Nicotera: la sua Cattedrale ed alcune immagini in videoclip

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Nicotera 1.JPGDi Nicotera, città della costa degli dei avevo scritto qualcosina l’anno scorso. Così come qualcosa avevo scritto sulla città di Pizzo. Sono queste due città, infatti, a segnare i ‘confini’ Nord e Sud di questi meravigliosi 70 km denominati Costa degli Dei. Sono queste due città che fungono da perni fissi e che, con Serra San Bruno, città dell’entroterra, fissano i tre punti di una triangolazione di bellezze mare-montagna di inestimabile valore paesaggistico, naturalistico, ambientalistico e non ultimo turistico del vibonese. Anche di Serra san Bruno si è scritto; anche di altre citta della costa e dell’entroterra. Non sono contento però. Ho scritto poco di Nicotera; di questa città sono innamorato quasi quanto Tropea. In questa città, oltre alla storia millenaria che parla attraverso le case, il castello Ruffo, la Cattedrale,  c’è uno degli affacci più suggestivi dell’intera costa e, senza per nulla esagerare, dell’intera Calabria. Da questo ‘balcone’ a stapiombo sulla Piana di Gioia Tauro, si apre alla vista il confine sud della Calabria, la Costa Viola, il Monte S.Elia che ‘protegge’ Palmi, Scilla, e, nelle giornate dall’atmosfera più tersa, anche lo stretto di Messina e la Sicilia. Ed ecco  le ragioni per le quali qualche giorno fa, prendo la mia auto e vado a Nicotera. Devo dire altro, scrivere altro, mostrare altro. In questo post, vi scrivo della sua Cattedrale, allegando a tergo anche un videoclip che raccoglie gli scorci più suggestivi e mostra questi balconi. Ritornerò a stretto giro, per scrivere ancora sui suoi musei, sul castello Ruffo e sulle altre attrazioni culturali e turistiche di questa città.

Nicotera Cattedrale 1.JPGLa Cattedrale di Nicotera, quella che oggi si può visitare e vedere nel suo ultimo restauro, deve a S.E ed ex vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera- Tropea Domenico Tarcisio Cortese il suo rinato vigore, la sua rinata bellezza. Fu lui che nel 1987 spinse e si adoperò per i lavori di restauro dell’insigne edificio, i cuui ultimi lavori di ristrutturazione erano datati 1794, data questa in cui l’ingegner Sigismondo Sintes, allievo di Vanvitelli, aveva ‘messo mano’ per ultimo, seguendo i criteri architettonici del Settecento romano, abbandonando di fatto la struttura normanna originaria. Fu lui che il 2 agosto 1996 ha  elevato questa Cattedrale alla dignità di Santuario Mariano Diocesano con il titolo di  S. Maria Assunta in Cielo.

Le riminiscenze artistico-tipologiche di importanti edifici romani, anconetani e perugini dello stesso periodo si fanno vedere.In questa opera di recupero, sono state coinvolte le numerose opere d’arte presenti all’interno del Duomo nicoterese. Questa ‘Domus Ecclesiae’  che di recente – come suddetto – è stata dichiarata Santuario Diocesano, brilla non solo per la pregevolezza della sua architettura ma anche per la preziosità e la valenza delle sue numerose opere d’arte.

L’edificio è a croce latina con due navate laterali, transetto e coro profondo e absidato. Delle tante cappelle originarie rimane soltanto quelle dedicata al SS. Sacramento.

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La navata centrale è dominata dall’altare monumentale in marmo con tarsie policrome che il vescovo Francesco Franco nel 1760 commissionò alle botteghe marmoree di Messina sul quale emergono i canoni tipologico-stilistici dell’arte siciliana settecentesca con evidenti ‘addentellati’ nei cappelloni cinquecenteschi delle botteghe dei Gagini.

Nella nicchia centrale, emerge il ligneo complesso scultoreo raffigurante Santa Maria Assunta, patrona della città, che il vescovo Franco commissionò allo scultore napoletano Domenico Muollo. E’ una statua, largamente emulata ma mai eguagliata che proietta il suo autore fra i ‘grandi’ della scultura lignea del Settecento napoletano.

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Nel presbitero, gli stalli lignei del Capitolo Cattedrale, provenienti dal distrutto convento di Santa Maria delle Grazie dei Padri Osservanti eseguiti dalle maestranze locali nel XVI secolo in stile rinascimento toscano; trattasi di reperti in cui l’impianto decorativo raggiunge dimensione e tipologia di notevole valenza artistica. La sedia del Vescovo – lato sinistro – è opera quattrocentesca dell’artigianato locale; quella di destra è di ignoto locale del XVIII secolo su committenza del vescovo Marra come si può rilevare dalla presenza dello stemma episcopale posto sul fastigio terminale.

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La navata di destra è caratterizzata da due altari laterali in marmo con tarsie policrome delle botteghe marmoree di Napoli della seconda metà del secolo XVIII, con le tele delle Anime del Purgatorio del vibonese Giulio Rubino del 1734 e della Madonna del Rosario del Ricciolino del 1743. La statua del Sacro Cuore è opera in cartapesta di Giuseppe Manzo di Lecce al quale è stata commissionata dal vescovo Giuseppe Leo nel 1910.

L’Immacolata, opera lignea dell’artigianato di Ortisei della seconda metà del secolo XX, è stata incoronata nella Basilica Vaticana da Papa Giovanni Paolo II.

L’abside è dominato da un altare in marmo verde di Calabria del Vainella di Reggio del 1704 con elementi del sec. XVI con lo stemma dei vescovi De Gennaro; al centro la statua in marmo di Santa Maria delle Grazie che Antonello Gagini eseguì nel 1498, appena ventenne, a Messina, dopo essersi allontanato dalla bottega paterna di Palermo.  La statua scolpita a tutto tondo in marmo bianco di Carrara con decorazioni floreali in oro, misura cm. 161 di altezza, alla base è incisa la frase ‘Regina Celi Letare’.

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La cappella del S.S Sacramento è caratterizzata dalla tela raffigurante l’incredulità di San Tommaso che Brunetto Aloi, dipinse agli inizi del secolo XIX; la predella dell’altare è un architrave in porfico del II secolo d.C. proveniente da una villa romana di Nicotera, donato  dal principe Fulco Antonio Ruffo al vescovo Marra.

Nella navata di sinistra, altri due altari in marmo con tarsie policrome dell’artigianato marmoraro napoletano della seconda metà del XVIII secolo, con le tele raffiguranti l’immacolata con Santi e la Madonna del Carmine con Santi del pittore romano detto ‘il Ricciolino’ della prima metà del secolo XVIII. Sulla porta di accesso al presbiterio, una lapide marmorea del secolo XI con la consacrazione del primo vescovo della città, Niceforo, avvenuta nell’anno 65 d.C, ad opera di santo Stefano Niceno con a lato San Paolo.

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A sinistra lo storico crocifisso ligneo del secolo XVI di Angelo Laudano di Napoli, colpito dai Turchi il 19 Giugno del 1638 con sette colpi di fucile ancora perfettamente visibili.

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