Gian Antonio Stella al Premio Letterario Tropea 2011:una lezione di giornalismo. Il video del suo intervento

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Gian Antonio Stella.JPGE’ stata una lezione di giornalismo vero ed appassionato, una dimostrazione di assoluto amore per le bellezze artistiche e paesaggistiche italiane, quella che Gian Antonio Stella, firma di assoluto valore del Corsera, di cui l’Italia giornalistica  e non solo quella dovrebbe essere fiera ed orgogliosa, ha dato nell’anfiteatro del porto di Tropea nella terza e conclusiva serata dedicata al Premio Letterario Tropea edizione quinta, anno 2011.

Di Gian Antonio Stella non spetta a me tesserne le doti di scrittore, narratore, giornalista. Esse parlano da sole. I suoi libri lo dicono a chiare lettere. Lui è un grande giornalista e gode della mia assoluta stima e della mia assoluta vicinanza morale per il suo coraggio, per l’onestà intellettuale che ha dimostrato di possedere nel corso della sua carriera, per l’intelligenza, per l’acume, per la profondità con la quale da anni conduce la sua ricerca giornalistica permettendo a tutti gli italiani, me per primo, di entrare nel vivo delle dinamiche e delle preoccupazioni massime della “Casta” che muove il Paese e dei “Vandali” che lo stanno pian piano portando ad una progressiva decadenza e ad un degrado irrimediabile.

Un esempio, il suo, che dovrebbe essere preso a modello da tutti coloro i quali si cimentano nella professione di giornalisti  a cominciare da quelli di casa nostra che tali si vorrebbero definire, ma che tali, a mio parere non sono, perché hanno rinunciato “a priori” con mille scuse e mille argomentazioni assurde e false, a fare un giornalismo che racconta la verità delle cose di Calabria per come esse sono e non per come vorrebbero che fossero o per come, magari, l’editore gli comanda. Quelli ad esempio che scrivono libri su Calabrie Positive, su Calabrie da “Mille e una Notte”; quelli che sui loro giornalini scrivono di Tropea e della Costa degli Dei come di un Eden incontaminato senza speculazioni edilizie e altri abusi edilizi e non. Quelli che non vogliono rischiare mai nulla e che pensano e credono che la migliore forma per “pararsi il culo” sia quella di decantare le lodi del potente di turno, sia esso il sindaco della città o altro onorevole provinciale o nazionale con il quale, magari, hanno stretto patti per avere finanziamenti e quant’altro possa ricadere come conveniente alla loro personale carriera e alla vendita dei loro libri o giornalini.

Pensate che uno di loro, in una conversazione via Facebook (conservata dalla prima all’ultima riga), l’anno scorso, alle mie incalzanti sollecitazioni sul perché il suo giornalino non pubblicava le schifezze degli scarichi fognari che si sono riversati nelle spiagge di Tropea durante la passata stagione, sulle speculazioni edilizie che si sono fatte in città e nella costa negli anni passati, sulle licenze abusive di Bar abusivi aperti in zona marina, sulla musica assordante fino alle 4 del mattino per le vie di Tropea, delle case che sono costruite sulla battigia, su quelle che dovrebbero essere demolite sul torrente Lumia, sulle nefandezze del suo sindaco e della sua amministrazione, mi ha risposto: “Lucio, io non sono un blogger, io devo rispettare la deontologia giornalistica, altrimenti mi farebbero 1000 querele; e poi, i panni sporchi ce li dobbiamo lavare in famiglia; devi aspettare fino a Settembre, quando i turisti non ci sono più, quando ormai la stagione è finita per pubblicare i video sugli scarichi fognari a cielo aperto, altrimenti si rischia che non ci siano prenotazioni alberghiere”.

IGNAVO! Altro termine, in quell’occasione, non ho saputo trovare per definirlo, altro termine non so immaginare per costui! Se voi ne conoscete uno migliore per definire tale individuo, suggeritemelo!

Quelli ad esempio che cancellano i commenti dai propri siti internet per paura che il politicante di turno che li chiama al telefono intimandogli querele, possa passare dalle parole ai fatti. Quelli ad esempio che nemmeno dopo 40 anni di “onorata carriera giornalistica” pur liberi di poter racccontare la realtà delle cose, hanno preferito continuare a fare un giornalismo melò e romantico che fa ridere i polli e che si risentono altissimamente, guardantoti male quando ti incontrano per starda,  se li solleciti ad essere più veri e più realistici nel dare alcune notizie. Una di esse, (questa volta risparmio di inserire i nomi non per paura delle loro querele, ne ho già 12 ma voglio raggiungere e superare Vittorio Sgarbi, Marco Travaglio e forse -  non so, ma immagino che ne abbia molte – lo stesso Stella,  ma perché gli ho già fatto troppa pubblicità nel passato citandoli in altre occasioni), ad esempio, è un vero e proprio registratore di cassa: scrive ed invia per la  pubblicazione al Quotidiano della Calabria tutto quanto l’eccellentissimo conticchio Adolfo Repice gli detta di scrivere infischiandosene se quanto da lui dichiarato possa corrispondere o meno alla verità dei fatti. 

Quelli, infine,  che pretendono di fare la cronaca politica-amministrativa di Vibo Valentia e di Tropea da redazioni lontane, da Ragusa ad esempio, come è capitato più volte sulla GdS, decantando acriticamente l’operato del sindaco di turno, guardando ogni mattina gli albi pretori online (così mi ha detto tempo fa al telefono il soggetto in questione, capo redattore di quella provincia per la GdS).

L’altra sera questi “giornalisti” erano tutti o quesi tutti al porto di Tropea. Chissà se la lezione e l’esempio di G.A Stella gli avrà giovato. Chissà se li avrà stimolati ad una riflessione sul ruolo e l’etica che un giornalista deve possedere prima di scrivere e pubblicare articoli giornalistici.

Ci sono ovviamente cronisti seri e scrupolosi anche dalle nostre parti. Non sono certo quelli che scrivono acriticamente  a favore di questo o quel sindaco, ma quelli che hanno imparato che la professione di giornalista è una professione seria, anche se si è dei semplici cronisti da 300 euro al mese (tutti i grandi, da Montanelli a G.A.Stella hanno cominciato così) e che riportano i fatti crudi e nudi per come sono in modo imparziale e distaccato. Ma sono delle vere e proprie eccezioni che come ogni eccezione confermano la regola.

E’ giunta l’ora di guardarci il video. Prima però voglio fare un’ultima considerazione. L’altra sera, al dire e all’argomentare  di G. A. Stella (foto e slide tratte dal libro “Vandali” e non fumo sterile senza supporto documentale), indovinate chi ha puntualizzato qualcosa sollevando quelle che lui ha definito “precisazioni”? E’ lui, sempre lui, che quando vede un microfono sembra un bambino che vede il suo giocattolo preferito e con le sue “precisazioni” ed i suoi inutili interventi ha contribuito a trasformare il Premio Tropea da tribuna neutra di promozione culturale in una tribuna politica elettorale: Adolfo Repice.

Il ‘conticchio’ (è da molto che non lo chiamo così) ha “precisato” a G.A.Stella che la Calabria e Capo Vaticano, Tropea soprattutto,  sia diversa. Non è solo quella che ha fatto vedere nelle slide che passavano (ha scoperto l’acqua calda, menomale che non sia solo quella) ed ha invitato lo stesso Stella (pensate un po’ dove si è spinta la sua presunzione), a farsi un giro con lui per Tropea e per la Costa degli Dei (come sempre a sue spese, ha detto).

Credo che G.A.Stella non abbia bisogno di vati o guide turistiche per capire da solo qual’è la realtà della situazione ambientale in Calabria in generale e a Tropea in particolare, e che, invece, abbia declinato l’invito di Repice (credo di non sbagliarmi se affermo che G.A.Stella conosce gli uomini e non si faccia incantare dai doppiopetti e dalla forma), la cui fama amministrativa “per meriti” è ormai conosciuta  a livello nazionale.

Ad ogni modo, la prossima volta che passa da queste parti, (provvederò prima a mandargli alcune foto), si può fare un bel giro di Tropea (non si porti Repice dietro che è borioso e di una noia assoluta), cominciando dalla marina vescovado  e guardando la foce del torrente Lumia. Una bella serie di case, proprio sulla foce, impediscono alla fiumara di guadagnare il mare in modo naturale provocando molti problemi durante la stagione delle piogge. Per alcune di queste case l’ordine di demolizione è esecutivo  da tre anni, ma nessuno degli attuali amministratori lo ha sollecitato alle autorità competenti (il privato e titolare dell’immobile ha “fregato” la precedente amministrazione con la scusa che avrebbe provveduto lui a fare la demolizione). Poi, proceda verso la marina dell’Isola e guardi sulla destra subito dopo il grande spiazzale. Vedrà una bella colata di cemento che fuoriesce dal muretto che delimita la strada. Proceda poi in direzione sud verso la marina del Convento. Quì troverà alcune bellissime palafitte (dicasi “case” sulla battigia), simili a quella di Falerna oggetto di una sua slide, alcuni bar sotto le scale che portano a mare, abusivi in toto, ed altre belle sorpresine poco più avanti, come alcune casette estive ricavate sotto la rupe, un bel depuratore dismesso ma i cui resti in cemento armato sono ancora lì, insieme a molti rottami in ferro che servono (sono certo sia questo il motivo) per l’ispirazione dei dipinti di qualche pittore surrealista alla De Chirico. Poi, se vuole continuare il giro, vada in zona campo di sotto o in quella del campo di sopra ed ammirare gli sheletri di cemento armato, simili alla slide di località TONO, che la città mostra fiera di se stessa e della nuova architettura denominata “new landspape architecture” made in Tropea approvata e certificata dall’Ordine degli Architetti in Italia e dall’istituto internazionale di architettura. Buona visione e buon divertimento!

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