Non vedo che bisogno c’era di scomodare anche gli dei

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Cosa vi dice il titolo di questo post? Poco o niente se letto ‘a secco’, questo credo. E’ invece il titolo con il quale Domenico Petrolo, presidente  provinciale CIA, acronimo di confederazione italiana agricoltori, ha titolato il suo intervento sul quotidiano Calabria Ora, inserendosi nel ‘dibattito’ sul nome della Costa degli Dei, che si alimenta sempre di più col passare dei giorni e sta interessando diverse personalità. Lo pubblichiamo di seguito rimandando al termine dell’articolo gli altri interventi di questi giorni, preannunciandovi che a stretto giro verrà pubblicata la replica di Michele Garrì, la missiva di Angelo Scordamaglia, calabrese oriundo di Canonica D’Adda (BG) anch’egli intervenuto sullo stesso quotidiano, ed infine, per questo giro domenicale, quella di Alfonso Del Vecchio, che a dire il vero si può considerare più un approfondimento sull’etimo del nome che un vero e proprio intervento a difesa dell’una o dell’altra posizione sinora definitesi.

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Sto seguendo con molto interesse, da giorni, il dibattito sulla definizione “Costa degli dei” per indicare il tratto di costa compreso tra Pizzo e Nicotera, dibattito sollevato dalla rivista “Terra nostra”, ripreso da Calabria Ora e che tante volte sono stato tentato di sollevare anche io a mezzo stampa, ma che invece mi è rimasto tra i denti. Ringrazio quindi il giornalista Michele Garrì, che conosco bene per altre battaglie – ad esempio quella sull’abigeato nel comprensorio del Poro, quando ero sindaco di Rombiolo, il Comune più flagellato da quel triste fenomeno – per avermi dato adesso l’opportunità d’intervenire sulla questione. Ricordo che quando per la prima volta, avvenne con l’elevazione di Vibo Valentia a Provincia sentii parlare della “Costa degli dei”, per prima cosa mi sono chiesto dove si trovasse, visto e considerato che a scuola ci avevano insegnato che gli “dei” fanno parte della mitologia, che sono inventati e che abitavano nell’Olimpo, il più alto monte della Grecia, freddo e nebuloso. Poi mi sono chiesto e me lo chiedo anche oggi: che bisogno c’era di scomodarli quando già quei luoghi erano conosciuti come Tropea-Capo Vaticano? Penso che a nessuno sarà venuto in mente di dire: sono stato sulla “Costa degli dei”. E’ come se oggi venisse qualcuno a cambiare il nome a “Monte Poro” o al “Pecorino del Poro” o alla “nduja di Spilinga” e via dicendo. Termini conosciuti e consolidati in tutto il mondo che non hanno bisogno di nessuna aggiunta. Tante volte ho pensato che sarebbe bene che turisticamente il Vibonese venisse identificato in tre comprensori: quella delle Serre, quella del Poro e quello di Capo Vaticano. Termino, comunque, aggiungendo soltanto che i nomi fanno parte della nostra cultura, della nostra tradizione e che quindi bisogna conservarli e tramandarli così come sono.
Domenico Petrolo
Presidente Cia

Gli altri interventi

Maurizio Bonanno

Michele Garrì

Carlo Beneduci

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