Ville hollywoodiane al posto dei pollai: 24 indagati a Joppolo

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Joppolo.JPGdi Pietro Comito, Calabria Ora del 26 Gennaio 2010

Uomini e donne d’affari ricchi sfondati. Vengono dalla Polonia, dalla Germania e dalla Svizzera. Anche per usucapione, e non solo per compravendita, acquistano un terreno con destinazione agricola in uno dei punti più suggestivi della Costa degli dei. Aprono perfino una partita Iva, s’improvvisano tout court imprenditori dell’agricoltura e braccianti, presentano al Comune progetti per edificare ville faraoniche, con piscina, campi da tennis, perfino con un cinema all’interno, in zone in cui dovrebbero sorgere solo costruzioni rurali, pertinenze, capanni, stalle e pollai. E il Comune approva, concede le licenze edilizie, s’inserisce nei gangli di un sistema – composto da funzionari compiacenti, faccendieri e costruttori – che consegna ai magnati stranieri chalet di mare extralusso chiavi mano. Ville faraoniche che si affacciano sullo scenario mozzafiato di uno sperone tanto caro a Giuseppe Berto, quello di Capo Vaticano, inaugurate con feste sontuose, fuochi d’artificio, caviale e champagne, laddove però non esiste neppure un’opera primaria di urbanizzazione. Accade a Joppolo, duemila anime divise in quattro frazioni, paesello di mare che però è anche «Comunità montana», tra Ricadi e Nicotera.

Qui, ieri mattina di buon’ora, scatta il blitz congiunto dell’Arma dei carabinieri e del Corpo forestale dello Stato, che fanno una capatina anche negli uffici del Comune per una perquisizione. Sequestrano undici ville per un valore complessivo di 15 milioni di euro, una cifra che non considera, ovviamente, i beni mobili custoditi all’interno. È il culmine dell’operazione “Chopin”, il nome con il quale i proprietari hanno battezzato la più hollywoodiana delle costruzioni sequestrate. Sul registro degli indagati, per abuso d’ufficio in materia edilizia, finiscono pezzi grossi della finanza e dell’imprenditoria polacca, tedesca e svizzera: R. I. G., W.R. G., I.E.G., G. N., W.W.S., S. B., M. H., T.M., A. S., W.M. D., M. E.W., I. M.B., M. J. D., A. G.V. B.. C’è anche un committente italiano, V. C., di Dinami; poi i progettisti e direttori dei lavori G.C., S. A., G. S., E. M., M. G., e S. G.; quindi gli imprenditori edili A.P. e A.S. Destinatari di un’informazione di garanzia, però, anche S. V., sindaco di Joppolo, quindi il plurindagato capo dell’Ufficio tecnico S. P. e il tecnico responsabile di alcuni dei procedimenti P. F. A coordinare le indagini il pm Fabrizio Garofalo, con la supervisione del procuratore della Repubblica di Vibo Valentia Mario Spagnuolo. L’area incriminata è in contrada Judice, nella frazione Coccorino, in cui la presunta illecita attività edificatoria è andata avanti dal 2002 fino ad oggi. Lo stesso procuratore Spagnuolo – affiancato dal suo sostituto Garofalo, dal comandante provinciale del Corpo forestale dello Stato Giorgio Borrelli, dal comandante provinciale dell’Arma Giovanni Roccia e dal comandante del Reparto operativo dei carabinieri Domenico Spadaro – spiega il significato di quest’operazione nel corso di una breve conferenza stampa in Procura. «Leopardi dice “terra matrigna” – esordisce il magistrato – e ha ragione. Quello che noi le diamo ci viene restituito in termini di alluvioni, disastri, morti. Perché il territorio è il più grande patrimonio che abbiamo in questa terra e bisogna averne rispetto. E questa Procura, sin dal mio insediamento, anche quando si tratta del territorio e dell’ambiente, non concede sconti». Spagnuolo plaude alla «professionalità» messa in campo da carabinieri e agenti del Corpo forestale, rimarcando l’efficienza «dei nostri uffici di polizia giudiziaria malgrado facciano i conti con una scopertura dell’organico dal 30 fino al 40%». «Qui nel Vibonese – aggiunge – come dimostrano anche altre precedenti operazioni (“Golden House” e “Alluvione 2”, ndr) facciamo i conti con un abusivismo atipico: si costruisce non in assenza di licenze, ma con licenze illecite, ed è ancora più grave perché ciò coinvolge pezzi della pubblica amministrazione. Così anche a Joppolo, dove abbiamo scoperto ville hollywoodiane al posto di pertinenze agricole». «Ville presentate come costruzioni rurali – ribadisce il pm Garofalo – e che nel loro progetto prevedevano già una piscina». Ma nel corso della conferenza stampa i magistrati e gli ufficiali di Arma e Cfs confermano anche che «le indagini non sono concluse. Andremo a riscontrare se dietro tutto ciò che si è fatto a Joppolo ci sia una vera e propria associazione a delinquere». Perché «quello che è successo qui è grave. Questa è una zona soggetta a frane e incendi, noi lo sappiamo bene purtroppo. In un caso – chiude il comandante Borrelli – siamo stati costretti ad intervenire per bloccare gli sbancamenti su un costone scosceso. Perché una villa con piscina costruita là avrebbe potuto provocare un disastro».

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