto da Francesco Simonelli e da altri cittadini ed elettori del Comune di Tropea, è stato imperniato su due punti, identici ai primi due presentati da Ceraso, ma è stato dichiarato subito inammissibile dal Consiglio di Stato «giacché in materia di operazioni elettorali è preclusa l’opposizione di terzo per il cittadino elettore», ma poiché entrambi i ricorsi sono stati trattenuti, sono stati infine decisi assieme.  In un secondo momento, anche il ricorso presentato da Ceraso è stato dichiarato inammissibile, poiché questi  «è stato parte – recita il documento del Consiglio di Stato – del procedimento definito con la sentenza di questa Sezione n. 4607/11». Entrando nel merito della motivazione dell’inammissibiltà del ricorso dell’ex consigliere, il Consiglio di Stato, pur ammettendo che  a Ceraso non fosse giunta una notifica («non risulta depositato l’avviso di ricevimento dell’atto spedito con la raccomandata del 21 aprile 2011»), ha spiegato che durante il ricorso al Tar Ceraso rivestiva la posizione di co-interessato e quindi  «non legittimato a proporre opposizione di terzo». Entrando nel merito delle tre censure proposte da Ceraso, infine, il Consiglio di Stato ha escluso sia la prima, «secondo cui la dichiarazione di improcedibilità dell’appello principale avrebbe comportato il passaggio in giudicato del capo della sentenza del TAR concernente l’ordine di rinnovo delle operazioni elettorali nelle sezioni 3 e 4», sia la seconda, riguardante il voto su Sammartino, sia la terza, inerente il differente colore presente su di una scheda, in quanto «in sede di verificazione è stato escluso l’utilizzo di una penna a inchiostro».

Durante l’udienza di discussione Ceraso aveva chiesto di convertire il proprio ricorso in impugnazione per revocazione, ma anche questa richiesta non è stata accolta.

Francesco Barritta

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