Un balcone sullo stretto di Messina: la leggendaria Scilla.

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In uno dei punti in cui la costa calabra più si avvicina a quella siciliana sorge Scilla, ridente e stupenda cittadina balneare, apprezzata per le bellezze naturali e per il clima sempre mite.

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E’ situata su un promontorio, proprio all’ingresso dello Stretto di Messina ed è raggiungibile da Tropea in 1 ora e 15 minuti di macchina, percorrendo verso Sud l’autostrada A3, Salerno Reggio Calabria. Lo svincolo  consigliato è quello di Rosarno, città della piana di Gioia Tauro, raggiungibile dalla panoramica e suggestiva strada provinciale, che da Tropea si imbocca in via Libertà, in direzione Capo Vaticano-Joppolo-Nicotera. L’itinerario, che ci sentiamo di suggerire, rientra in quelli “da fare” per poter conoscere ed apprezzare meglio la storia di Tropea, legata anche a quella di Scilla e dell’intera Calabria.

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Le storie e le vicende di Scilla sono molto antiche: il suo nome entrò persino nella leggenda, venendo considerato come quello di un famigerarto mostro che, al pari di Cariddi sull’altra sponda, era pronto a divorare gli incauti navigatori dello stretto; l’origine della leggenda ha il suo fondamento nel fatto che effettivamente esiste fra le due coste una corrente marina che spinge verso terra le navi, e quando sorse il mito dei due mostri divoratori di uomini, le imbarcazioni che solcavano il mare non erano di certo le navi di oggi, ma assomigliavano più a barche fragili, soggette di molto ai capricci dei venti e delle correnti marine. Questo è ciò che la leggenda dice, già conosciuta ai tempi di Omero, ma anche la storia di Scilla risale molto indietro nel tempo: iniziarono gli abitanti della Reghion greca a fortificare il promontorio, intuendone l’importanza strategica, poiché permetteva di controllare il passaggio dello stretto. Fu questo il primo nucleo di quello Oppidum Scillaeum degli scrittori romani che venne sempre più arricchendosi di fortificazioni col passare dei secoli. Quando i Saraceni, nel IX secolo, lo occuparono, doveva esserci un già un castello, che i successivi conquistatori, i Normanni, ampliarono. Ribellatosi contro Manfredi, Pietro Ruffo nel 1255 fortificò ulteriormente l’importante posizione; qualche decennio più tardi cercò rifugio nella sicura protezione del porto di Scilla la flotta di Carlo I d’Angiò, reduce dal fallito assalto alla città di Messina. In seguito Scilla, divenne feudo di vari signori, tra i quali i Ruffo, ma sempre contrastati da sollevazioni e rivolte dei cittadini che volevano godere dell’autonomia, a loro accordata da un decreto di Alfonso d’Aragona nel 1451.

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Sempre a causa della posizione, che gli permetteva di controllare il passaggio delle navi, fu aspramente contesa dai Francesi a dagli Inglesi nel primo decennio del secolo XIX; con l’unificazione della Sicilia e della Calabria in un solo regno, l’importanza di Scilla come luogo di fortificazione e di difesa diminuì sempre di più, divenendo nel tempo quella da noi oggi conosciuta, ossia una cittadina ridente ed accogliente per trascorrere le proprie vacanze in Calabria. Sull’alto della rupe è rimasta, benché gravemente danneggiata da molteplici terremoti, la grande mole del castello che appartenne ai Ruffo; ora molto più importante è l’alta torre del faro che segnala alle navi linizio dello Stretto di Messina.

L’intera costa, che parte dalla fine di Gioia Tauro e arriva a Reggio calabria è denominata Costa Viola, per il colore del mare che durante i tramonti sembra colorarsi di viola. A Scilla, oltre al castello Ruffo, che si puo’ visitare durante tutto il periodo estivo e su prenotazione anche d’inverno ( Tel. + 39 0965754476), da vedere c’è il porto, posizionato ai piedi del castello, il quartiere San Giorgio, la sua chiesa e la sua piazza, dal panorama sullo Stretto di Messina e sull’intera costa davvero mozzafiato, i due quaritieri marini, posizionati rispettivamente il primo a sinistra del castello Ruffo,  chiamato “marina grande”,  con la sua spiaggia di 40.000 mq di ghiaia,  è caratterizzato dalla presenza di numerosi ristoranti dove gustare ottimi piatti di pesce; l’altro, sulla sinistra del castello, denominato quartiere di “Chianalea”  è molto caratteristico perché formato dalle case dei pescatori che hanno le fondamenta a contatto con il mare; in questo quartiere si possono osservare le barche per la pesca del pescespada e le fontane artistiche d’epoca.

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Scilla ha tre frazioni tra cui “Favazzina” a vocazione turistica balneare, “Melia” e “Solano superiore.” a vocazione montana.

Volendo proseguire con il nostro itinerario da Scilla, in macchina (25 Km) ma anche in treno si può raggiungere la città di Reggio Calabria sede dei bronzi di Riace all’interno del Museo Nazionale e ammirare il lungomare, definito da D’annunzio il chilometro più bello d’Italia. Ma su Reggio Calabria e i bronzi di Riace torneremo ancora su queste pagine. Nel frattempo per approfondire si può consultare il seguente post, già pubblicato su questo blog, visionabile premendo qui.

Vicino Scilla, all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte, qualora si decidesse di pranzare “al fresco” per godere di un ambiente montano, si trova “Gambarie” (25 Km), zona turistica posizionata a quota 1600 metri s.l.m, con le sue piste da sci ed i suoi boschi davvero unici. Anche qui, il nostro itinerario può trovare una variante di notevole fascino. Buon divertimento.

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